L’Ombra siamo noi
‘L’ombra di Jekyll’, del carovignese Giuseppe Convertini al Teatro Sala San Francesco di Roma

L’inconscio è un abisso che può paragonarsi al ‘camino’ di un vulcano spento. Appena le valvole di sicurezza morale cedono, i liquami dell’animo hanno via libera. E l’Inferno si palesa. Quell’onnipresente Inferno padre di tanti scheletri chiusi nell’armadio e la cui esistenza viene quotidianamente negata o rimossa. Anche se le suddette ‘valvole’ possono reggere per tutta la durata dell’esistenza, ciò non toglie che siamo tutti (da chi scrive a chi legge) potenziali vettori del Male. Più di cento anni fa lo scrittore scozzese vide giusto, assai meglio della pletora di genetisti, filosofi, strizzacervelli e chiacchieroni assortiti del nostro tempo.
‘Lo strano caso del dr. Jekyll e del sig. Hide’ ha il pregio di illustrare in modo fulminante la vera natura dell’Uomo e della fatica necessaria a scendere a patti con essa, essendo fuori discussione l’averne ragione. Di qui il successo del capolavoro dello scrittore scozzese, innumerevoli volte trasposto sul grande schermo. Rare volte invece il dramma dell’integerrimo accademico che una pozione trasforma in un malvagio ha trovato spazio in palcoscenico. Ma il breve numero di trasposizioni teatrali si approssima ad accrescersi di un’unità.
Questa volta per merito di un teatrante e cineasta pugliese, il carovignese Giuseppe Convertini, il cui ‘L’ombra di Jekyll’ debutterà sabato 25 aprile al Teatro Sala San Francesco di Roma. Articolato in forma di spettacolo – racconto, il lavoro di Convertini (che cura traduzione, adattamento e regia) vede unico protagonista Francesco Lai ; scene e costumi di Maria Antonia Pagliara, produzione Teatro Le Maschere. Il titolo dell’opera ispira l’idea che quella detta ‘di Jekyll’ sia l’ombra dormiente in ognuno di noi. La si voglia vestire dei panni di Caino, Hitler, Barbablù, Torquemada, Attila o De Sade, cambia nulla. Più che un’ombra, quella in questione è L’ombra… E “l’Ombra – dice l’avvocato Utterson, che nel romanzo di Stevenson investiga sullo ‘strano caso’ – non deve essere rifiutata perché ogni ripudio di essa comporterà un impoverimento della nostra personalità”.
Curiosa la genesi di questo adattamento teatrale : Giuseppe Convertini aveva dieci anni quando in tv impattò con la più celebre versione cinematografica di quella storia, il film diretto nel 1941 da Victor Fleming e interpretato da Spencer Tracy, Ingrid Bergman e Lana Turner. La fatale ‘collisione’ segnò per sempre il piccolo Giuseppe. Più avanti, Convertini, scoprì il romanzo e un velo cadde : Stevenson aveva scritto un apologo sulla condizione umana ben più ‘formativo’ dell’acquoso insegnamento distillato dai circa cinquanta film dedicati allo ‘strano caso’. Il lavoro di Convertini, dunque, pur puntando sull’immagine, strizza l’occhio alla parola, quella di un altro dei tanti romanzi di cui tutti hanno sentito parlare ma di cui pochi hanno sfogliato le pagine.
Italo Interesse
Pubblicato il 17 Aprile 2026



