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Lo spettacolo teatrale che fa riflettere sul senso della vita

“Non ho paura della morte, ma di morire.” Diceva Indro Montanelli. Ma cosa possono davvero insegnare a chi resta le riflessioni di povere anime piene di rimpianti, che rimuginano sulla loro vita ed esperienze passate? Ce lo ha raccontato il poeta statunitense Edgar Lee Masters con l’antologia di Spoon River, una raccolta di poesie in versi liberi pubblicata tra il 1914 e il 1915 sul Mirror di Saint Louis. Ogni poesia racconta, in forma di epitaffio, la vita dei residenti dell’immaginario paesino di Spoon River (il cui nome deriva da quello di un omonimo fiume realmente esistente, che scorre vicino a Lewistown), sepolti nel cimitero locale. L’opera, rappresentata poi spesso in teatro, che viene utilizzata di frequente nei saggi e nelle scuole, rivela un’umanità sospesa e camaleontica, colta nei suoi drammi, rimpianti e rivendicazioni, evocata in una dimensione tra le più difficili da rappresentare, un classico senza tempo che il regista Maurizio Sarubbi, insieme alla compagnia teatrale Artù, ha voluto reinterpretare con un adattamento dal sapore squisitamente moderno, a cui ha dato il titolo tutto barese di “ Via Crispi in fondo”. Lo spettacolo andrà in scena sabato 28 maggio alle ore 21:00, presso il Piccolo teatro Eugenio D’Attoma, a Bari.

“Quest’opera generalmente si rappresenta in teatro in maniera molto classica, cioè ad ogni attore sono assegnati un paio di monologhi, mentre io ho voluto creare una messa in scena nuova, scegliendo solo una ventina di monologhi, tra quelli di più facile comprensione, e ho cercato una prosa che fosse efficace per rappresentarli. Una coppia, più un altro amico, vengono a Bari da Roma per partecipare a un matrimonio, e per poter bere in maniera tranquilla senza dover guidare, decidono di fare il viaggio in pullman. Dopo il matrimonio perdono il mezzo per rientrare, quindi sono costretti a passare la notte sulle panchine della fermata vicino al cimitero. In questo luogo deserto devono aspettare la successiva corsa delle cinque, con i cellulari scarichi. Così vengono visitati dalle apparizioni di queste anime, interpretate da Susi Rutigliano e Mina Albanese. All’interno della storia vi sono le dinamiche e le varie problematiche di una coppia in crisi interpretata da Roberto Romeo e Antonella Ranieri, mentre io interpreto l’amico dei due. Dietro questo spettacolo c’è un grande lavoro attoriale, l’impronta è minimalista, la scena molto essenziale, in linea con il mio stile. Perché punto soprattutto sull’approfondimento interiore dei personaggi.” Spiega Sarubbi, regista dello spettacolo e anche attore sulla scena. Il personaggio femminile della coppia è interpretato dall’attrice Antonella Ranieri. “Nello spettacolo recito il ruolo di una persona in carne ed ossa di cui viene narrato il travaglio sentimentale. Con Maurizio vivo una condizione di infelicità, ma mi sarà tutto più chiaro proprio dopo l’incontro con le anime. Grazie a loro rifletterò sul senso della vita e mi renderò conto che fino a quel momento mi sono fatta solo del male. È come se la morte, paradossalmente, mi aprisse gli occhi proprio sul senso della vita. Sull’estrema importanza che ha il volersi bene e il cercare di vivere bene.”

Una delle due poliedriche interpreti delle anime in pena è invece Susi Rutigliano, che evidenzia l’originalità e la complessità di questo felice adattamento teatrale “Quando nel 2019 Maurizio Sarubbi ha deciso di mettere in scena Spoon River ne sono stata molto felice, anche perché è stato uno dei primi testi che ho studiato quando ho cominciato a fare teatro. Mentre nelle rappresentazioni tradizionali quest’opera viene usata su monologhi singoli, in questo caso il bello è che i monologhi vengono intrecciati alla prosa, a seconda della situazione del momento. La difficoltà nella stesura della sceneggiatura è stata proprio questa: trovare testi adatti alle varie situazioni, creando alla fine un prodotto artistico molto originale. L’aspetto forse da considerare è che nella messa in scena originariamente i testi sono molto drammatici, noi andiamo invece a cambiarne un po’ le intenzioni, stemperando quella severità per acquisire un colore più sfaccettato… Un lavoro intenso e complesso di cui siamo molto soddisfatti, che ha portato ad un’opera piacevole da guardare, ma che lascia anche molto spazio alla riflessione.”

Rossella Cea

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