Lo studio di fattibilità? Dati vecchie e superati, quasi tutto da rifare
Uno studio di fattibilità che potrebbe essere già vecchio e superato, quello trasmesso dall’Agenzia “Invitalia” a via Arenula e su cui il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha appena dichiarato di fondare le sue “valutazioni” per trovare finalmente la “soluzione finale” alla ‘vextata questio’ sede unica della giustizia, a Bari. A questo punto, proprio per capire su quali dati si basano le valutazioni ministeriali per la sede unica della Giustizia in città, abbiamo provato a confrontare i dati già a nostra disposizione con quelli del progetto del Polo della Giustizia alle ex Casermette Milano – Capozzi, cominciando dal ‘cuore pulsante. Vale a dire dagli spazi destinati alle aule d’udienza: l’aspetto più rilevante del sottodimensionamento di quest’ultimo progetto, dunque, si riscontra proprio a partire dal “numero” delle aule e dalle loro “dimensioni”. Le Aule, infatti, risultano in numero sottostimato di circa il 50 per cento rispetto al numero di quelle aule che la Corte di Appello di Bari aveva richiesto col precedente ‘Quadro Esigenziale’, predisposto, nel 2003, per la Ricerca di Mercato. Il nuovo progetto del “Polo” ne prevede, invece, meno d’una cinquantina. E tutte con dimensioni decisamente più ridotte, rispetto a quelle richieste allora dalla Corte di Appello laddove, in particolare, con riferimento alle Aule Penali, venivano indicati adeguati requisiti funzionali: stanze singole per P.M., avvocati e testimoni, direttamente collegate con l’aula d’udienza e con percorsi autonomi e differenziati. Ma passiamo alle stanze per magistrati, dirigenti e cancellieri. Ebbene, il progetto del “Polo” prevede una “superficie lorda” della stanza dei Magistrati compresa fra 30 e 36 mq., comprensiva di bagno, sala fotocopie, quota corridoio, quota scale, tramezzi e murature. Per i cancellieri tale “superficie lorda” è, compresa fra 13 e 16 mq, sempre comprensiva di bagno, sala fotocopie, quota corridoio, quota scale, tramezzi e murature. Ciò significa che la stanza del magistrato dovrebbe avere una superficie netta di 15/18 mq, mentre la stanza dei cancellieri dovrebbe avere superficie netta di 6/8 mq. Non c’è bisogno commenti per evidenziare, “ope oculi”, l’assoluta inadeguatezza d’un tale spazio destinato a magistrati e cancellieri. Insomma, questo progetto del “Polo” ha fatto riferimento (a quanto sembra in modo del tutto acritico e meccanico, quasi in fotocopia), ad alcuni dei parametri minimi fissati dalla Circolare dell’Agenzia del Demanio n° 22163/DAO-CO-PA del 30/07/2012. Questa Circolare, infatti, fissa tali parametri, riferendosi a spazi da destinare ad “uffici generici”, quali possono essere gli uffici delle Imposte, delle Forze dell’Ordine, del Demanio, del Catasto eccetera. Gli uffici dei Magistrati e dei Cancellieri hanno ben altre esigenze di spazi e, pertanto, ad essi non possono applicarsi meccanicamente i parametri minimi fissati dalla Circolare dell’Agenzia del Demanio. Già da questa prima analisi, riferita ai soli uffici dei magistrati e dei cancellieri, riviene un sottodimensionamento di circa 15.000 – 20.000 mq. Ma andiamo avanti e passiamo al personale dipendente. Il progetto del “Polo” prevede un numero totale di dipendenti pari a 1.462 unità, mentre la Corte di Appello, già nel lontano 2003, aveva fissato un numero di 1.526 unità. In sintesi, nonostante l’accorpamento delle sedi periferiche della Corte di Appello e la conseguente significativa concentrazione di personale a Bari, il numero dei dipendenti considerato nel progetto del “Polo” si è, incomprensibilmente, ridotto di oltre 100 unità. Insomma, già con riguardo solo a Uffici e Aule, lo studio ‘Invitalia’ presenta superfici sottostimate di oltre il 30 – 40 per cento, ma particolarmente sottostimate risulterebbe anche la quantità dei parcheggi, che non tiene conto, per quanto riguarda i “Parcheggi Interni” destinati al personale dipendente, dei minimi di legge (Legge n. 122/1989), che prescrivono una superficie a parcheggio pari a 1/10 della volumetria degli edifici. Infatti la superficie dei “Parcheggi Interni” destinati ai dipendenti, prevista dal progetto del “Polo”, è pari a meno della metà di quella minima prescritta dalla normativa sopra richiamata. E sempre con riguardo ai parcheggi, altro snodo cruciale dello studio di fattibilità tenendo presente la zona che ospita le ex casermette, si omette di esaminare un parametro che è “fondamentale”, allorchè si procede a progettare edifici destinati alla fruizione pubblica, come un Palazzo di Giustizia. Il Decreto 1444/68 (art. 5.2) prescrive, infatti, che per ogni 100 mq di superficie coperta si debbano prevedere 80 mq di Verde e Parcheggi, di cui almeno la metà a Parcheggi. Ciò significa che, pur volendo assumere (solo al fine di tale calcolo), la superficie coperta (assolutamente insufficiente) indicata dal progetto del “Polo” di circa 110mila mq, sarebbe necessario prevedere una superficie di circa 90mila mq per Verde e Parcheggi, di cui almeno 45mila mq (e cioè la metà) per Parcheggi destinati al pubblico e, quindi, esterni al Palazzo di Giustizia. Come si vede, la superficie minima per “Parcheggi al Pubblico” e “Verde” prescritta dalla legge, è un parametro “importantissimo” e “fondamentale” per un progetto di tal genere, non solo per il costo delle relative opere, ma per la stessa preliminare “Verifica di Fattibilità” e della stessa minima “Possibilità” per l’area di accogliere la nuova opera. Come non osservare, infatti, che l’area delle ex Casermette, presenta una superficie di circa 14 ettari. Per quanto visto, di questa superficie, la rilevante quantità di circa 9 ettari (90mila mq) deve essere destinata a standard per “Verde” e “Parcheggio al Pubblico”, residuando, quindi, una superficie di circa 5 ettari, su cui ubicare gli edifici e la viabilità interna. E tale superficie di circa 5 ettari è assolutamente insufficiente ad accogliere tutti gli Edifici Giudiziari della città, che necessitano, per motivi funzionali e di sicurezza, di adeguate distanze fra le relative funzioni e, quindi, fra gli edifici in cui le stesse sono ubicate. Ciò vale, in particolare, per le Aule Bunker, il Tribunale dei Minori, le distanze di sicurezza dai confini e tutto il resto. Tanto per rinfrescare la memoria, uno dei motivi per cui il progetto del cosiddetto “secondo Palazzo di via della Carboneria” fu bocciato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, fu proprio il mancato rispetto degli standard minimi di “Verde” e “Parcheggi” di cui al citato D.M. 1444/68. E tutto ciò senza considerare che l’area delle “ex casermette” di via Alberotanza risulta divisa in due da una strada comunale, con relative distanze di rispetto della stessa e, quindi, con stringenti vincoli per la ubicazione degli edifici di progetto. Di tutto questo, non c’è traccia nell’ultimo progetto del “Polo della Giustizia” a Bari.
Francesco De Martino
Pubblicato il 22 Febbraio 2019



