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Lo Specchio non mente mai

Faceva un certo effetto vedere quelli dell’Anonima sul palco della struttura di via Padre Kolbe invece che di via Camillo Rosalba. Conseguenza del fatto che la gratitudine umana non è morta. Nei suoi anni bui l’Abeliano lanciò un grido di dolore che non tutti ignorarono. Quasi palestinesi cacciati dalla loro terra, Signorile e compagni trovarono ospitalità qua e là, ogni volta salutando l’amico di turno con un ‘a buon rendere’. Poi il momento della Terra Promessa giunse ed ecco il Nuovo Abeliano spalancare le porte con riconoscenza. Mai il suo cartellone fu più affollato, vario e ricco di sorprese, anche dell’ultimo momento. “Biancaneve”, un classico dell’Anonima, vi ha trovato posto sabato scorso nell’ambito della rassegna Open To Day. Un allestimento diverso da quello tante volte apprezzato dai numerosi fans dello storico sodalizio Marmone Schiavarelli. Niente intervallo, soluzione unica. E niente scene, niente oggetti, a parte una cornice da specchio e un mela. Un palco nudo, vasto come una prateria, chiuso da un fondale nero. In tanta nudità, Dante e Tiziana, accompagnati dall’ottimo Mimmo Pesole, sembravano essere tornati ai primordi del loro percorso artistico, quando con spavalderia pressoché adolescenziale si proponevano dove l’avara Bari dei primi anni settanta ne offriva l’occasione, dunque anche localini e localacci. Con affetto e nostalgia li ricordiamo in compagnia di Pinuccio Sinisi sul palco del Re Artù, un club underground di via Montello a Carrassi, lo stesso spazio dove mossero i primi acerbi passi Emilio Solfrizzi e Antonio Storniaiolo destinati più in là ad evolvere in Toti & Tata. Per cui, quale sorpresa ritrovare questi due giganti del nostro teatro come acciuffati dalla macchina del tempo e ricacciati nella primigenia essenzialità. Essenzialità che diviene il contesto migliore per apprezzare una vis comica che decenni di militanza scenica hanno affinato sino a fare di due affiatatissimi compagni anche di vita una letale macchina da risate. Quanto a ‘Biancaneve’, la novità del contesto scenico e la soluzione a tempo unico nulla hanno tolto all’efficacia di questo implacabile marchingegno comico che procede in equilibrio tra bonomia domestica e sottile cattiveria. Dante Marmone rivisita il celebre testo dei fratelli Grimm con occhi ‘globali’, sfrondandolo senza pietà d’ogni stereotipo buonista. Allora un testo diseducativo? Verrebbe da pensarlo, considerando l’assenza di grazia di una Biancaneve terra-terra e la perversione di un principe azzurro e gerontofilo che alla freschezza sensuale di una fanciulla preferisce il degrado carnale della mostruosa strega-matrigna. Ma forse Marmone vuole solo invitare a una visione più concreta e ‘difensiva’ delle cose, visione aspra fin che si vuole che però non esclude la salvaguardia di certi valori, quello della Verità in primis. Ovvero quanto si sforza di fare un povero Specchio che fra caserecce astuzie psicologiche, pur costantemente minacciato di finire in mille pezzi, finisce sempre col dire i fatti come stanno.

Italo Interesse

 

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