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L’ex capogruppo della Lega al Comune abbandona il partito di Matteo Salvini

In politica, come in natura, ad ogni “azione” spesso corrisponde una “reazione”. Infatti, nella “guerra” scoppiata all’interno della Lega pugliese che giovedì scorso ha portato al cambio a sorpresa del capogruppo leghista barese nell’aula di Palazzo di Città, il giorno dopo al Comune si registra l’uscita dalla Lega dell’ex capogruppo, Michele Picaro, che ha già annunciato la sua adesione al Gruppo Misto. Infatti, è Picaro stesso a rendere noto l’abbandono del partito barese di Matteo Salvini, che così a Bari, in Consiglio comunale, è passato da quattro a tre esponenti (Fabio Romito, Pino Viggiano e Laura Manginelli). “La ritengo una scelta naturale e consequenziale all’indomani della decisione unilaterale presa dai miei ex colleghi della Lega, senza alcun tipo di confronto preventivo” – ha dichiarato l’ex capogruppo leghista del Comune dopo aver protocollato la propria adesione al Gruppo Misto. “E – ha inoltre commentato Picaro – fa specie che accada in un partito che della collegialità ha sempre fatto la sua bussola”, aggiungendo: “Ma evidentemente questa volta taluni esponenti hanno preferito procedere a colpi di blitz da vecchia repubblica piuttosto che avviare una riflessione interna e pacata su ciò che sta accadendo in proiezione delle prossime Regionali”. Fin qui le parole polemiche di Picaro nei confronti dei vertici locali del suo ex partito, in cui è stato riconfermato consigliere comunale alle amministrative del 2019. Parole sicuramente pesanti politicamente nei confronti di chi ha deciso la sua destituzione, ma che tuttavia trovano un’inesattezza quando definisce “blitz da vecchia repubblica” la sua rimozione da capogruppo, in quanto nella cosiddetta “vecchia repubblica” sarebbe stato in realtà davvero difficile assistere ad una così repentina revoca, a ripercussione di un suo dissenso interno al partito. Infatti, in uno dei partiti della “vecchia repubblica”, al più gli sarebbe stato chiesto di dimettersi, ma difficilmente  il capogruppo di una forza politica presente nell’aula “Dalfino” sarebbe stato “messo alla porta” dalla sera alla mattina, senza almeno un preventivo dibattito interno al partito, prima ancora che nel gruppo, come lui stesso ha denunciato. A seguire, Picaro ha precisato: “Resto in ogni caso convintamente nello schieramento del centrodestra e sin da ora offro tutta la mia disponibilità all’intera coalizione, coesa e unita, per lavorare sul territorio e battere una sinistra che in quindici anni di governo regionale è stata solo capace di produrre disastri, proliferazione di poltrone e affossare settori essenziali come Sanità, Agricoltura e Lavoro”.Però, probabilmente, la destituzione da capogruppo della Lega al Comune di Bari del consigliere Picaro, eletto esattamente un anno fa con circa 2300 voti di preferenza nelle fila del partito di Salvini, c’entra poco, o quasi nulla, con la vicenda della fronda interna alla candidatura a governatore di Altieri e di cui abbiamo già riferito sull’edizione di venerdì. Infatti, è possibile che il dissenso manifestato da Picaro (insieme ad altri 107 amministratori ed attivisti pugliesi della Lega, con l’invio di una lettera al leader del partito in cui si criticava la decisione dei vertici pugliesi del “Carroccio” di candidare a governatore Altieri senza la condivisione di una consistente fetta interna al partito, per cui al riguardo si chiedeva anche l’autorevole intervento del vertice leghista nazionale) possa essere stato solo un pretesto per depotenziare la quasi certa candidatura dello stesso alle prossime regionali nella circoscrizione elettorale della provincia di Bari. Infatti, Picaro già dallo scorso anno, dopo il successo conseguito alle amministrative baresi nelle fila della Lega, dove aveva addirittura superato in termini di preferenze il collega Romito (che – come si ricorderà – alle primarie baresi del centrodestra di febbraio 2019 aveva partecipato, su indicazione della Lega, alla sfida per la candidatura a sindaco), era al lavoro per candidarsi alla Regione. Un attivismo, quello di Picaro, che verosimilmente ha dato fastidio a “qualcuno” che all’interno dello stesso partito correrà alle prossime regionali per un seggio nell’aula barese di via Gentile e che potrebbe aver temuto, quindi, un’eventuale concorrenza nella sua corsa al Consiglio regionale. Concorrenza che, alla luce di alcuni recenti sondaggi che vedono la Lega in ribasso anche in Puglia rispetto al dato delle Europee dello scorso anno, sarebbe ora ancor più temibile. Infatti, un eventuale calo di consensi del partito di Salvini alle prossime regionali pugliesi farebbe ridurre anche il numero dei seggi di detto partito nella prossima Assemblea regionale. E, in particolare, nella provincia di Bari, dove la Lega, in caso di sconfitta del centrodestra, non riuscirebbe forse ad eleggere più di un rappresentante in Consiglio regionale, la partita per affermarsi primo (e quindi unico eletto) della lista sarebbe potuta diventare davvero difficile anche per la temibile concorrenza di Picaro. Soprattutto per chi la scorsa volta ha già perso la possibilità di sedersi in Consiglio regionale per una manciata di voti. Ed il riferimento, in questo caso, è all’ex consigliere regionale Davide Bellomo (ora aderente alla Lega, per cui quasi sicuramente sarà nuovamente presente nella prossima corsa alla Regione), che nel 2015 da consigliere uscente non fu confermato, perché nella lista in cui correva, quella di Schittulli insieme agli alfaniani di Area popolare, si piazzò al secondo posto, dietro l’allora semi-sconosciuto Gianni Stea, che invece ottenne qualche centinaia di voti in più dell’allora uscente Bellomo. Lista che, tra l’altro, nei pronostici era accreditata in provincia di Bari per un risultato di almeno due seggi, mentre in realtà ne ottenne solo uno. Per cui, se il vero obiettivo interno alla Lega barese sia stato quello di depotenziare, con la sua destituzione da capogruppo, la candidatura di Picaro alle regionali, allora l’operazione è pienamente riuscita. Anzi, è stato centrato ancor di più e meglio, visto che è stata la stessa presunta “vittima” a togliere immediatamente dopo il “blitz” il disturbo all’interno della Lega barese. Però, resta l’interrogativo: “Ora, con chi si candiderà nel centrodestra Picaro alla Regione?”

 

 

Giuseppe Palella

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