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L’ex Bari, Onofrio Loseto:“Ho fiducia in Auteri, ma con la Ternana siamo stati massacrati”

Uno stakanovista del centrocampo, dal carattere fumantino, spesso regista davanti alla difesa e duttilissimo nella linea mediana, vestendo le maglie di Matera, Bari, Squinzano, Pescara, Cremonese, Catanzaro ed infine Empoli, dove ha archiviato la sua carriera da calciatore, il profilo che stiamo raccontando è di Onofrio Loseto. Nel Bari ha fatto la sua trafila dal settore giovanile, esordendo stranamente con i lucani del Matera in una partita di Coppa Italia di serie C, ma in campionato il suo debutto lo ha fatto grazie al compianto mister, Enrico Catuzzi, al quale è rimasto legatissimo. Ai nostri microfoni però l’ex calciatore biancorosso (94 presenze e due reti) ha analizzato, in modo schietto e diretto il momento del Bari, facendo un tuffo nel passato ed esaltando la Nazionale di Mancini.

Che Bari hai visto contro la Ternana e se sono davvero molto più forti di noi?

“Ho visto questa gara ed anche altre di questa stagione e mi sono fatto una mia idea. Ma con la Ternana non c’è mai stata storia, siamo stati massacrati sotto tutti i punti di vista ed hanno dimostrato di essere nettamente superiori. Delle pecche si erano già viste nel derby con il Foggia, dove siamo stati messi costantemente sotto dagli avversari che hanno giocato con maggiore agonismo e occupato tutti gli spazi possibili, portando a casa l’intera posta in palio. Davanti vedo la mancanza dell’uomo gol, o meglio della classica prima punta per intenderci alla Lele Messina, di forza e grande peso. Ovviamente non ho nulla contro questi ragazzi, ma se si vuole vincere bisogna osare di più e lottare con un piglio decisamente diverso”.

Martedì è intervenuto il direttore sportivo in conferenza stampa. Tra le sue dichiarazioni ti riportiamo due passaggi: uno molto significativo su chi scenderà in campo dovrà indossare l’elmetto e sputare sangue, mentre l’altro, nostra domanda, sulla baresità il diesse ha risposto che non ci saranno preclusioni. Il tuo parere su certe dichiarazioni.

 “Il direttore sportivo Giancarlo Romairone è stato calciatore e poi è divenuto direttore sportivo, facendo tanta gavetta ed è uno scafato che sa il fatto suo anche in certe circostanze, sa come comportarsi. Sono perfettamente d’accordo con lui, chi gioca nel Bari, anche se in ‘C’ deve dare l’anima, se no andasse in provincia a giocare più spensierato e senza questo tipo di pressioni. Poi si può vincere o perdere, ma non vedo quella ‘garra’ e voglia di lottare su ogni pallone, quella forza di andare a recuperare palle che si pensano perse e di arrivare prima degli avversari, bisogna essere spietati se no vieni sopraffatto, non solo dalla Ternana. Mi auguro che le dichiarazioni del direttore possano servire da scossone allo spogliatoio insieme senza dubbio al tecnico che deve trovare in modo tempestivo le soluzioni per non ripetere certe gare. La baresità? Vedremo, di sicuro in campo e nello staff servirebbero gente che a quella maglia è attaccata, oltre che competente. Sicuramente sarebbe un valore aggiunto non di certo una problematica”.

Auteri è il condottiero ideale per guidare i biancorossi all’impresa della promozione?

“Le prime partite a prescindere dai gol incassati, quasi una costante delle squadre del tecnico siciliano, abbiamo assistito a partite divertenti e tanti gol, ben ventuno se vado a braccio, solo la Ternana ha fatto meglio. Credo, che se il tecnico dovesse trovare maggiori equilibri ed infilare una serie molto continuativa di vittorie, potranno rimettersi in gareggiata. Ma quando insegui non dipende solo da te. Dico ai ragazzi che sono nel Bari, onorate quella maglia e dimostrate con i fatti il vostro valore”.

Il tuo Bari sfidò la Casertana e pareggiò due volte a reti bianche. Ma in quell’anno, 1983/1984 vinceste il campionato di C a mani basse. Il tuo ricordo di quel Bari guidato da mister Bruno Bolchi?

“Su Bruno Bolchi non voglio più esprimermi, l’ho già fatto in passato, e lo dico in modo schietto e franco, per me è stato tra i miei peggiori tecnici e soprattutto molto permaloso, nonostante avessi il Bari nel sangue e sudassi per la maglia, mi ha fatto giocare con il contagocce e costretto ad andare via, senza darmi la possibilità di giocare con la maglia della mia città in ‘A’, cosa fatta in seguito e con fierezza altrove. Tuttavia in quel Bari dove ho fatto parte e feci gol anche nel derby con il Foggia, vincemmo il campionato con cinque giornate di anticipo; tutti ci temevano, ma a noi della pressione non ci importava nulla e quando scendevamo in campo, avevamo la guerra e la voglia di imporci. Il tecnico era un difensivista per eccellenza, ma noi in campo facevamo di testa nostra anche se nello specifico di quelle partite pareggiate con la Casertana, non me le ricordo, però su una cosa sono certo che il Bari ha la forza e qualità per andare a vincere domenica contro la Casertana, disputando una prestazione convincente”.

Sulla doppia impresa con la Juve di Platini e di quella marcia quasi trionfale in Coppa Italia, sempre nella stessa stagione cosa puoi aggiungere?

“Sino a poco fa (ieri verso mezzogiorno, ndr) ero con i miei ex compagni ed amici di sempre, da Giorgio De Trizio, Michele Armenise, anzi ho finito da poco di salutarmi anche con un bomber vero d’altri tempi, Maurizio Iorio, il quale purtroppo in quell’anno, in semifinale, lui indossava la maglia dell’Hellas Verona e ci fece uno dei due gol, ma se non fosse per qualche nostra ‘cappellata’, saremmo andati noi in finale al posto loro e chissà… Con la Juventus furono altre due gare memorabili, Giovanni (Loseto, ndr) marcava stretto Platini, però quando lui saliva, toccava a me marcarlo stretto. Fummo capaci di imporci a casa loro ed al ‘Della Vittoria’ al novantesimo con gol di Totò Lopez che freddò Tacconi ci conquistammo la qualificazione, io venni però sostituito da Franco Baldini, giusto per farvi capire lo spessore di quel Bari che batté i bianconeri guidati da Giovanni Trapattoni”.

Un’ultima battuta sulla Nazionale azzurra e su chi dei giocatori della serie A, intravedi il tuo erede come centrocampista?

“La Nazionale del Commissario Tecnico, Roberto Mancini ha portato una ventata di entusiasmo, gioca un calcio offensivo facendo grande attenzione alla fase difensiva e non si pone limiti. Ma soprattutto è un allenatore senza pregiudizi e le sue convocazioni lo spiegano, da quando convocò Zaniolo che non giocava manco titolare nella Roma, a quella più recente di Ciccio Caputo e tanti altri giocatori. Uno che capisce di calcio ed insegna calcio ai suoi ragazzi. Poi, vedere in panchina anche il grande Vialli, un grandissimo lottatore e suo ex compagno di squadra, è fantastico. Il mio erede? Difficile dirlo però rivedo in Tonali molte caratteristiche che avevo io, sono sicuro che è un ragazzo che ha ampio margine di crescita”.

Marco Iusco

 

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