Cronaca

L’ospedale Di Venere simbolo della sanità pugliese che non funziona

Secondo la classifica di LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) stilata dal Ministero della Salute, la nostra regione si colloca al penultimo posto seguita solo dalla Campania.

I pugliesi infatti hanno uno dei servizi sanitari più costosi d’Italia (ai già onerosi ticket previsti è stato aggiunto l’ulteriore ticket di 47 euro per 109 prestazioni sanitarie, dapprima effettuabili gratuitamente in regime di ricovero o day-hospital) e col peggiore dei servizi sul piano della prevenzione, dell’assistenza agli anziani, degli ospedali e dell’emergenza 118. Occorre assumere quasi duemila operatori tra medici, infermieri e tecnici per ripianare gli organici delle strutture pubbliche. A questo ci sono da sommare le spese pazze che fanno lievitare i costi a carico dei cittadini: per un ago a farfalla le Asl pugliesi pagano 0.054 euro contro la cifra standard di 0.028 euro. Secondo i dati dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) uno stent coronarico a rilascio di farmaco, in Puglia, costa in media 1.410,75 euro contro i 448,95 euro del listino standard su scala nazionale e per una testa femorale da rivestimento si passa dal  prezzo di riferimento di 344 euro agli attuali 960 euro. Inoltre la Centrale Unica degli Acquisti in Puglia che si occupa di vigilare sulle spese sanitarie è stata istituita solo dal 1 gennaio 2015, dopo l’approvazione della Giunta del “Piano regionale delle attività negoziali per le acquisizioni dei beni e servizi delle agenzie e degli enti del Servizio Sanitario Regionale” ossia il piano delle gare d’appalto che si svolgeranno quest’anno attraverso la nuova struttura centralizzata che effettuerà un unico appalto per le necessità di tutte le Asl della Regione.

Il catalogo delle gare comprendenti 20 voci di spesa sarà gestito dall’Agenzia regionale “Innova Puglia” con funzione di coordinamento degli acquisti, funzionale a garantire anche una maggiore trasparenza e legalità ma soprattutto con lo scopo di ridurre sensibilmente i costi della sanità pubblica pugliese a tutto beneficio, si spera, delle tasche dei cittadini.

Non c’è da stupirsi quindi se i primi a subire le conseguenze dei tagli dovuti al pareggio di bilancio sono proprio gli ospedali: é il caso, a Bari, dell’ospedale “Di Venere”. Polo sanitario di riferimento della zona periferica comprendente i quartieri di Carbonara, Ceglie,Loseto e per i Comuni a sud del Capoluogo, da Conversano fino a Gravina ed Altamura, che oltre ad essere da anni un cantiere a cielo aperto con la relativa chiusura dei reparti di psichiatria, dermatologia (inaugurata nel 2007 e chiusa nel 2011), chirurgia d’urgenza, radiologia interventistica, il centro di procreazione medicalmente assistita, il depotenziamento della sala parto con relativa riduzione di posti letto per ostetricia e ginecologia, la riduzione delle prestazioni del laboratorio di analisi, ora deve fare a meno anche della cardiologia, chiusa a seguito del contagio da scabbia e tubercolosi di 25 operatori tra medici e infermieri. Con la grave carenza di personale non si è in grado di sostituirli per garantire ai casi più la gravi almeno la terapia intensiva, anch’essa chiusa con conseguente trasferimento dei pazienti presso l’ospedale San Paolo e quello di Putignano.  Il Reparto (dove secondo i dati Agenas, su un campione di 173 ricoverati per infarto di miocardio acuto il tasso di mortalità si aggira attorno al 26,1%) rimarrà quindi chiuso fin quando il personale non rientrerà dalla malattia. I sindacati insorgono perché non è concepibile che tutti i dipendenti della cardiologia abbiano contratto la malattia nello stesso momento. Ciò significa che le misure di prevenzione e protezione sono state ignorate dalla direzione sanitaria dell’ospedale. Inoltre mancherebbero i fondi necessari per l’assunzione di personale, per potenziare l’igiene nei reparti e per migliorare la logistica della struttura.

Il Direttore Sanitario – Domenico Labate –  spiega che << La nostra struttura accoglie migranti e persone senza fissa dimora che arrivano da tutta la Provincia>>. Quindi questo la dice lunga anche sulla gestione dell’emergenza sanitaria dovuta al continuo sbarco di clandestini sulle coste pugliesi.

L’ex Consigliere della 4° circoscrizione Francesco Magrone – attuale dirigente provinciale NCS- ribadisce che << E' inammissibile che siano stati sottratti fondi destinati al miglioramento delle prestazioni degli ospedali pubblici come il "Di Venere" ormai abbandonato a se stesso, per favorire il potenziamento di strutture private convenzionate con la Regione Puglia. In passato fu costituito anche un comitato cittadino a sostegno dell'ospedale ma dopo tante promesse da parte dei politici competenti in materia, nulla è stato fatto per rilanciare questo importante polo sanitario.

Noi con Salvini in Puglia intende intraprendere delle importanti iniziative sul territorio, per sensibilizzare le Istituzioni e la Regione Puglia, le quali devono dare delle risposte ai cittadini su quale sia il vero futuro del Di Venere>>.

Bisognerebbe chiedere al neo governatore della regione Puglia  -Michele Emiliano- che ha mantenuto la delega dell’assessorato alla sanità, cosa intende fare dopo che, per la rimodernizzazione dell’ospedale, sono già stati spesi milioni di euro di soldi pubblici.

                 

 

 Maria Giovanna Depalma


Pubblicato il 28 Luglio 2015

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