Gismondo, scritturale… alla francese
21 Gennaio 2011
In tanti alla mostra di Franco Fiorentino
21 Gennaio 2011

L’Italia s’è desta…?

A quando risale l’ultimo guizzo di italianità? Crediamo risalga ai giorni delle celebrazioni che, giusto cinquant’anni fa, si tennero a Torino in occasione del primo centenario. ‘Torino ‘61’ segnò da noi l’inizio del declino dell’amor di patria. Gli anni del boom, poi quelli di piombo, del reflusso, infine del berlusconismo – complici anche il clima globale e i veleni leghisti – hanno finito con lo sgretolare l’attaccamento alla bandiera. Un sentimento che martedì scorso ci è sembrato di evidenza solare al Kursaal Santalucia in occasione del terzo appuntamento della sedicesima stagione del Collegium Musicum. La scaletta di “W V.E.R.D.I.”, questo il nome dello spettacolo offerto da Marrone e compagni, non poteva non contemplare l’oggi tanto discusso “Il canto degli Italiani” di Michele Novaro, ovvero il notissimo inno erroneamente detto ‘di Mameli’ (nella circostanza Goffredo Mameli svolse il ruolo di ‘paroliere’). Ebbene, quanta stanchezza nel levarsi in piedi tra il pubblico, quante espressioni annoiate, quanto parlottare del più e del meno durante l’esecuzione. In Francia, in Spagna, negli USA così non sarebbe. E quale pena al momento del bis, ancora con l’inno di Novaro/Mameli ma con la variante dell’accompagnamento corale della platea su esplicita richiesta del Maestro Rino Marrone. Tante bocche mute, un cantare sommesso di pochi, le parole dimenticate… Alla fine dei conti ha avuto ragione Ugo Gregoretti, l’ospite d’onore della serata, nel lodare i bimbi del coro di voci bianche ‘All’ottava’ diretto da Emanuela Aymone, “forse gli unici in Italia a conoscere per intero questo bistrattato testo”. La partecipazione dell’applaudito regista è stata la nota di maggior rilievo di una serata che ha trovato il pubblico piuttosto distratto. La simpatia, il senso dello humour, l’acume di questo glorioso vecchio del piccolo e grande schermo hanno fatto passare in secondo piano certe sue defaillance. Ma cerchiamo di capire, al di là dell’età Gregoretti è stato a dir poco eroico nel voler rispettare l’impegno barese nonostante il giorno prima, a Roma, fosse caduto per strada procurandosi vistose ecchimosi intorno agli occhi, alla men peggio mascherate da pesanti occhiali scuri. In conclusione, riconosciamo a “W V.E.R.D.I.” il merito di aver strappato all’oblio cose come ‘La bandiera tricolore’, ‘Addio del volontario’, ‘L’inno di Garibaldi’ ed altre composizioni risorgimentali, che a Bari – pur nell’acquosità del sentimento di cui  sopra – sono state comunque applaudite, piuttosto che subissate di fischi e improperi come sarebbe accaduto a Verona o Bergamo. Ma si sa, i leghisti sono quel che sono ; per dirne una, volendo restare in argomento, questi signori si sono spinti a dire che il celeberrimo ‘Va’ pensiero’ appartiene a loro invece che ad una “non-Italia”. “Il che ha a semplicemente dell’assurdo”, ha commentato il buon Gregoretti scatenando un uragano di applausi questa volta convinti.
italointeresse@alice.it
 
 
 
 

 463 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *