Da Nicolicchio a Sant’Andrea, le isole violate
16 Settembre 2021
“Per aspera ad astra” di don Michele Delle Foglie e Franco Deramo
16 Settembre 2021

Lo scorpione di Carmela

Nel suo ‘La terra del rimorso’ De Martino riporta lo strano caso di una ragazzina di San Pietro Vernotico la quale aveva patito “il primo morso” nel periodo prepuberale. Improvvisamente un giorno si mise ad abbaiare, “proprio come un cane”. Il fenomeno era accompagnato da mal di stomaco, dolori localizzati, intolleranza verso certo odori e certi cibi. Nei momenti di crisi Carmela fuggiva abbaiando a chiedere aiuto alle vicine : aveva bisogno di “pane duro e alici”. Agli occhi di tutti si comportava proprio “come una donna gravida”. Un medico locale consigliò i famigliari di procurarle “un zito”. Ma un giovane che sembrò un partito possibile si trovò ben presto in difficoltà : Malgrado il fidanzamento Carmela peggiorava al punto da girare per le strade gesticolando scompostamente ed emettendo grida e gemiti. Il giovane si confidò con una “masciara” di Tuturano. Il responso della fattucchiera fu questo : “Se la taranta che l’ha pizzicata ha avuto figli, la ragazza ballerà fino alla settima generazione dei discendenti della sua taranta”. Il giovane riferì il responso alla madre di Carmela che però non vi dette molto credito perché avendo avuto una sorella tarantata era “esperta di queste cose”. Carmela fu portata da uno psichiatra di Lecce, ma senza risultato. La notte del 20 giugno 1956 Carmela sognò molti “scorzoni” che si avvicinavano, poi San Paolo (“un giovane con la barba bianca”) il quale le diceva di venire al suo paese (Galatina) dove le avrebbe fatto la grazia. Al risveglio la ragazzina accusò i caratteristici disturbi del menarca e rimase a letto. Dopo tre giorni si alzò lamentandosi di non riuscire a stare in piedi. Fu mandata a chiamare un’orchestrina. Finché l’orchestrina suonò ballabili in voga Carmela restò indifferente ma appena vibrarono i primi colpi di tamburello ella cadde svenuta.. Proprio in quel momento ebbe il menarca. Al risveglio ballò per due ore e mezzo. Da allora ogni estate Carmela provava una irresistibile inclinazione al ballo. Talora per “scazzicarla” bastava persino il pulsare ritmico della trebbiatrice. Secondo l’opinione  dei famigliari e della stessa tarantata il responsabile di tutto era uno scorpione. Carmela parlava col suo scorpione, ne subiva le minacce, si accordava sulla durata del ballo e sulla data della prossima crisi. La sorella era dell’avviso che la ragazza abbaiasse poiché il “suo” scorpione aveva pizzicato una cane, che a sua volta aveva “sfiatato” Carmela. E se il cane era morto in seguito al “morso avvelenato”, Carmela doveva ballare al suo posto per tutto il resto della vita che il Signore aveva assegnato al cane. La madre di Carmela sosteneva che lo scorpione  doveva essere “vecchio” e avere “forse cent’anni”. Il vicinato partecipava largamente a questa atmosfera, conclude De Martino : Due comari ci confidarono che una sera in cui Carmela ebbe la grazia da San Paolo, fra i rami di un albero dell’orto vicino si erano delineate le figure dei Santi Cosimo e Damiano.

 

Italo Interesse

 

 269 total views,  1 views today

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *