Cronaca

L’emergenza abitativa di un cittadino ‘privilegiato’: storia di uno sfrattato barese

Fa sempre più paura l’emergenza sfratti che sta facendo tremare i polsi anche Bari dopo l’emanazione del decreto Milleproroghe con migliaia di famiglie che pure da queste parti rischiano lo sfratto. Nei giorni scorsi si son fatte sentire le associazioni degli inquilini, tra cui Unione inquilini e Sunia, che in coro chiedevano un altro anno di stop, appunto. Ecco spiegato il motivo per cui  l’assessore al Patrimonio e all’Edilizia Residenziale e Pubblica Vincenzo Brandi nei giorni scorsi ha convocato i sindacati degli inquilini, le associazioni dei proprietari e Confedilizia per fare il punto sulla situazione e verificare la fattibilità di alcune operazioni al vaglio dell’amministrazione comunale. I dati forniti dal Ministero sono, in ogni caso, allarmanti e dovrebbero spingere da un lato i Comuni a dotarsi di piani casa di lungo respiro, dall’altro comprendere che per uscire dall’emergenza casa sono necessarie maggiori risorse, ma soprattutto un lavoro in comune tra Regione, Prefetture, associazioni ed enti e comitati interessati.
L’obiettivo che l’assessore Brandi ha organizzato sull’emergenza sfratti per la prossima settimana è arrivare ad un incontro al fine di promuovere un protocollo d’intesa tra Tribunale, Regione, Comune, ordine degli avvocati, sindacati inquilini e associazioni della proprietà per ridurre il disagio abitativo cittadino. Eppure per Fabio S., barese trentenne, moglie e tre figli (nove anni il grande e due la piccola) da mantenere, “disagio” è una parola troppo generica per dipingere la sua situazione, con un ‘pace-maker’ infilato in corpo, una mobilità scaduta da gennaio. E cioè da quando ha percepito l’ultimo stipendio, mentre ora per arrangiarsi (ma soltanto una volta alla settimana, al sabato) riesce a stento a fare il pizzaiolo a Japigia. “…E poi basta”, allarga le braccia lui, sconsolato. La sua storia ha deciso di raccontarla al nostro giornale solo perché è veramente stanco e disperato, lui che in questi ultimi mesi, proprio per l’emergenza abitativa, ha avuto ben due decreti (…mai ritirati dal Comune) che gli concedevano un alloggio popolare che poi all’ultimo momento veniva meno. Una presa per i fondelli, uno scherzo del destino cinico e baro, un raggiro o chissà cosa c’è dietro….Di certo Fabio continua a non capire come si faccia a prenderlo ancora in giro negli uffici del Comune, dove si reca quasi ogni giorno con la barba incolta e una preghiera in più da sbattere in faccia a chi gli promette di stare tranquillo, di non preoccuparsi, che tutto si risolverà anche se lui adesso vive accampato con la sua famiglia dalla nonna materna, alla periferia di Bari. Fabio S. ha fatto tutto quello che volevano loro al Comune di Bari, ha perfino votato chi gli hanno chiesto loro l’anno scorso quando c’erano le elezioni comunali, senza battere ciglio, perché sperava che poi l’avrebbero accontentato. E invece adesso l’assessore Brandi gli ha quasi tolto il saluto e la sua segretaria….non ne parliamo. Ma lui non ce la fa proprio più: sono venti giorni che non manda più i due figli a scuola, perché quelli al Comune gli avevano detto di iscriverli a Turi, dove pareva che dovevano dargliela finalmente, quella benedetta casa popolare. Poi anche lì è saltato tutto, all’ultimo momento e Fabio S. non ha capito, come detto, se è il destino che si accanisce oppure c’è troppa gente che approfitta. E lo prende in giro….”Io non capisco: ogni volta che mi reco a piazza Ferrarese negli uffici comunali c’è la segretaria dell’assessore di turno, sempre la stessa, che mi promette, promette e promette, ma da quasi due anni io non ho la casa, nonostante sono soggetto ad emergenza abitativa per la mia situazione famigliare e di salute. Prima, all’inizio dovevo andare a Taranto, ma non c’è stato niente da fare, poi mi garantirono che c’era una signora abitante in una casa popolare di Putignano che aveva deciso di trasferirsi a Bari, al rione Japigia. Rinunciò anche questa, almeno così mi dissero e io mi sono ritrovato senza niente. Lo stesso dopo qualche mese, quando un’altra famiglia doveva trasferirsi da Cassano Murge a Bari, ma anche in questo caso tutto è saltato e oggi c’è negli uffici di piazza Ferrarese chi ha il coraggio di definirmi privilegiato>>. Storia incredibile, dunque, quella di Fabio S. soprattutto tenendo presente che il Comune di Bari starebbe mettendo a punto un sistema rigoroso che permetta di disporre di alloggi pubblici da destinare alle famiglie che ne hanno bisogno. Magari anche attraverso l’acquisto di appartamenti privati o dell’invenduto, da concedere a canone di locazione calmierato. In città, inoltre, ci sono migliaia di case sfitte ed inutilizzate, la cui disponibilità potrebbe essere determinante per la risoluzione della problematica oggetto di valutazione: per questo l’assessore al Patrimonio e vicesindaco Vincenzo Brandi ha deciso di capire se esistono le condizioni per intavolare un discorso che metta tutti d’accordo, proprietari ed eventuali inquilini. In ogni caso a Bari-Città a gennaio sono state distribuite, sempre con la giustificazione dell‘emergenza, ben tre alloggi fra i rioni Libertà e Bari Vecchia. Ma non ancora a Fabio S….

 

Francesco De Martino  


Pubblicato il 5 Febbraio 2015

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio