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L’ospedale in fiera servirà dopo l’emergenza? Emiliano e dirigente si contraddicono

Non si placa la bufera che aleggia attorno all’ospedale covid di Bari, costruito a tempo record nei padiglioni della Fiera del Levante alla fine dello scorso anno. Ed anche se la Procura di Bari ha già aperto un’indagine, per ora senza indagati e senza ipotizzare reati, ma solo per acquisire carte, atti e documenti, coordinata dal procuratore aggiunto Alessio Coccioli, la politica continua a sollevare veli e contraddizioni di un’opera di cui, forse, non c’era proprio alcun bisogno, in Puglia. Se gli inquirenti stanno giustamente verificando prima di tutto la regolarità dell’iter procedimentale dietro un’opera, come detto, realizzata in così poco tempo, sempre con la giustificazione dell’emergenza, i politici locali hanno puntato l’obiettivo sui ritardi con cui sono stati affrontate questioni che, invece, andavano studiate preliminarmente. Come ad esempio l’assunzione di medici, infermieri e operatori socio-sanitari: scusate, come si fa a mettere su decine di posti letto in emergenza, riempire spazi che prima erano vuoti di sale operatorie, senza chirurghi, medici anestetisti e assistenti specializzati? Certo, la Procura barese vuol comprendere come mai lavori stimati in circa 9 milioni di euro, in pochi giorni sono più che raddoppiati, come fosse stato studiato a tavolino. E’ ancora presto per giungere a conclusioni, però la Città di Bari ha conosciuto storie di ospedali che hanno aspettato anni e anni, prima di vedere l’ultima pietra, per colpa di progetti preparati in pochissimi giorni, costi aggiuntivi e affidamenti dubbi, figurasi se poteva finire diversamente per un ospedale realizzato in un mese e mezzo (!!) all’interno di padiglioni requisiti addirittura dalla Prefettura, per non perdere tempo dinanzi all’invasione del virus da Covid/19. E mentre gli onorevoli Gemmato e Fitto con i consiglieri del Gruppo Regionale parlano di un <<monumento all’improvvisazione>>, loro scoprono le contraddizioni di chi straparla del destino di quei reparti anticovid, ancora prima della loro apertura. <<Pur di non ammettere quello che è sotto gli occhi di tutti – annota il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo – dopo le affermazioni del presidente Emiliano, secondo il quale alla fine dell’emergenza l’ospedale sarà smantellato e le attrezzature trasferite negli ospedali esistenti, il dirigente regionale della Protezione Civile Lerario, afferma che l’ospedale resterà perché in futuro potrà servire per fronteggiare le maxi-emergenze>>. Non si può pensare di pagare un canone alla Fiera del Levante (111mila euro al mese) in funzione di una <<futura pandemia o catastrofe che potrebbe richiedere, invece, una risposta diversa rispetto all’Ospedale Covid>>, osserva ancora Zullo. Senza contare che nel lasso di tempo intercorrente tra l’attivazione dell’ospedale e il futuro intervento emergenziale, strutture e attrezzature ‘invecchiano’. <<Per questo se a Emiliano abbiamo chiesto perché quei 160 posti letto non li ha previsti dall’inizio, ovvero da maggio 2020, negli ospedali esistenti (evitando così problemi di personale), al capo della Protezione Civile chiediamo se ha mai avuto esperienza di cosa sia la Medicina delle maxi-emergenze. Perché è evidente che se ne avesse, dovrebbe sapere che un Piano ospedaliero idoneo a fronteggiare sia un’emergenza interna (esempio, catastrofi che colpiscono direttamente la struttura sanitaria) sia un’esterna (esempio, per garantire l’accettazione degli infortunati provenienti dall’area disastrata) non deve prevedere solo un mero aumento dei posti letto. I disastri pongono, infatti, problemi ‘unici’ che richiedono risposte “specifiche” in rapporto alla catastrofe da fronteggiare. Risposte che devono garantire un’efficace mobilitazione delle energie presenti al momento e consentire una flessibilità di risposta sulle esigenze dell’emergenza>>. Concludendo, in un momento come questo, per Zullo di tutto c’è bisogno, salvo che si dicano parole diametralmente opposte, soprattutto parlando di ospedali, sanità ed emergenze.

Francesco De Martino

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