L’Etruria era pronta a distruggere
Il 25 aprile è data ‘pesante’ per Bari. Un 25 aprile (1813) Gioacchino Murat posò la prima pietra della Nuova Bari, e un altro 25 aprile, questa volta del 1898, sia la nuova che la vecchia Bari rischiarono di essere ridotte a un cumulo di macerie : Cannoni erano puntati sulla città, pronti a cancellare la Storia.Icannoni in questione non appartenevano al tradizionale nemico austro-ungarico bensì al giovanissimo Regno d’Italia. Quell’anno l’intero paese fu gravemente scosso dalle proteste e dalle violenze di un popolo ridotto alla fame a causa di una disastrosa politica sociale ed economica. I moti a Bari, gli stessi in cui si distinse la popolana Anna Quintavalle, detta ‘la portapannere’, toccarono livelli tali da costringere la locale Autorità a invocare l’intervento dell’Esercito. Giunsero così dodici compagnie di fanteria integrate da uno squadrone di Cavalleria, mentre dal mare “l’incrociatore Etruria puntava i cannoni sulla città”. Quest’ultima minaccia fece più effetto di soldati e cavalleggeri sì che, faticosamente, l’ordine venne ripristinato. S’immagini il collettivo sospiro di sollievo. Perché l’idea di un incrociatore che comincia a fare il tiro a segno su una città indifesa è di quelle che fanno accapponare la pelle. Varato nel 1894, l’Ariete Torpediniere Etruria era armato con quattro pezzi da 152 mm, sei da 120 mm, otto da 57 mm e sei da 37 mm. Vuotando l’arsenale, in meno di un quarto d’ora quella nave avrebbe ripristinato lo stato delle cose di 81 anni prima, quando oltre le mura di un affollatissimo borgo antico si allargava una piatta distesa disabitata. Ma, ove mai l’Etruria avesse ricevuto l’ordine di attacco, esso davvero avrebbe incontrato esecuzione o a bordo sarebbe scoppiato un ammutinamento ?… Andando avanti nel tempo di una sessantina d’anni, si scopre che Bari, come molti altri obiettivi pugliesi, si ritrovò di nuovo sotto tiro. E non di batterie di cannoni, ma di batterie missilistiche… Quei missili, per fortuna non a testata nucleare, avevano da superare il canale d’Otranto per raggiungerci. Erano infatti posizionati in Albania. A volerne l’installazione era stato Enver Hoxa, il dittatore del paese delle aquile. Ciò avvenne dopo il 1960, anno in cui l’Albania ruppe le sue relazioni con l’URSS e uscì dal Patto di Varsavia, isolandosi anche dal resto dell’Europa. La scelta, frutto della mania persecutoria di Hoxa, il quale in ogni paese non rigorosamente marxista-leninista vedeva un possibile nemico, portò l’Albania a blindare i confini. Ogni tot chilometri postazioni missilistiche era pronte a colpire a 360°. Data la modesta portata di quei missili, l’unico paese occidentale a portata di tiro era l’Italia e limitatamente alla costa pugliese. La potenziale minaccia venne snobbata dai nostri vertici militari. Anche perché circa nello stesso momento (un po’ prima della crisi di Cuba) la Puglia ‘ospitava’ una decina di postazioni missilistiche NATO i cui ordigni (questa volta armati di testata nucleare), erano puntati su Mosca. E vuoi che altrettanto letali missili sovietici non fossero puntati sulla nostra terra per ritorsione? Povera Puglia, che rischi, almeno potenziali.
Italo Interesse
Pubblicato il 14 Dicembre 2019


