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“Ma chi ha approvato il nuovo piano di mobilità al Policlinico?”

Ma possibile che di disabilità e diritti di chi è diversamente abile si parla e straparla sono in congressi e convegni, ma poi, quando si tratta di applicare regole, leggi e normative in vigore, tutti imboccano altre strade? I presidenti delle associazioni HBARI 2003, APATE, Volare Più in Alto sono, ancora una volta, in seguito ad incresciosi episodi verificatisi negli ultimi tempi all’interno dell’Azienda Consorziale Policlinico di Bari nei quali sono stati coinvolti, a porsi più d’un quesito. Ma partiamo dal principio. “I nostri amministratori, nonché i dirigenti del Policlinico barese, sono coscienti di cosa significhi il termine “disabilità”? Di quale sofferenza si possa provocare in una persona in difficoltà con una semplice disposizione che ne limiti la libertà esercitare le funzioni di libero cittadino? In sostanza, quale sia la ‘ratio’ delle nuove disposizioni che regolano la viabilità e la sosta all’interno del più grande centro ospedaliero della città di Bari”. Ed entriamo nei dettagli. Ad esempio: sono stati cancellati i parcheggi riservati ai disabili nei pressi del CUP e quindi persone in carrozzina o con gravi difficoltà di deambulazione, sono costrette a parcheggiare nei pressi del reparto di oculistica, cioè a considerevole distanza dal centro prenotazioni. A tutto questo, si aggiunga il ‘capotico’ posizionamento di transenne e barriere spartitraffico che impediscono il passaggio non solo alle carrozzine per disabili, ma anche alle mamme con passeggini, per non parlare delle persone non vedenti o ipovedenti. E non basta. Strade e marciapiedi sono in condizioni pietose e impercorribili, pertanto è necessario parcheggiare molto distante da cliniche come l’Unità Spinale o il padiglione Asclepios, che sono siti fondamentali e molto frequentati da persone mielolese. Per le associazioni l’elenco degli aspetti da rivedere nel nuovo Piano della Mobilità al Policlinico, un vero intreccio di viali, strade e stradine, altra barriera e’ rappresentata dall’installazione di transenne (archetti in ferro)  per impedire ai possessori dei motori di poter circolare liberamente all’interno del nosocomio barese  e per i quali vengono installati archetti che creano alla persona disabile altro disagio ,  si pagano fior di soldi per la sicurezza e invece altre spese e altre barriere per i cittadini. Alla situazione della mobilità, va poi aggiunta la disposizione per la quale una persona disabile non può usufruire della precedenza nell’accesso agli uffici del CUP se la richiesta non riguarda sé stesso. Infatti se il disabile è un capo famiglia che chiede di prenotare un servizio per una persona del suo nucleo familiare, peraltro col suo stesso cognome, si vede rimandato indietro dal personale allo sportello: Inconcepibile! Conclusione? Per i presidenti delle tre associazioni più rappresentative dei nostri disabili, si tratta di un “”…evidente insulto alla dignità delle persone e l’impedimento a svolgere le più elementari funzioni parentali e gli scriventi preferiscono fermarsi qui perché le incongruenze di un sistema incapace di offrire un servizio degno di tale nome e basato solo sull’improvvisazione sarebbero tantissime…”” Non resta che sperare in un prossimo incontro chiarificatore, onde rivedere i punti dolenti d’un piano della mobilità tuttora perfettibile, con spirito di collaborazione e buona volontà….

Francesco De Martino

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