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L’eretico diventa ridicolo

Predicare il Vero paga poco. Se non ti snobbano, ti danno del ridicolo. E se non te ne fai una ragione arrivano a dirti che sei fuori di testa. Se poi insisti possono rinchiuderti perché sei diventato pericoloso per te stesso e, chissà, persino per il prossimo… Ci può stare allora che Gabriele Lavia nel mettere in scena ‘La tragedia di un uomo ridicolo’, il racconto scritto da Dostoevskij nel 1877, metta la camicia di forza addosso all’innominato protagonista, quest’uomo di quarantasei anni il quale, respinta  l’idea del suicidio e avuta una visione che gli rivoluziona il pensiero, prende il partito di farsi latore di una seconda e altrettanto buona Novella. Lavia però rinuncia alla riproduzione di un classico ambiente manicomiale dal bianco egemone  e i muri scrostati e colloca la lunga narrazione in un non-luogo : Da una distesa di sabbia vulcanica (o qualcos’altro del genere) che – avvolta dal buio – sembra non avere limiti, ‘spuntano’ una poltrona e uno scrittoio ingombro di libri. E’ come l’ultimo brandello di terra ferma risparmiato dalla voracità dell’Oceano del tempo e dello spazio, questo mondo assolutamente’altro’ in cui il ‘sognatore’ si proietta (l’allestimento è curato dal Laboratorio di Costumi e Scene del Teatro della Pergola). Su questo scoglio accenna pochi movimenti il precedente ‘io’, un uomo giovane e ben vestito, muto e pensoso (Lorenzo Terenzi). E’ la sua una presenza discreta, la scena essendo egemonizzata da quella del ‘pazzo’ il quale, quasi un loop, quasi un supplizio dantesco, dà l’idea d’essere lì da sempre a rievocare le tappe del suo sogno e quindi del percorso di alienazione. Il corpo nudo coperto solo dal tristissimo indumento di costrizione fa sembrare Lavia un eretico in attesa d’essere portato al supplizio. Tale sensazione accentua il già devastante senso di solitudine che la scenografia infonde ed eleva il tono titanico della sfida che il protagonista lancia a sé stesso prima di diventare agli occhi degli altri un uomo ridicolo. Perfetto il disegno luci ; efficace, per quanto inquietante, l’unico e ricorrente motivo musicale. Quanto a Lavia, si conferma il solito drago, ma l’adozione di un timbro monocorde per novanta minuti di spettacolo è tornata a molti faticosa. – Prossimo appuntamento per la stagione di Teatri di Bari, sabato 11 e domenica 12 novembre al Nuovo Abeliano con ‘Serata d’onore’ (Charlot srl), di e con Michele Placido ; nel cast, Anna Gargano, Gianluigi Esposito (voce e chitarra) e Antonio Saturno (chitarra e mandolino). Si annunciano due ore di spettacolo nelle quali Placido darà lettura a pagine celebri della poesia e del teatro (Dante, Neruda, Montale, D’Annunzio, Di Giacomo, Viviani e De Filippo).

Italo Interesse

 

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