Un piano di rilancio sul web del patrimonio culturale della Città metropolitana
10 Aprile 2021
Inceneritore tra Bari e Modugno: tra pochi giorni decidono i magistrati
10 Aprile 2021

L’ira dei sindacati: “Nelle carceri focolai peggio che nelle Rsa”

Sono mesi che il sindacato autonomo della polizia penitenziaria lancia l’allarme sulla necessità di preservare le carceri pugliesi alla stregua delle Residenze per anziani: lo scoppio di focolai potrebbe creare situazioni di pericolo non solo alla sicurezza delle carceri, ma all’intera popolazione regionale. <<Abbiamo scritto più volte al presidente della Regione, all’Assessore alla sanità, ai vari prefetti e ai dirigenti generali delle ASL pugliesi, rappresentando la delicatezza della situazione prospettando anche delle soluzioni, senza ricevere mai nemmeno uno straccio di risposta>>, s’arrabbia Federico Pilagatti. Il quale lamenta pure che al deprecabile silenzio di amministratori e politici s’è aggiunta quella dell’amministrazione penitenziaria che invece di battere i pugni, pare inchinata a qualsiasi scelta scellerata posta in essere dalle autorità politiche e sanitarie pugliesi. <<Avevamo proposto, per esempio, di attrezzare un hub anticovid con medici ed infermieri  nel nuovo padiglione costruito all’interno del carcere di Taranto, al fine far confluire in quella struttura tutti i detenuti  positivi al covid ristretti nella regione e quindi  liberare i penitenziari  pugliesi da possibili contagi per   evitare le forti tensioni tra i detenuti che un anno fa,  hanno portato alla devastazione di moltissimi penitenziari, nonché evitare il ricovero di detenuti positivi nelle strutture ospedaliere già in forte difficoltà. Ciò con l’arrivo di un congruo numero di poliziotti dalla regione e da quelle limitrofe. In altre regioni -incalza Pilagatti – lo hanno fatto con successo, perché in Puglia non si è potuto o voluto fare? Invece si sono inventati le zone verdi, gialle e rosse in ogni carcere che fino a quando il virus non circolava ed i positivi erano quasi inesistenti poteva andare bene, ma che ora che la virulenza si sta manifestando in tutta la sua potenza,  ne dimostra i limiti,  l’inconsistenza, l’incapacità  organizzativa di chi ha voluto ciò, anche a seguito di mancanza di spazi adeguati>>. E le conseguenze  di questa strategia oggi dà i suoi frutti, poiché a Bari ed in altre carceri  pugliesi incomincia ad essere preoccupante la presenza di detenuti e poliziotti positivi,  con la tensione tra la restante popolazione carceraria alle stelle. Il fatto grave accaduto l’altro ieri al policlinico consorziale di Bari, dove un detenuto  positivo ricoverato nel reparto covid prima s’è barricato nel bagno sfasciando tutto, poi ha cercato di aggredire  medici ed infermieri con staffe di ferro staccate dal letto,  per poi cercare  la fuga dal nosocomio. Infine  bloccato dai due poliziotti di scorta, i quali mentre lo immobilizzavano, venivano investiti da sputi e pugni, dimostra che le richieste del sindacato ‘Sappe’ erano sacrosante. Per esempio test a tappeto nelle carceri, poiché sono tante le persone che vi entrano giornalmente (poliziotti, operatori, assistenti, educatori, avvocati, magistrati, familiari detenuti ecc.ecc.) e la sola misurazione della febbre,  non poteva e non può certo rappresentare uno strumento di controllo, unico ed efficace. <<Avevamo pregato di procedere alla vaccinazione di  detenuti e poliziotti il prima possibile proprio per mettere al riparo dai contagi ed in sicurezza le carceri, inutilmente. A Bari per esempio, nel silenzio assordante dell’amministrazione penitenziaria, invece di preoccuparsi di vaccinare subito tutti i detenuti  e poliziotti, è stata dato  precedenza a lavoratori penitenziari che i detenuti non li hanno mai visti e mai li vedranno, macchiandosi peraltro di un grave fatto che denunceremo alla magistratura>>, continua il rappresentante sindacale degli agenti penitenziari. Ora non c’è carcere della regione Puglia, da Lecce a Foggia, da Taranto a Trani in cui  non si registrino casi di positività tra detenuti e poliziotti, e se in qualche posto la situazione sarebbe meno pesante, ciò solo grazie all’intervento di qualche prefetto o dirigente sanitario provinciale(vedi Brindisi) che hanno capito la gravità della situazione. E nonostante la richiesta del Ministro Cartabia a fare presto, in Puglia con quasi 3600 detenuti ne sarebbero stati vaccinati con la prima dose meno di 900 circa il 24%(dati di un paio di giorni fa), con penitenziari  più virtuosi quelli di Bari e Brindisi che arriverebbero a circa il 70%  della prima dose inoculata  ai detenuti colà ristretti. Ma non ci doveva essere un programma vaccinale omogeneo? La mancanza di un seria organizzazione, isnomma, determina situazioni di estremo pericolo come quella   accaduta a San Severo, dove a seguito  dello sviluppo di un focolaio con molti detenuti e poliziotti positivi, irresponsabilmente si sarebbero mandati  in giro  detenuti positivi, senza dotare i poliziotti dei DPI minimi necessari per difendersi dall’infezione. Chi paga e pagherà per tanta inadeguatezza, indifferenza e mala gestione che stanno mettendo in grave pericolo le carceri pugliesi?

 

Antonio De Luigi

 655 total views,  2 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *