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Lella, la tigre di pietra

Dopo il 12 luglio 2001, Lella, la mamma di Michele Fazio si fece di pietra. E chi le smuove le pietre. Niente e nessuno ha più smosso quella donna sfortunata quanto coraggiosa dall’idea che la mafia non è invincibile, che è possibile sfidarla guardandola negli occhi, persino sconfiggerla. I fatti le hanno dato ragione. A vent’anni di distanza Osvaldo Capraro rievoca quella tragedia nelle forme di un monologo teatrale, ‘Stoc ddò (io sto qui)’, andato in scena sabato scorso al Nuovo Abeliano. In questa produzione Meridiani Perduti Sara Bevilacqua dirige sé stessa e disegna con pochi, vigorosi tratti una popolana credibile. Sobria nei gesti come nella postura, la ‘sua’ Lella appare dignitosa e fiera, lontana dallo stereotipo della barivecchiana sboccata e sanguigna. La donna siede appoggiata a un tavolino quadrato. L’avvolge il nulla, a parte un fondaletto ricavato con lenzuola stese ; il candore dello stesso, nel conferire una nota folclorica, sembra anticipare il dramma, riportando alla memoria quei sudari da strada con cui si coprono le vittime di incidenti o sparatorie. Lella racconta e il suo è ‘cunto’ sapidissimo che parte da lontano : In primo piano inizialmente è una Bari Vecchia che ancora si lecca le ferite del dopoguerra, dove l’acqua corrente e la fogna sono un lusso, ma dove la serenità è ancora di casa, sicché fare progetti non è fuori luogo. Poi vengono gli anni del miracolo economico e l’atteso benessere ha un effetto boomerang. I costumi si corrompono, arriva la droga e i guappi diventano capo clan. Parola dopo parola ‘Stoc ddò’ evolve nella cronaca dell’imbarbarimento di un borgo. Lella si sforza di proteggere in tutti i modi il suo adorato angelo dal fango. Lo avvolge col suo affetto, lo ascolta, lo carezza con lo sguardo, gli restituisce anche la carne quando volge la parola al capo opposto del tavolinetto in un immaginario e ben riprodotto dialogo madre-figlio. Di Michele non è dato vedere altro. Le figure maschili latitano qui. ‘Stoc ddò’ è in primo luogo una faccenda di donne, soprattutto di madri. La dedizione di Lella non basterà. Infine giunge l’infausto 12 luglio e la spettacolo va incontro ad una svolta brusca : cala la penombra che per prima cosa sembra bagnare di scuro il fondaletto. La sedia su cui Lella sedeva adesso si presenta reclinata e vuota, la donna non c’è, il suo Michele è morto… Felicissima la sintonia in cui entrano Capraro e la Bevilacqua. L’interprete brindisina ‘indossa’ il testo con una naturalezza che lascia il segno. A vent’anni dall’omicidio Fazio, ‘Stoc ddò’ assume una valenza che travalica i limiti geografici. – Prossimo appuntamento per la stagione del Nuovo Abeliano : domani, giovedì 16 settembre, alle 21:00 con ‘L’oro della commedia’, monologo scritto, diretto e interpretato da Flavio Albanese con la collaborazione artistica di Marinella Anaclerio.

 

Italo Interesse

 

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