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L’ira degli ambientalisti: “Parco della giustizia? Ma se non c’è un centimetro di verde…”

Sede unica della giustizia finalmente in primo piano tra comitati, associazioni ambientaliste, ma soprattutto tra cittadini baresi che potrebbero vedere quasi senza accorgersene, senza troppi complimenti (…e con una fretta crescente) calare una montagna di ferro e cemento al posto del verde al servizio dei loro quartieri. Parliamo del “Parco della Giustizia di Bari” che Ministero della Giustizia e Comune di Bari vorrebbero realizzare sulle aree delle ex Caserme Milano-Capozzi. Peraltro con pieni poteri assegnati a un Commissario ‘ad acta’, con politici e amministratori locali che festeggiano senza distinzione di schieramento e partito. Invece il Coordinamento di Cittadini, Associazioni e Comitati per salvaguardare ambiente e territori ha deciso (seppure con grande ritardo) di scendere in campo e rilevato immediatamente “”…non poche incongruità tra i provvedimenti e le ipotesi prospettate dagli organi di informazione””, ingenerando incertezze, se non paura e preoccupazione, tra i residenti ai margini di Carrassi, Mungivacca e San Pasquale. Laddove, appunto, riposano da quasi dieci anni le due caserme abbandonate dall’Esercito Italiano nel cui ventre sorgerebbe la nuova sede unica della martoriata giustizia barese. Ma cosa si rileva ‘immediatamente e facilmente’? Innanzitutto che tale intervento non rispetta in alcun modo gli inderogabili standard urbanistici, a suo tempo garantiti. Gli ambientalisti, insomma, si attengono alle leggi e fanno ‘cantare’ solo carte, documenti e regolamenti. A cominciare dall’approvazione (anno 1976) dell’attuale PRG, rilevando in primis l’esposizione “”…al pericolo per la salute a cui sono attualmente “condannati” gli abitanti di Carrassi con l’inevitabile estirpazione dell’attuale dotazione di verde pubblico, già insignificante, e comunque inferiore, di gran lunga, rispetto a quella obbligatoria per legge””. Rischi che ovviamente verrebbero aggravati anche dall’elevato aumento incontrollato del traffico e dalla cronica incapacità della rete urbana interna al quartiere, già oggi non idonea a garantire la mobilità. Eppoi, ragiona la rete degli ambientalisti baresi, la realizzazione degli edifici giudiziari non sembra proprio essere “convenientemente supportato da uno studio del traffico ante e post e specificatamente della idoneità delle interconnessioni con la strada di circonvallazione (tangenziale SS16) e con la rete autostradale”. E per avere una pallida idea del caos che si andrebbe a determinare con gli Uffici Giudiziari nell’area delle ex Caserme, area destinata a “Verde di Quartiere”, basterebbe osservare quanto accade già oggi con un volume di traffico di gran lunga più ridotto di quello futuro, nelle intersezioni di via Amendola e C.so De Gasperi con la tangenziale, due unici punti di accesso e uscita dalla città vicino alle vecchie caserme. <<Siamo convinti che vi sono motivate ragioni urbanistiche e ambientali che dovrebbero ragionevolmente escludere quella che, a nostro parere, rappresenta una insensata e autoritaria collocazione degli Uffici Giudiziari che tenta di ingentilire un intervento irragionevole, ingentilendo con la bella parola di “Parco”, nel cui ambito, contraddittoriamente, è ben possibile che si verifichino anche abbattimenti di alberi dei circa trecento 300 alberi secolari e ad alto fusto>>. Ma non mancano in questa prima analisi effettuata da comitati e associazioni altre motivazioni che saranno precisate nel documento che verrà consegnato all’Amministrazione per i provvedimenti di competenza, ma pure agli altri organi posti a tutela della salute pubblica, del diritto e della legalità. <<La “mala gestio” amministrativa, il disordinato procedere dello sviluppo urbano, il dissolversi della campagna, la distruzione di suolo agricolo, l’alterazione degli equilibri ambientali, i danni irreparabili di una urbanistica d’accatto>> rappresentano un ‘vulnus’ non visto da uomini di cultura, saggisti, intellettuali, scrittori, opinionisti, quasi sempre presenti sugli schermi informativi locali e nazionali, tanto che l’ultimo comitato sceso in campo per mettere bene inchiaro regole che nessun ‘Commissario’ straordinario dovrebbe poter eludere o calpestare.

Francesco De Martino

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