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L’immagine è uno schiaffo, una morsa

Assenti i Factory Floor, il terzetto britannico dal rock post-apocalittico, l’esordio di Time Zones 2012 è ricaduto interamente su Enki Bilal e Goran Vejvoda (coordinamento di Davide Viterbo). Auditorium Showville affollato per questo omaggio a John Cage di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita e il ventennale della scomparsa. Performance multimediale, ‘Cinemonstre’ vede Bilal assemblare e ‘ritoccare’ in diretta frammenti di tre dei suoi film (Bunker Palace Hotel, Tykho Moon, Immortal ad vitam). A ritoccare sul momento provvede pure Vejvoda,  il quale interviene sul sonoro delle stesse pellicole ; sonoro che egli a suo tempo firmò. ‘Cinemonstre’ altro non fa che esaltare l’aspetto visionario e angoscioso della cinematografia di Bilal, aspetto che è riflesso speculare del suo grande passato di illustratore. Inizialmente ‘Cinemonstre’ intriga, alla lunga perde smalto e stanca. Troppo lunga questa performance che mai consente di rifiatare. Un monumento all’ansia e alla grandeur del Male, un incubo che procede per cinquanta devastanti minuti. A questa sorta di parata horror abbiamo di gran lunga preferito la sua breve performance d’apertura. ‘Mona’s World è raffinato, algido gioco visuale che a piene mani attinge dalle risorse prodigiose della videografica. Dal nulla emergono monoliti che si moltiplicano, avanzano, svaniscono… Suoni distorti di pianoforte sollecitano l’idea di tasti verticali e danzanti in un clima ipnotico. L’effetto – assillante – ispira un senso cosmico d’impotenza. Il conseguente horror vacui alimenta ulteriori e inquietanti fantasie. Ed ecco allora affacciarsi alla memoria cose come i cristalli pensanti o pellicole in tema (‘Il Cubo’ e ‘2001 Odissea nello spazio’, Brazil, Blade Runner…). ‘Mona’s World’ non lascia indifferenti ; ha il difetto però di mettere sulla difensiva. Perché forte è il sospetto che pure con fantasie di questo genere si possono manipolare le menti… Prossimo appuntamento con Time Zones, venerdì 16 novembre a Santa Teresa dei Maschi. In cartellone, Low Leaf e Oval. Il primo è un polistrumentista statunitense capace di un suono liquido e ammaliante dove il beat si coniuga col jazz, l’etnico, l’ambient e l’elettronica. Oval è un progetto del berlinese Markus Popp, grande manipolatore di materiale acustico ; lo spettacolo si incentra su “O”, ultimo disco di Popp, dove si fa largo uso del computer per spingere gli strumenti oltre i normali confini sonori. A detta del suo Autore, “O” rappresenta “una profonda riflessione sul senso della musica”, una specie di missiva d’amore spedita  da uno dei grandi innovatori della scena contemporanea.

Italo Interesse

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