Cultura e Spettacoli

… ma in principio fu Alessandro Langiu

E’ in distribuzione ‘Palazzina LAF’, un film di Michele Riondino che denuncia un episodio occorso negli stabilimenti Ilva di Taranto

Si fa un gran parlare di ‘Palazzina LAF’, il nuovo film di e con Michele Riondino al suo debutto da regista e da ieri distribuito da BIM. La sceneggiatura, dello stesso Riondino e di Maurizio Brucci, trae spunto da ‘Fumo sulla città’ (2013) di Alessandro Leogrande. La pellicola racconta attraverso gli occhi di un operaio uno dei più gravi casi di mobbing della storia italiana : Verso la fine degli anni Novanta tra gli immobili dell’Ilva a Taranto figurava la Palazzina Laminatoio A Freddo, un piccolo fatiscente fabbricato nel quale venivano confinati quei dipendenti (in tutto furono 79) entrati in rotta di collisione con la dirigenza dell’acciaieria per non aver accettato il contratto di ‘novazione’, col quale l’Ilva retrocedeva a operai gli impiegati ‘scomodi’, ovvero quei dipendenti che per primi avevano sollevato il gravissimo problema ambientale del grande polo siderurgico. La punizione consisteva nel costringere questi dipendenti a restare otto ore al giorno all’interno di stanze vuote senza svolgere alcuna attività lavorativa per assenza di strumenti di lavoro. Sulla carta una pacchia, di fatto un tormento sottile per effetto del quale la salute mentale di più d’uno degli ‘internati’ patì ripercussioni serie. Uno sconcio al quale fu messa fine con una sentenza del 1998 che condannava la dirigenza ILVA per comportamento antisindacale. Ora che il caso LAF è stato riesumato, si parla di una pagina di storia dissepolta, dell’ennesimo armadio della vergogna rigirato dalla parte giusta. Gli ennesimi riflettori accesi su Riondino, però, fanno dimenticare che nel 2002, sul palcoscenico de fu Teatroscalo di Modugno (la cui direzione artistica era affidata a Michele Bia e Franco Ferrante), un teatrante tarantino, Alessandro Langiu, aveva già denunciato la vicenda LAF con un monologo : ‘Otto mesi in residence’. Un lavoro apprezzabile anche per l’intelligenza con cui qui viene denunciata la malizia del Potere nel perpetrare la violenza non platealmente e in tempi brevi (per non sollevare l’attenzione e lo sdegno collettivo), ma con modalità ‘discrete’ e protratte nel tempo, sì da scongiurare il chiasso e circoscrivere drammi, anziché allargarli. L’appassionante monologo, cinque anni dopo approdò in RAI, sotto forma di spettacolo radiofonico trasmesso in diretta da Galassia Gutenberg di Napoli per Radio Tre Fahrenheit. Un gran gesto quello di Langiu, il quale in precedenza (1998) aveva già denunciato lo scandalo Ilva con un altro monologo, ‘Venticinquemila granelli di sabbia’, anche questo andato in scena al Teatroscalo. Coerentemente con la sua vocazione al teatro sociale, Langiu, alcuni anni dopo, avrebbe portato in scena un altro monologo di denuncia : ‘Anagrafe Lovecchio’, che racconta il disastro Enichem di Manfredonia del 26 settembre 1976. – Nell’immagine, Alessandro Langiu ritratto all’interno della Palazzina LAF

Italo Interesse

 


Pubblicato il 1 Dicembre 2023

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