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L’ultimo tetto di Virgilio

Periodicamente si torna a parlare della casa in cui Virgilio chiuse gli occhi per sempre. L’ultima volta risale alla settimana scorsa, quando all’interno della presunta, estrema dimora di Virgilio l’attrice brindisina Sara Bevilacqua recita il III Canto del Purgatorio (per chi ne abbia curiosità, in Rete è fruibile il relativo video prodotto da  Mimmo Greco e Meridiani Perduti, coi contributi di Danilo Urso e di Daniele Guarini e con la disponibilità della famiglia Petrachi – Nozzoli, proprietaria dell’immobile). Si è detto prima ‘presunta’. La prudenza è d’obbligo. Che il grande Virgilio si sia spento a Brindisi il 21 settembre del 19 a.C. del calendario giuliano, di ritorno da un viaggio in Grecia, vittima forse di un colpo di sole, è fuori discussione. Così come è credibile che, trasportato morente nella casa più vicina, egli via abbia dettato le sue ultime volontà. Volontà, come sappiamo, disattese dagli amici a cui erano state rivolte, avendo per oggetto la distruzione del manoscritto dell’Eneide, dall’autore giudicata opera ancora acerba. Quanto invece all’ubicazione dell’ultimo tetto di Virgilio (nell’immagine, una stampa settecentesca che ne riproduce i ruderi), i dubbi sono legittimi. Sono passati 2040 anni dalla morte di Virgilio ed è già difficile credere che un fabbricato comune, posto peraltro a poche decine di metri dal mare, abbia potuto restare in piedi per tanto tempo. Prove documentali non esistono in proposito, tuttavia la trasmissione orale merita rispetto. Si vuole che l’originale fabbricato sia stato inglobato da una palazzina eretta verso la fine dell’Ottocento. Il che avrebbe protetto quelle pietre millenarie sia dagli agenti atmosferici che dai sismi. La palazzina in questione è ubicata al civico 44 di Via Colonne, in corrispondenza del largo dove si leva uno dei due fusti terminali della via Appia. Che tale costruzione sia accreditata come l’ultima dimora del Poeta, è testimoniato dalla edizione 1869 dell’Album del Viaggiatore, una guida con gli orari dei treni e delle navi in movimento da e per Brindisi (si parla pure di un documento del Cinquecento che accennerebbe alla cosa). Circa un secolo dopo, in occasione del bimillenario della nascita di Virgilio, sulla facciata della stessa palazzina l’Amministrazione Comunale fece affiggere una lapide commemorativa. Tanto però non significa che il luogo sia stato elevato a monumento. Siamo in presenza di un ‘monumento di fatto’. A prendersene cura sono soltanto i proprietari. Chi ha potuto mettervi piede parla di tracce evidenti (e conservate con estrema cura) di un fabbricato ben più antico. Le poche immagini reperibili in Rete sembrano confermarlo.

Italo Interesse

 

 

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