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L’uomo che cammina nudo è primitivo

Vittima di un incidente stradale, Pino Pascali venne ricoverato il 30 agosto 1968. Rimase in coma undici giorni prima di spirare. In alcuni casi i comatosi non perdono il senso dell’udito e, quando non hanno avuto accesso all’anticamera dell’Altrove, hanno coscienza di dove sono, per cui possono riflettere e ricordare. Cosa potrebbe aver pensato e ricordato il trentatreenne artista polignanese in quegli undici giorni? Provano a rispondere alla domanda Clarita Di Giovanni e Francesco Suriano, che firmano una drammaturgia ricavata da un testo di Anna D’Elia e da una conversazione che Pascali ebbe con Carla Lonzi, apparsa sulla rivista Marcatrè nel 1967. Prende vita così ‘L’uomo che cammina nudo’, una produzione Gitiesse Artisti Riuniti andata in scena al Kismet domenica scorsa. Affidato all’interpretazione di Mauro Racanati, che viene diretto dai due autori, il lavoro illustra il pensiero artistico di Pascali e al contempo getta luce sul vissuto dell’uomo, cosa opportuna quest’ultima, stante il poco che si sa in proposito. Racanati è un Pascali che con modalità un po’ ruvide dice di sé e prima racconta un ragazzo esuberante, poi un adolescente di quelli che promettono tantissimo, quindi un giovane che mantiene le promesse, purtroppo per poco. In parallelo prende vita un mondo: quello dell’Italia del miracolo economico, la Puglia provincialotta degli anni cinquanta e la rampante Roma della dolce vita. A tutto ciò si fa trasversale l’espressione di un credo artistico che fugge giri complicati di parole, un pensiero che si sviluppa con semplicità, un po’ alla buona verrebbe da dire, e che si presenta ricco di intuizioni, e così profonde da lasciare incredulo lo stesso ‘autore’. Un credo difficile da sintetizzare. Più facile rispondere a una domanda : In quale direzione si muoveva Pascali? Forse verso l’autenticità ‘primitiva’ dell’uomo, ovvero colui il quale “cammina nudo”… Notevole infine il supporto video approntato da Clarita Di Giovanni : una quantità di immagini (di cattiva qualità, duole precisare), tanto rare quanto utili alla comprensione di chi diede vita a code di balena, armi che non sparano, vedove blu, metri quadri d’acqua-cielo… Uno spettacolo non proprio originale nella sua struttura, però ben costruito, soprattutto prezioso per il fatto d’illustrare l’uomo meglio che l’artista. – Prossimo appuntamento stagionale al Kismet, sabato 15 febbraio con ‘Come Britnay Spears’, una stand up comedy di e con Giorgio Montanini (compagnia AltraScena). L’opera “mette in discussione l’unico vero baluardo trasversale e condiviso da tutti, quello che tiene in piedi il genere umano : l’antropocentrismo”.

Italo Interesse

 

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