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Lo stop agli incentivi sulla produzione di biogas potrebbe avere conseguenze drammatiche

Alla vigilia della campagna olearia 2020-2021, in Puglia, un altro pesante rischio incombe sul comparto olivicolo ed oleario locale, a causa della sospensione, da parte del Governo nazionale, degli ecoincentivi destinati agli impianti per la produzione di biogas e che durante il periodo di trasformazione delle olive smaltiscono la sansa prodotta dai frantoi, acquistandola o per ottenere dalla sua lavorazione combustibile biologico oppure per ricavare biogas con un apposito processo fermentativo. Infatti, la diretta conseguenza di tale incentivo sarà sicuramente quella di una richiesta di smaltimento a titolo oneroso del sottoprodotto solido ottenuto dalla lavorazione delle olive e non più il suo acquisto da parte delle imprese specializzate nel ritiro. Una ripercussione, questa, che si riverserà indirettamente anche sugli olivicoltori, che si vedranno quasi sicuramente abbassare il prezzo di acquisto delle olive da parte dei frantoiani, per l’incremento di costo della trasformazione dovuto al duplice danno di mancato ricavo dalla sansa e del conseguente costo di smaltimento. Ma c’è di più. E possibile che in taluni casi i frantoi collassino e interrompano l’attività di molitura delle olive, per l’impossibilità a smaltire la sansa come ammendante e con regolarità, facendola divenire un rifiuto speciale e, quindi, con un aggravio dei costi a carico delle imprese trasformatrici delle olive. Infatti, finora la destinazione energetica  della sansa umida ha garantito certezza, capillarità e continuità del ritiro della stessa che, se non allontanata nel giro di 24 ore, causa il rallentamento dell’attività dei frantoi con il conseguente aggravio di costi per la produzione di olio, oltre che un  peggioramento della qualità delle olive in giacenza e il necessario rallentamento della raccolta in campo delle olive, per i ritardi nella trasformazione. Coldiretti Puglia, in relazione a tale problematica, il 23 settembre scorso ha inoltrato una richiesta al Mise (Ministero dello sviluppo economico) ed un’altra al Mipaf (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) per sottoporre la questione innanzi riferita al Comitato interministeriale dei biocarburanti. “Già nella scorsa campagna olearia, – ha dichiarato il presidente di Coldiretti-Puglia, Savino Muraglia – per non sopportare ulteriori costi che avrebbero aggiunto il danno alla beffa, le imprese hanno utilizzato la sansa come ammendante che per la presenza di acqua e sostanza organica per lo meno è un nutriente per il terreno, mentre numerosi frantoi hanno dovuto interrompere l’attività con un danno economico grave a carico dell’intera filiera”. E questa, per Muraglia, “è una situazione insostenibile che va sanata prima che la campagna olearia 2020/2021 entri nel vivo”. Nella lettera formale ai Ministeri, sia di Coldiretti-Puglia che della corrispondente Unione dei produttori olivicoli  che ad essa si richiama, l’Unaprol,  si stigmatizza che “la preoccupazione di Assitol, che si appella al principio del ‘food first’ per reclamare la destinazione delle sanse ai sansifici, è del tutto priva di fondamento”, poiché “in media il 67 % delle sanse prodotte in Italia sono comunque conferite ai sansifici, quindi si tratta di un falso problema”. Infatti, ha affermato ancora Muraglia: “L’utilizzo delle sanse umide a fini energetici va garantita a beneficio dell’intera filiera olivicolo-olearia, per la evidente stretta sui costi a carico delle imprese, la netta riduzione dell’impatto ambientale, più alti livelli qualitativi dell’olio e il miglioramento delle rese produttive”. Motivo per cui l’Unaprolha invitato le Istituzioni competenti a prendere in seria considerazione il problema denunciato da Coldiretti e dall’Unione stessa, affinchè si favorisca l’adozione di soluzioni virtuose dal punto di vista economico ed ambientale, come la produzione di biogas dalle sanse. Diversamente, secondo l’Unaprol, si costituirebbe un grave errore di valutazione che andrebbe a colpire duramente un asset strategico dell’Agroalimentare italiano, la filiera olivicolo-olearia, che vale oltre 1,2 mld di euro nella sua fase agricola e 3 mld in quella industriale. Perciò,Coldiretti e Unaprol sono impegnate per tutelare, in qualsiasi sede, la dignità della filiera olivicolo olearia italiana, dove la Puglia è notoriamente  produttrice di oltre il 50% del olio extra vergine d’oliva ‘Made in Italy’.

 

Giuseppe Palella

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