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L’influenza d’Hong Kong divenne ‘spaziale’

L’attenzione mediatica rivolta alle pandemie è direttamente proporzionale alla potenza dei mezzi d’informazione. Non fa perciò meraviglia che l’influenza Spagnola, responsabile della morte di almeno cinquanta milioni di persone (600mila morti in Italia), sia stata pressoché snobbata dai giornali del tempo, mentre l’assai meno letale Coronavirus sia oggetto di un’attenzione ossessiva da parte di tv e Rete. Tra i due eccessi si collocano altre due pandemie che agitarono il mondo nel secondo dopoguerra : l’influenza Asiatica (fine anni cinquanta) e l’influenza di Hong Kong del decennio successivo. L’Asiatica investì l’Italia in estate e i primi casi si registrarono a sud. Ad agosto un napoletano su tre era a letto. Gli ‘esperti’ minimizzarono le cose e la pandemia venne affrontata con leggerezza, trovando spazi risicati tra giornali, radio e i primi telegiornali. Per dirne una, nemmeno il contagio della moglie di Gronchi (l’allora Presidente della Repubblica) portò in prima pagina l’Asiatica. Nel nostro paese i contagiati furono diversi milioni, i morti un trentamila ; fra i due e i tre milioni i decessi in tutto il mondo. Alla fine degli anni sessanta un’altra pandemia, detta di Hong Kong, si propagò dall’Asia. L’Italia ne fu colpita in due ondate, nell’inverno 68/69 e in quello successivo. I contagiati furono fra i dieci e i tredici milioni, a fronte di circa 20mila decessi ; oltre un milione in tutto il mondo. Differente questa volta l’attenzione dei media. Più libera di radio e tv, allora sotto il rigido controllo del governo, la stampa raccontò la pandemia ricorrendo a toni   piuttosto forti, anche allarmati, benché non ancora ‘allarmanti’ come quelli impiegati oggi. Lo conferma un particolare curioso, e che segnala il diverso spirito dei tempi rispetto ai giorni dell’Asiatica : La seconda ondata influenzale della Hong Kong (inverno 69/70), pur appartenendo allo stesso ceppo, fu ribattezzata ‘spaziale’. Ciò a causa del fatto che questa seconda ondata era stata successiva all’impresa dell’Apollo 11. La prima missione lunare si era conclusa il 24 luglio 1969 con l’ammaraggio nel Pacifico della capsula. Precauzionalmente, Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin, i componenti dell’equipaggio, appena recuperati furono sfregati con una soluzione di ipoclorito di sodio, rivestiti di indumenti di isolamento biologico e collocati in camere di isolamento dove sarebbero rimasti per ventuno giorni, mentre il modulo di comando veniva pulito con betadine per rimuovere ogni traccia di polvere lunare (la zattera contenente i materiali di decontaminazione dovette essere affondata). Si temevano virus ‘lunari’, ‘cosmici’…. Quattro mesi dopo, quando si ripresentò la Hong Kong, i catastrofisti non potevano che ribattezzarla ‘spaziale’. -Nell’immagine, l’Auditorium del municipio di Oakland temporaneamente adibito ad ospedale per assistere i malati di influenza spagnola (1918)

 

Italo Interesse

 

 

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