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L’istrice non scaglia gli aculei

Si ritiene che l’istrice in Puglia sia presente solo nel Parco del Gargano. E invece la sua presenza viene segnalata anche nell’Alta Murgia. A dicembre del 2014 nelle campagne di Minervino ne fu avvistata addirittura una famiglia. A luglio dell’anno successivo un esemplare fu rinvenuto sul margine della strada che da Canosa porta a Canne della Battaglia (vittima di un investimento, l’animale fu soccorso). A febbraio 2019 ancora un istrice malconcio, questa volta sulla SS 93 Appulo Lucana e ferito non da un’auto in corsa bensì dalla morsa di un laccio o di una tagliola da cui comunque era riuscito a fuggire. Per quanto appartenente ad una specie protetta, questo animale è soggetto a bracconaggio per via della sua carne, molto apprezzate dai ghiottoni i quali le paragonano a quella del maialino da latte. E di carne il povero istrice ne offre : trenta chili se adulto. Per fortuna catturarlo non è facile, essendo un animale dalle abitudini notturne. E se sorpreso di giorno, sa difendersi bene : Quando impaurito o minacciato, l’istrice drizza gli aculei, che agita l’uno contro l’altro producendo un inquietante tintinnio che ha scopo dissuasivo. Se ciò non basta, può passare all’attacco, come l’immagine documenta. In questo caso carica lateralmente o all’indietro con gli aculei tesi : l’effetto, micidiale, ricorda quello della falange macedone, la disposizione a ‘muro’ di una moltitudine di lance. Invece non corrisponde a verità la diceria che l’istrice sia in grado di ‘sparare’ questi armi micidiali (i suoi aculei, lunghi quaranta centimetri, erano utilizzati dagli indigeni africani come punte per le frecce ; data poi la loro robustezza – sono della stessa sostanza delle unghie – in passato venivano impiegati per incidere le lastre di rame impiegate in calcografia ). La diceria nasce dal fatto che, quasi fossero penne, l’istrice rinnova gli aculei, che cadono. Ma può pure succedere che le contrazioni muscolari necessarie a produrre con gli aculei il suono inquietante di cui sopra possano produrre il distacco violento di qualcuno di essi. La stessa anomalia può anche essere frutto della necessità che in caso di difesa di gonfiare il corpo per conferire maggiore capacità di penetrazione agli aculei. In ogni caso parleremmo del ‘volo’ di pochi centimetri. Di qui una leggenda priva di fondamento per quanto presa sul serio anche da autorevoli personaggi. E’ il caso di Aristotele che vi fa cenno nel Libro IX della ‘Storia degli animali’. Anche Plinio il Vecchio afferma la stessa cosa  nel Libro VIII di ‘Naturalis historia’ : “E’ simile al ricco, ma gli aculei sono più lunghi e quando tende la pelle li lancia come molti dardi. Con essi perfora la bocca dei cani e ne manda alcuni anche più lontani”.

 

Italo Interesse

 

 

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