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L’Italia scala dal 2° al 3° posto nella classifica mondiale dei Paesi produttori di olio

Nell’ultima campagna olivicola, cioè quella 2020-2021, l’Italia è scesa al terzo posto nella classifica mondiale dei Paesi produttori di olive e, quindi, di olio extra vergine. Infatti, secondo i dati forniti dalla Commissione europea, recentemente a far scendere di posto l’Italia, che era stabilmente attestata in seconda posizione dietro la Spagna (quest’ultima, ormai, saldamente in testa nella produzione mondiale di olio d’oliva, con una media annuale che supera abbondantemente il milione di tonnellate), è stata la produzione greca, che nell’annata quasi terminata dovrebbe chiudere con una produzione complessiva intorno alle 265mila tonnellate di olio. L’Italia, invece, nell’annata ultima si piazza al terzo posto, con una produzione di circa 250mila tonnellate di olio extravergine d’oliva, a causa del netto calo produttivo registrato nelle regioni olivicole più importanti del Paese, quali la Puglia, la Calabria e la Sicilia. La discesa al terzo gradino del podio mondiale delle nazioni produttrici di olio d’oliva ha allarmato i vertici del maggior consorzio di produttori olivicoli nazionali, “Italia Olivicola”, che, nel formulare gli auguri al neo ministro delle Politiche agricole e forestali, Stefano Patuanelli del M5S, ha chiesto il varo urgente di un piano strategico olivicolo nazionale per recuperare il gap produttivo in cui rischia di cadere il nostro Paese. In un settore, tra l’altro, – da non dimenticare – che fino ad una trentina di anni fa primeggiava a livello mondiale, in posizione anche maggiore rispetto alla Spagna. Infatti, per la cronaca ricordiamo che a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, cioè quando i due Paesi iberici (Spagna e Portogallo) entrarono a far parte dell’Unione europea, l’Italia vantava una produzione media annuale di olio d’oliva che si aggirava tra 450 e 600mila tonnellate, mentre la Spagna da sola non superava il mezzo milione di tonnellate e, insieme al Portogallo, talvolta riusciva ad uguagliare il primato produttivo italiano. A distanza di 35 anni dall’ingresso della Spagna nella Ue e con consumi di olio d’oliva più che raddoppiati a livello mondiale, il quadro produttivo mondiale di olio d’oliva risulta a dir poco stravolto a favore di Spagna, che nelle annate di maggior produzione, come quella recente, raggiunge punte produttive di 1,6milioni di tonnellate, ma anche di Grecia e Portogallo, che hanno anch’esse incrementato di molto rispetto al passato le rispettive capacità produttive di olio d’oliva. Mentre per l’Italia la cui capacità produttiva negli ultimi decenni è rimasta praticamente ferma, se non addirittura in contrazione rispetto al passato, come è accaduto da ultimo, che vede il nostro Paese addirittura surclassato dalla Grecia in questo nostro importante settore produttivo. Infatti, ha dichiarato in una nota il presidente di “Italia Olivicola”, Fabrizio Pini, “i dati sulla produzione testimoniano come sia arrivato il momento di rinnovare l’olivicoltura nazionale, che deve aprirsi a modelli innovativi e sostenibili in grado di garantire un futuro sereno”. “In tal senso, – ha auspicato Pini – contiamo sull’impegno del nuovo ministro Patuanelli, a cui formuliamo i nostri migliori auguri, che sarà chiamato a lavorare su un piano strategico olivicolo nazionale utile a recuperare il gap con gli altri Paesi e indicare quale strada dovremo percorrere per aumentare la produzione, conservare la qualità e mantenere la competitività”. E, proseguendo, il presidente di “Italia Olivicola” ha affermato: “In un’annata così difficile, condividendo il richiamo di altre organizzazioni come Assitol, riteniamo sia doveroso valorizzare i produttori che lavorano per la qualità e le aziende che puntano sul vero olio extravergine d’oliva italiano” e concludere che “per questo motivo è necessario che tutti remino dalla stessa parte, dalla politica alla grande distribuzione, per rilanciare uno dei prodotti più importanti del Made in Italy”. Però, in questo quadro non molto confortante per il comparto olivicolo ed oleario nazionale c’è – a detta del maggior Consorzio di produttori – una buona notizia. Ovvero che i consumi di olio extravergine d’oliva, in un anno difficile a causa della pandemia, nel nostro Paese sono cresciuti di quasi il 6%. Positivo, per “Italia Olivicola, anche il dato della nostra bilancia commerciale per quanto riguarda le esportazioni di olio extra vergine, che fa registrare un aumento di livello pari al 3,3% ed una riduzione dell’import del 9,2%. Una magra consolazione, questa, che di certo da sola non compensa le negatività accennate in campo produttivo, ma può solo lenire la situazione di stallo economico in cui è finito il comparto negli ultimi decenni. Come pure di conforto per il settore è il livello dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva 100% italiano sul mercato internazionale, poiché il nostro evo conserva tuttora un primato per la qualità rispetto ai competitor internazionali, anche se – per la verità – in questo caso ad influire è soprattutto la ciclicità produttiva del raccolto che, – come è noto – salvo eccezioni, hanno una ciclicità biennale. In definitiva, la speranza a breve per questo comparto è che in futuro, assenza di calamità ed altri imprevisti permettendo, il nostro Paese possa almeno riprendersi a livello mondiale la medaglia d’argento nella classifica produttiva di olive e, quindi, di olio e conservare quella di oro per la qualità. Per tutto il resto, invece, le incertezze all’orizzonte dell’olivicoltura italiana e, in particolare, pugliese sono ancora molte. E quasi tutte da decifrare anche con il sopraggiunto nuovo governo di Mario Draghi.

 

Giuseppe Palella

 

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