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L’Università di Bari inaugura l’anno accademico nel segno della pace

“E’ importante estendere l’accesso alla conoscenza nel nostro Paese ad un numero sempre più ampio di cittadini, non è possibile lasciare per strada nessuno”: lo ha detto nella sua prolusione in occasione dell’ anno accademico 2022 2023 ieri a Bari presso il teatro Piccinni, il Magnifico Rettore della Uniba Aldo Moro prof. Stefano Bronzini. Ricca la platea nella quale spiccavano il vice ministro alla giustizia Francesco Paolo Sisto, il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, il vice sindaco Eugenio Di Sciascio, vari sindaci e il presidente di Confindustria Sergio Fontana. Il diritto allo studio, secondo il Rettore: “E’ una questione di democrazia che va ben oltre operazioni di marketing”. Poi una critica ai precedenti governi e soprattutto all’ autonomia differenziata: “Dispiace constatare- ha detto- che in passato i governi siano stati sordi a tale esigenza. In un Paese che avrebbe dovuto intraprendere la strada della modernizzazione cercando di recuperare un divario dalle altre nazioni europee, si è favorita al contrario una pericolosa diversificazione anche della mappa nazionale. L’ autonomia differenziata discussa già nella inaugurazione del 2019, riappare oggi all’ orizzonte e siamo preoccupati per l’imbarazzante deriva intrapresa nel dibattito. Lo vogliamo dire con chiarezza: l’autonomia differenziata creerebbe un divario tra nord e sud del Paese, tra ricchi e poveri, insomma tra coloro che possono e coloro che non possono accedere alla formazione universitaria. Lo ribadiamo: ogni disuguaglianza genera conflitti sociali”. E ancora: ” Al legislatore vorrei giungesse il nostro grido di allarme: se decidere è nella vostra responsabilità, saper ascoltare deve essere il vostro compito. Il Magnifico Rettore ha anche voluto abbandonare la logica del campanile e della parcellizzazione: ” E’ giunto il momento di dichiarare inadeguati i paradigmi del passato e passare dalla logica del campanile a proposte innovative che possano sviluppare una crescita ed uno sviluppo di poli di ricerca e di formazione su tutto il territorio regionale. E’ giunto il momento di dare forma ad una sempre più virtuosa sinergia di ricercatori per la costituzione di attrattivi poli tematici di eccellenza. Se siamo contenti che due nostri dipartimenti sono stati dichiarati di eccellenza, siamo anche coscienti che unendo le forze potremmo fare molto di più per il nostro territorio “. Infine ha illustrato il senso del tema della inaugurazione: Che cosa è la mela. E la risposta è nell’asse conoscenza- pace. “Che cosa è la mela è una richiesta semplice, apparentemente banale che invece incide una ferita profonda e dolorosa della coscienza collettiva rivelando di come le cose al mondo non vadano proprio bene”. Il Rettore ha citato Papa Francesco nella sua omelia del 23 febbraio 2019 proprio qui a Bari ricordando che è necessario passare: ” Dal culto del lamento alla cultura del dono e della responsabilità”. “Ci siamo soffermati su come fosse semplice parlare al plurale di guerre e risultare poco comprensibile utilizzare il plurale per il termine pace. Un gioco di parole? Una riflessione marginale? Qualcuno la definirebbe accademica e quindi necessaria, mi piace dire perchè assume un valore esemplificativo. Quella difficoltà linguistica mortifica la complessità e ogni negazione è l’essenza stessa della tirannia. Noi non ci arrendiamo e lo dichiariamo con fermezza: la ricerca e la formazione sono gli strumenti primi per fondare anche un nuovo linguaggio e una nuova grammatica, per poter diventare costruttori di Pace” E allora rispondendo al quesito Che cosa è una mela: ” Dobbiamo saper rispettare, ascoltare, comprendere studiare, ricercare, riflettere, condividere, anche saper arrossire per esserci in passato distratti al bivio e soprattutto dobbiamo voler intraprendere direzioni nuove e soluzioni diverse per uno sviluppo sostenibile che ponga al centro il rispetto della persona”. A margine della manifestazione la giornalista italo siriana e attivista per la pace ha dichiarato: ” Si possono raccontare le guerre in diversi modi. Ad esempio quella in Ucraina gode di giornalisti e inviati indipendenti. Mentre diverso è il discorso per la Siria dove i giornalisti non possono fare liberamente il loro lavoro e ci si deve conformare a notizie diffuse dai mezzi governativi. Esiste una tendenza all’oblio di questo conflitto. La conoscenza, al contrario, è fonte di pace, ecco perché occorre portare questa testimonianza anche negli atenei. Bisogna sviluppare l’attenzione sui diritti umani e questo necessariamente contribuirà alla cultura della pace, formando gli anticorpi della democrazia”. Alla cerimonia erano presenti vari rettori italiani e quelli degli atenei baresi, Lum e Politecnico.

BV

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