Cronaca

L’olio straniero sta penalizzando olivicoltori e frantoiani pugliesi

La denuncia di Coldiretti alla luce delle giacenze in magazzino di olio evo nazionale, che ora sono di circa il 120% in più rispetto ai quantitativi dello scorso anno

Una situazione che colpisce duramente la Puglia, cuore della produzione olivicola italiana, è il crollo dei prezzi all’ingrosso dell’olio extra vergine di oliva, ad una quotazione ben al di sotto dei costi di produzione. A lanciare l’allarme prezzo dell’olio evo nazionale è Coldiretti Puglia che, sulla base dei dati dell’ultimo Report ‘Frantoio Italia’ dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, ha reso noto che a fine febbraio 2026 nei magazzini pugliesi si registrano 80mila tonnellate invendute di olio evo made in Italy prodotto durante la campagna olivicola 2025/26, terminata da appena qualche mese. Ovvero circa il 120% in più rispetto ai quantitativi in giacenza allo stesso periodo del 2025, mentre lo scorso anno gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati quantitativamente del 50% in più rispetto al 2024, favorendo così non solo una caduta verticale del prezzo all’ingrosso, ma anche inganni e speculazioni a danno della produzione nazionale. Infatti, l’olio extravergine d’oliva, simbolo della “dieta mediterranea” e pilastro dell’economia agricola pugliese, è oggi minacciato – per Coldiretti Puglia – non solo dall’aumento dei costi di produzione, ma anche dall’invasione di prodotto straniero, con il caso emblematico rappresentato dall’olio tunisino, venduto mediamente a poco più di 3,5 euro al chilo, con effetti devastanti sul mercato interno al dettaglio. Difatti, – insiste Coldiretti Puglia – l’afflusso in maniera indiscriminata di olio estero sta comprimendo al ribasso i prezzi non solo all’ingrosso ma anche al dettaglio, costringendo i produttori pugliesi di olio evo a vendere sotto i costi di produzione. Una dinamica, quest’ultima, aggravata anche da pratiche scorrette e traffici senza scrupoli. Infatti, – ha chiarito inoltre Coldiretti Puglia – accanto all’olio “low cost” che entra quotidianamente nei porti italiani, si registrano anche vere e proprie frodi. Ossia oli di semi colorati con clorofilla spacciati per extravergine, miscele non dichiarate di olio lampante – la qualità più scadente di olio d’oliva – che attraverso procedimenti industriali di deacidificazione e deodorazione che lo rendono concorrenziale, tanto da farlo apparire quasi simile ad un olio extra vergine e che commercializzato con etichette ingannevoli, dove la dicitura “Confezionato in Italia” è ben visibile, mentre l’origine reale del prodotto è nascosta in caratteri minuscoli, contribuisce a creare confusione sul mercato al dettaglio, soprattutto nel settore della Gdo (Grande distribuzione organizzata). Quindi, – ha sottolineato Coldiretti Puglia – la tutela dell’olio evo “made in Italy” e, in particolare, dell’olio pugliese passa anche dal rafforzamento dei controlli sugli oli provenienti da Paesi extra Ue, dove spesso vengono utilizzate sostanze vietate in Europa, sia per i trattamenti fitosanitari degli ulivi in fase produttiva che nei procedimenti estrattivi dell’olio nei frantoi. Pertanto – ha rilevato Coldiretti Puglia – serve applicare con forza il principio di reciprocità delle regole, estendere il sistema di tracciabilità Sian a livello europeo e contrastare le pratiche sleali nella grande distribuzione, a partire dal sottocosto che penalizza le nostre produzioni Dop e Igp. Un passo avanti importante – sempre secondo Coldiretti Puglia – è rappresentato dal provvedimento entrato in vigore lo scorso 1° marzo, fortemente sostenuto a livello nazionale, oltre che dalla Coldiretti anche da Unaprol, che introduce l’obbligo di indicare con precisione nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di traffico di perfezionamento attivo (Tpa) e le operazioni di “equivalenza”. Misure, queste, che hanno colmato un vuoto normativo che ha favorito per anni l’importazione di olio straniero a dazio zero, senza adeguate garanzie sulla destinazione finale, ma che evidentemente da sole non sono ancora sufficienti a prevenire e contrastare le criticità tuttora presenti nel comparto dell’olio extra vergine di oliva e, in particolare, della commercializzazione del prodotto. Infatti, per la più importate Organizzazione sindacale agricola pugliese, fondamentali restano la trasparenza, i controlli organolettici e un monitoraggio costante da parte del Masaf sulla qualità degli oli d’oliva presenti sugli scaffali di vendita al dettaglio. Solo così – per Coldiretti Puglia – è possibile difendere il valore dell’olio extravergine d’oliva italiano di qualità ed arginare l’ingresso di prodotti a basso costo e basso valore. Parallelamente a tali auspicati controlli e monitoraggi da parte del Masaf (Ministero dell’agricoltura, sovranità alimentare e foreste), Coldiretti e Unaprol, attraverso le iniziative della Fondazione Evo-school, continuano comunque a lavorare per diffondere la cultura dell’olio tra i consumatori, promuovendo i benefici dell’extravergine e incentivando scelte di acquisto consapevoli. Infatti, Coldiretti Puglia ha ribadito che l’olio 100% italiano non è solo un’eccellenza gastronomica, ma un vero investimento in salute e qualità della vita. Inoltre, il settore olivicolo nella nostra regione rappresenta – a detta di Coldiretti Puglia – una leva strategica anche per il turismo, grazie alla crescita dell’oleo-turismo. Ovvero un modello di accoglienza esperienziale che valorizza il territorio, le tradizioni e la qualità delle produzioni locali, al pari degli oli Dop e dell’Igp ‘Olio di Puglia’, che conferiscono una forte identità e di sicura provenienza e qualità per l’olio evo di nostra produzione regionale.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 9 Aprile 2026

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