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MAAB: aspettando l’apertura, perdite per 450mila euro

Il nuovo bilancio non è stato pubblicato, ma stipendi, consulenti e tasse del Mercato all'ingrosso continuano a pesare

Mercato Agroalimentare di Bari/Mungivacca, non passa il vizio di garantire inaugurazioni ‘green’ e nuovi box del grande mercato all’ingrosso che a Bari doveva essere già aperto e funzionante da almeno una dozzina d’anni, dopo aver beneficiato per costruirlo d’una ventina di milioni euro. E forse più. Invece, ogni tanto, ignorando le perdite consolidate e ingenti che si accumulano a bilancio annualmente solo per servizi e spese vive (bollette e guardiania, tanto per citare) sui giornali locali si sprecano i titoli sull’apertura entro fine anno o giù di lì, mentre nel ventre di quella struttura che appare come un’enorme cattedrale nel deserto della periferia nord della città avrebbero dovuto trasferirsi almeno una quindicina di operatori. Che, a conti fatti -ma nessuno osa dirlo…- preferiscono rimanere a lavorare nella decrepita struttura risalente al Ventennio di via Caracciolo dove, però, le spese sono parecchio più contenute di quelle che sosterrebbero col trasferimento nel mercato all’ingrosso di Bari/Mungivacca. Senza contare che, mentre al vecchio Moi i box sono grandi al massimo un centinaio metri quadrati, al Maab sono più di quattro volte tanto, con un tale incremento di costi, affitto e manutenzione da scoraggiare anche il più entusiasta, tra i grossisti di frutta e verdura locali. E se al Comune di Bari – con tanto di delibera giuntale – pochi mesi fa hanno deciso ancora di tenersi strette le quote della società consortile la cui maggioranza è detenuta interamente dalla Camera di Commercio e i gruppi di minoranza in Consiglio non vanno al di là della minaccia di chiedere conto degli sprechi del Maab al Ministero delle Politiche Agricole, vale la pena ricordare che la gestione dell’anno 2022 della enorme struttura di cemento affidata ai soli ‘vigilantes’ giorno e notte ha generato una perdita di oltre 450mila euro in linea con gli ultimi esercizi. Nulla è dato sapere sui costi successivi, anche se i professionisti incaricati si affrettano ad assicurare che il bilancio 2023, approvato ad aprile scorso, verrà pubblicato sul sito istituzionale la prossima settimana. Per ora, in base ai dati precedenti, la perdita sofferta di 450.891,32 euro è stata originata da poste afferenti all’ordinaria gestione aziendale, che si è sviluppata in linea con gli anni precedenti,  gravata principalmente dai costi per la guardiania (euro 144.540), dal costo per l’IMU (euro 26.952) dal costo del collegio sindacale (euro 42.079), dal costo dello staff di consulenti (euro 50.829), dal costo per l’assicurazione (euro 18.937), utenze energetiche (euro 38.556), fornitura di servizi (euro 746) dai costi di manutenzione e riparazioni (euro 1.650) oltre che da sopravvenienze passive per una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate (euro 133.021). E di fronte a questi costi e spese da far tremare i polsi, è singolare notare che nell’ultima relazione di bilancio approvata e pubblicata dal CdA sull’andamento della gestione nei settori in cui opera la società consortile barese, se a dicembre 2023 non è stata ancora avviata l’attività, la società “…ha effettuato studi e valutazioni sulle modalità di gestione di altri mercati, in altre regioni, che operano con profitto e ottimi risultati per gli operatori”, articolando un “programma di valutazione del rischio di crisi aziendale, articolato nelle sezioni: Descrizione del sistema di controllo interno di gestione dei rischi aziendali; Individuazione degli indici/indicatori quantitativi e qualitativi; Determinazione delle soglie di allarme; descrizione dell’attività di monitoraggio e reporting”. I grossisti non ci sono ancora al Maab/Bari, ma nella speranza che traslochino entro l’anno, studi e monitoraggi si sprecano.

Francesco De Martino


Pubblicato il 18 Maggio 2024

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