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Leviatani d’Adriatico

In un noto spot di alcuni anni fa una donna seducente si dichiarava disposta a privarsi di tutto meno che del proprio, costosissimo orologio. Mutatis mutandis, di cosa l’Uomo non può assolutamente fare a meno? Ebbene, gli si strappi il sogno (e quindi l’illusione che alimenta la credulità) e l’Uomo non sarà più sé stesso. Il carattere fondante di quel complesso di leggende remotissime che si raccoglie sotto il nome del Mito trova alimento in questa ‘debolezza’. Tale debolezza, tuttavia, questa insopprimibile inclinazione al fantastico, questa voglia d’incredibile è ventre fertile di fantasie dannose, alimenta superstizioni, eccita paure ancestrali. A distanza d’un duemila anni dall’era classica, la tendenza ad abboccare alle chiacchiere da piazza o da Rete (la differenza è modesta) è rimasta intatta. Lo dimostra il numero di visualizzazioni sui canali che si occupano di alieni, diavoli, complotti… e cosa non si dice a proposito della Covid 19. Figurarsi quattro secoli fa. Un esempio : Nelle acque di Bari, nel 1632, sarebbe stato visto un mostro “grande quanto una galera” che sembrava voler divorare un’imbarcazione… Lo riferisce Giorgio Castiglioni in ‘Mostri dei mari italiani’, ricavando la notizia da ‘Mostri dei mari’, un testo di Giancarlo Costa e Maurizio Mosca edito da Mursia nel 1999 (però da dove questi ultimi due autori abbiano ricavato quanto sopra, non è dato sapere). Fole comunque, si capisce, cose ingigantite da poveri ignoranti col senso del Mito iscritto nel dna e il pensiero manipolato dalla sottocultura del peccato originale e d’altre amenità da Antico Testamento (in cui, peraltro, si fa un gran parlare del Leviatano, un gigantesco e letale serpente marino che sarebbe rappresentazione del caos primordiale, della potenza priva di controllo). Non è il caso di ironizzare, oggi, a proposito di poveri pescatori che scambiano un comune capodoglio, una balena o uno squalo elefante per un mostro che sembra uscito dal Libro di Giobbe ; si sa come funziona la memoria, quando è agitata dal terrore, tende a ingigantire, a enfatizzare. Altrimenti ci si sbellichi pure dalle risate, a condizione però di sghignazzare di noi quando a proposito di creature del mare ci manifestiamo pronti a mettere la mano sul fuoco circa pesci antidiluviani inspiegabilmente approdati all’era globale o di enormi ‘mutanti’ prodotti dai rifiuti tossici scaricati nei nostri mari, di pesci-droni sguinzagliati da sottomarini-spia, di forme di vita di origine extraterrestre… In conclusione, nei nostri mari non ha mai nuotato alcuna creatura da bestiario medievale o alcun Nessie, come affettuosamente in Scozia chiamano il (presunto) sauro che abiterebbe il lago di Loch Ness.

 

 

Italo Interesse

 

 

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