Lo scivolone dell’assessore Petruzzelli sull’ex Mitiladriatica mette a nudo la verità del Comune
In una lettera al sindaco Leccese, la parte "laforgiana" della maggioranza ha chiesto la liberazione della costa da tutte le strutture abbandonate e la rinaturalizzazione dei luoghi

La delibera dell’assessore allo Sviluppo ed alla Blu economy del Comune di Bari, Pietro Petruzzelli (Pd), con cui si è tentato di mettere a bando per la quarta volta consecutiva (!) l’affidamento in concessione della struttura costiera della ex “Mitiladriatica” a Santo Spirito, è stata la classica “buccia di banana” su cui è scivolata l’amministrazione Leccese e che sta facendo emergere una verità incontrovertibile sul vero obiettivo perseguito dal Comune per i ruderi presenti sulla costa a nord del capoluogo, ma verosimilmente anche per quelli esistenti anche su altri tratti di costa cittadina.
L’immediata retromarcia di fatto su quella delibera di Giunta del 10 luglio scorso, con una nuova lettera al Demanio, per chiedere sostanzialmente un “ok” alla liberazione della costa barese dai ruderi con la demolizione, non ha fatto altro che confermare il sospetto che il ventilato diniego del Demanio alla demolizione dei ruderi era solo un “alibi” utile all’Amministrazione cittadina attuale (ma verosimilmente anche alle precedenti!) a procrastinare lo status-quo dei ruderi non più appetibili da parte di privati, al fine di non sobbarcarsi i costi di demolizione di queste strutture.
O, quantomeno, di ritardarli il più possibile, con la remota speranza che, prima o poi, qualcuno di questi, con la novità introdotta dalla contesta delibera, potesse anche diventare, nel caso di aggiudicazione in concessione, una fonte reddituale per il Comune. Sia per i canoni da percepire (come avviene per tutte le alte strutture costiere in attività) che per gli oneri urbanistici che sarebbero scaturiti nel caso di una destinazione d’uso diversa da quella originaria (per la ex “Mitiladriatica” un nuovo B&B con annessi servizi turistici), oltre al percepimento di Tari ed altri balzelli comunali annessi. A sollevare per primo perplessità sulla bontà del provvedimento in questione ed a chiederne conseguentemente il ritiro è stato il consigliere di maggioranza Pierluigi Introna (capogruppo della civica “Laccese sindaco”).
Non è da escludere, però, che l’iniziativa del consigliere Introna sia stata dettata dalle tante reazioni negative (registrate soprattutto sui social) da parte di tanti cittadini, alla notizia della volontà dell’amministrazione Leccese a voler fare realizzare un albergo sul mare al posto della ex “Mitiladriatica” e, quindi, che l’intervento di Introna possa aver avuto origine, forse, anche dall’interno della sua stessa maggioranza.
Ad approfittare di quanto già emerso sia sui social che nell’Assemblea cittadina, con l’intervento del consigliere Introna, è stata l’esponte dell’opposizione di centrodestra Laura De Marzo (Fdi) che, in maniera strumentale (le elezioni politiche del 2027 sono ormai alle porte!), ha colto la palla al balzo per una critica più approfondita e pesante sull’argomento, nei confronti dell’Amministrazione cittadina.
De Marzo, infatti, in Consiglio ha messo inequivocabilmente con le “spalle al muro” sulla vicenda l’assessore Petruzzelli e quindi l’amministrazione Leccese, sia con la richiesta degli atti tra Comune e Demanio, da cui sarebbe emerso che c’era stata una netta opposizione del Demanio alla liberazione della costa barese dai ruderi e per i quali più volte i bandi di concessione sono andati deserti, sia una grave contraddizione politica per l’amministrazione barese di centrosinistra, che anziché avere come priorità l’acquisizione di maggiori spazi liberi di costa da destinare all’uso collettivo, aveva invece privilegiato la perpetuazione dell’uso privato di tratti di costa, che pur sono in condizioni di poter essere liberati.
Una contraddizione, questa, talmente evidente che all’interno della maggioranza il gruppo di forze (ad esclusione del M5S che sull’argomento è finora silente) sostenitrici alle ultime elezioni della candidatura a sindaco dell’avvocato Michele Laforgia, che sono dapprima intervenute con un documento, per chiedere il ritiro della delibera di Petruzzelli sulla ex “Mitiladriatica” ed in ultimo, ieri, con una proposta al sindaco Leccese di rigenerazione paesaggistica dell’intera costa barese, da Torre a Mare a Santo Spirito, e la sua restituzione alla
fruizione pubblica. In altri termini – si legge nella lettera consegnata al Sindaco a firma dei consiglieri Michele e Vicktor Laforgia, Francesca Bottalico e Pasquale Lavopa, oltre che da sei consiglieri municipali (Valentina Aprea, Nicola Biancofiore, Maria Rita Blasi, Giusi Giannelli, Giacinto Lisco e Vittorio Piancaldini), nonché (per adesione istituzionale, è precisato nel testo!) dalla vice sindaco Giovanna Iacovone – “Questa rappresenta l’occasione per affermare una nuova idea di valorizzazione: non solo economica e materiale, ma anche sociale, culturale e simbolica, pienamente coerente con la funzione pubblica”.
Per poi concludere ribadendo “la necessità di superare l’attuale ipotesi di modifica della destinazione d’uso” della ex “Mitiladriatica” e che tale vicenda “possa costituire un nuovo punto di partenza per restituire alla costa il suo valore di bene comune, accessibile e fruibile dalla collettività, e per ricostruire, nel segno della rigenerazione urbana, della legalità e della qualità paesaggistica, il rapporto tra Bari e il suo mare”. Peccato, però, che tali necessità la vice “laforgiana” di Leccese non le abbia rappresentate da subito al sindaco ed al collega Petruzzelli. Ovvero nel momento in cui è venuta a conoscenza degli aromenti all’odg della seduta di Giunta del 10 luglio scorso ed a cui (stranamente!) non ha partecipato né lei, né lo stesso Leccese.
Ma a parte tale dettaglio, riferitoci da chi ha avuto modo di avere tra le mani il verbale di detta seduta, ciò che invece non sfugge sicuramente ai cittadini del “Municipio” di finto decentramento in cui ricade la ex “Mitiladriatica” (ma anche altri tre ruderi di altrettanti ex ristoranti costieri ed uno, l’ex Ostello della Gioventù, che è addirittura di proprietà comunale!) è che da anni il Comune di Bari (nella totale indifferenza sia delle forze di
governo che di quelle dell’opposizione di centrodestra) non ha ancora provveduto a rinaturalizzare, oppure a rendere fruibili in modo decoroso, le uniche due aree che, sul lungomare di Palese, anni addietro furono necessariamente liberare dalle strutture ormai pericolanti degli ex ristoranti “Da Tommaso” e “L’Ancora”. Infatti, in corrispondenza di quest’ultima area l’Amministrazione barese non si è preoccupata minimamente neppure dell’allineamento architettonico di questo tratto di littorale (circa 50 metri!), lasciandolo a tutt’oggi con una recinzione di cantiere.
Una situazione che – a detta di tanti cittadini del posto (e non solo) – “la dice lunga su quale è la reale situazione di Palese e Santo Spirito amministrate ancora da Bari!” Infatti, l’indipendenza amministrativa di queste due ormai popolose realtà dal Capoluogo è sicuramente ancora una chimera, per evidenti e precise responsabilità politiche del centrosinistra di governo della Regione Puglia e del Comune di Bari, ma anche delle opposizioni di centrodestra degli stessi Enti. Però la situazione di degrado e caos urbanistico ed ambientale in cui versano Palese e Santo Spirito è sicuramente un’inconfutabile realtà.
E la paradossale vicenda della ex “Mitiladriatica” è solo un emblematico esempio, dal quale l’Amministrazione barese era sicuramente interessata solo “a fare Cassa”, piuttosto che ad occuparsi realmente del miglioramento della viabilità del lungomare Cristoforo Colombo di Santo Spirito e della restituzione a questa collettività di un pezzo di costa da riconsegnare alla Natura e non allo sfruttamento privato, per incrementare le entrate comunali di una Città, che è ormai considerata “matrigna” da una fetta sempre maggiore di residenti a Palese e Santo Spirito.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 21 Luglio 2026



