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“L’inconfondibile pittore del paesaggio dauno”

Uno stereotipo logoro quanto il mondo descrive l’artista come un eccentrico dalla vita sregolata e dalla produzione discontinua. Qualche volta è stato così e la Storia annovera esempi celebri. Più spesso di quanto si creda, invece, i creativi hanno vita artistica (anche privata) tanto regolare quanto costantemente fertile. Un esauriente ritratto in tal senso riguarda un pittore e scultore pugliese di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita. Nato il 4 marzo 1891 a San Severo (città in cui si spense il 2 marzo 1976), Luigi Schingo fu autore prolifico e apprezzato. Sue opere sono conservate nei seguenti musei: Galleria nazionale di arte moderna di Roma, Gabinetto nazionale delle stampe di Roma, Pinacoteca provinciale di Bari, collezione dell’Università di Bari, Pinacoteca comunale di Molfetta, Pinacoteca provinciale di Foggia, Pinacoteca comunale di Foggia, Museo civico di Lucera, Museo civico di San Severo. A un anno dalla sua morte, in occasione di un discorso commemorativo tenuto nell’Auditorium della Biblioteca Provinciale di Foggia, il Magnifico Rettore dell’Università di Bari, prof. Pasquale Del Prete, definì Schingo “l’inconfondibile pittore del paesaggio dauno”. Del Prete, poi, si lasciò andare a un ricordo personale (fonte : ‘L’Attacco’, edizione del 25 luglio 2014). Negli ultimi anni di vita dell’artista, Del Prete ebbe il raro privilegio di fargli visita nel suo ‘ateliér di via Fortore, alla periferia di San Severo. Schingo occupava un intero isolato della superficie di un 450 mq. Lo spazio era frazionato in più ambienti divisi da un lungo corridoio le cui pareti erano coperte di suoi quadri dal soffitto al pavimento. Sul corridoio si affacciavano camere arredate con divani e librerie, lo studio di scultura, quello di pittura e il locale in cui le opere del Professore, come tutti chiamavano Schingo per i suoi trascorsi d’insegnante, venivano imballate per viaggiare verso i luoghi di esposizione. Lo studio di scultura era l’ambiente di lavoro di maggior fascino per il visitatore, stracolmo com’era di modelli in gesso, di opere già realizzate e in fase di modellazione. Lo studio di pittura si presentava meno spazioso, ma meglio illuminato, più intimo e accogliente ; lì il Professore sbrigava la fitta corrispondenza e ricevere gente. Sulle pareti di entrambi gli studi, cartellini invitavano i presenti “al silenzio e ad un comportamento adeguato al luogo”. Sempre sereno e vestito impeccabilmente, Luigi Schingo lavorava con metodo, avendo nulla dell’artista strampalato o maledetto. Celibe (viveva con due sorelle in una casa di Corso Gramsci), conduceva vita riservata e semplice : Dopo essersi recato di buon mattino nella Chiesa di San Giovanni Battista a comunicarsi, raggiungeva il suo studio dove lavorava sino a mezzogiorno, quindi rientrava per il pranzo. Al pomeriggio era di nuovo nel suo atélier. Alle venti e trenta terminava e solo allora erano ammessi visitatori. Ad eccezione delle domeniche, lavorava sempre. Anche quando era in vacanza portava con sé i pastelli e un blocco per schizzi. Aveva un’abitudine : il giorno di Capodanno o del suo compleanno dava inizio a un quadro.

Italo Interesse

 

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