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Ma è possibile vedere ancora macchinari abbandonati negli scantinati dei nostri ospedali?

Sofisticati macchinari “endoscopici” gettati nello scantinato dell’Ospedale “Di Venere”: un’attrezzatura all’avanguardia costata centinaia di migliaia di euro alla sanità pubblica pugliese abbandonata nel seminterrato del nosocomio di Bari/Carbonara. E così, nonostante denunce, esposti ed articoli sui giornali e servizi sulle varie televisioni locali, non vengono eseguiti esami endoscopici, causando la migrazione di pazienti anche con gravi emorragie, anche presso altri ospedali vicini (San Paolo) o lontani (Grumo, Altamura) dal capoluogo, con gli evidenti disagi per i pazienti e per gli operatori che compiono viaggi della speranza. Un notevole aggravio economico per l’Azienda Sanitaria Locale barese, causato dalla sosta forzata dei pazienti degenti in attesa di esami endoscopici per completamento diagnostico, costretti a migrare in ospedali vicini o lontani con tutti i disagi per i pazienti. Mail peggio è che per colpa dell’incuria dolosa di chi manovra le leve del comando, l’utenza viene spesso invitata a sottoporsi altrove a esami di ‘screening’ per il cancro gastrico e del colon, non trovano risposte sul territorio. Diciamolo forse e senza tema di smentite: si tratta dell’ennesimo scandalo nella sanità barese e non solo; uno scandalo per ora sena colpevoli che, in ogni caso, ha una fortissima ricaduta negativa sulla collettività. “Abbiamo più di una volta denunciato questa stortura con la richiesta al Direttore Generale ASL BA di un suo intervento per sanare la situazione rendendo operativa l’attività di endoscopia al Di Venere, ma senza ragione alcuna ad oggi nulla è cambiato e i pazienti continuano nel loro calvario”, ragiona senza esporsi più di tanto un medico di prima linea del Policlinico Consorziale, un altro grande ospedale dove i macchinari per effettuare analisi ed esami acquistati ed ancora imballati non sono una novità. Dunque, sempre più allarmante la situazione negli ospedali baresi dove non sarebbe la prima volta di ritrovarsi in ospedali che rassomigliano a quelli da campo, visto che proprio al ‘Di Venere’ un po’ di tempo fa, dopo una ispezione dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato tutela del lavoro, fu rintracciata presenza di “farmaci scaduti” sui carrelli di terapia, nelle diverse Unità Operative. Tutto ciò venne perfino messo per iscritto, nero su bianco, da un direttore medico che, in una nota nero su bianco, aveva appunto segnalato l’accaduto ai direttori delle Unità Operative e ai Coordinatori/Capi Sala, rammentando “una più attenta vigilanza e responsabilità degli stessi. Una vera vergogna. Delle condizioni difficili in cui versano gli operatori del presidio ospedaliero alla periferia sud della Città si è discusso più volte nelle stanze dove abitavano i vertici di una sanità regionale sempre più allo sbando, dove può capitare (com’è accaduto circa tre anni or sono fa al ’Di Venere’ di Bari-Carbonara, già ospedale all’avanguardia in Terra di Bari) che venga sorpresa una coppia clandestina, per ricordarsi che la sala operatoria del reparto Ostetricia era stata inaugurata, ma non entrata in funzione da ben tre anni. Peggio di così…

 

 

Francesco De Martino

 

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