Cultura e Spettacoli

L’immiserito rapporto tra uomo e Natura

Al Kismet sarà in cartellone una produzione della Compagnia CLIM Creazioni

Non sono pochi gli animali che, in negativo, hanno lasciato un segno importante nella cultura collettiva giustificando credenze religiose venate di superstizione: il pipistrello, il ragno, il gatto, la serpe, la civetta… E non si dimentichino la capra e il lupo. Anticamente, durante lo Yom Kippur, la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell’espiazione, si individuavano due capre: una veniva sacrificata e l’altra lasciata fuggire, portando con sé i peccati dell’intera comunità (è da quest’usanza che deriva il concetto di capro espiatorio) ; nei bestiari medievali il diavolo assume le forme del satiro, creatura intermedia tra uomo e capra… Nell’Avestā, il testo sacro degli zoroastri, i lupi sono una creazione dello spirito maligno Ahriman. La Bibbia fa di questo animale il simbolo della distruttività. Gesù paragona la personale relazione con i discepoli a quella di un buon pastore che protegge le sue greggi dai lupi, che in altri passi evangelici sono paragonati ai falsi profeti. Dante fa della lupa la rappresentazione dell’avarizia e della cupidigia …. Nei culti primordiali, era la capra l’animale più adorato fra quelli forniti di corna, e il lupo si vedeva spesso elevato al rango di misteriosa divinità… Perché ? Su questo interrogativo più volte si è soffermata Piera Gianotti Rosenberg, che al tema ha dedicato un trittico di teatro fisico e danza ispirato alla convivenza tra natura e (cattiva) cultura. Con ‘Anima caprae et lupus’ (una produzione della Compagnia CLIM Creazioni) la riflessione della Rosenberg è pervenuta all’ultimo stadio. Lo spettacolo sarà in scena al Kismet sabato 29 novembre alle 18:00. ‘Anima caprae et lupus’ è un susseguirsi di immagini e situazioni prodotto dall’interazione di figure simboliche e presenze fisiche e che si snoda come un sogno in un bosco. Capre e lupi sono i protagonisti di una pantomima solenne e misteriosa, di grande impatto visuale e che avvince per colore ancestrale, suggestioni rituali e potenza. Striscia fra le righe dell’opera della Rosenberg come un senso di colpa per il modo in cui l’uomo ha interferito negli equilibri della Natura. E striscia anche la nostalgia verso un rapporto uomo-natura un tempo idilliaco ed oggi immiserito. Attraverso un gregge di capre, metafora del genere umano, Piera Gianotti Rosenberg riflette sul mutamento in atto nel cuore di una società improvvida e senza un futuro. Singolare è che tale riflessione sia figlia della vita anche agricola della coreografa svizzera la quale nella valle del Ticino dirige una piccola azienda in cui si allevano capre. Con la stessa Gianotti Rosenberg danzano Steeven Chakroun, Isabelle Giampaolo, Emanuel Rosenberg e Amalia Ruocco ; costumi e maschere : Laura Pennis ; costruzione pupazzo : Rugiada Grignani, creazioni musicali : Brian Quinn.

Italo Interesse


Pubblicato il 28 Novembre 2025

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