Cronaca

“Macché cali di vendita, quella carne che vendiamo la mangiamo anche noi”

Don Michele, come lo chiamano in tanti a San Pasquale, ha il suo negozietto da macellaio in via Re David, dove suo padre vendeva solo ed esclusivamente carne equina (più rossa di così…) ma lui da un po’ di anni – causa crisi – ai suoi clienti che conosce quasi tutto uno a uno (quelli di passaggio sono piuttosto rari) smercia anche uova, pollame, tacchino e perfino piatti pronti, quando può. <> Il messaggio è chiaro: anche se a livello nazionale ci sarebbero percentuali minime, cali di vendita pari quasi a zero nelle macellerie di Bari Carrassi/San Pasquale, ma un po’ dappertutto negli altri rioni cittadini. Del resto, quando l’ultima volta, nel 2014, l’Associazione di Categoria – Sindacato Macellai ‘Unimpresa’, era intervenuta per rassicurare i consumatori allarmati dalle notizie diffuse a causa del ‘Batterio escherichia coli’ nelle carni bovine non disossate refrigerate ed imballate sotto vuoto, provenienti dai Paesi Bassi, l’allarme tra i consumatori s’era già subito sgonfiato. Anche in quella occasione gli approfondimenti dell’Associazione di Categoria si rivelarono appropriati e rassicuranti, al punto che quell’allarmismo si verificò essere ingiustificato. Quell’allarme seguiva i precedenti come quello della “carne diossina” del 2008 o della “psicosi della B.S.E”., la cosiddetta Mucca Pazza del 2000 o “l’influenza aviaria del febbraio 2006”. Un attacco ad una catena di distribuzione che non accettò allora e non accetta neppure oggi, dicono i diretti interessati, di trovarsi al centro di discussioni che non sempre fanno chiarezza sull’argomento ma alimentano timori e paure che sono spesso decontestualizzate. L’ultimo allarme, in ordine di tempo, riguarda quanto diffuso dall’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità la quale parla di alta pericolosità per prosciutto, salsicce, salami, bresaola, fesa di tacchino, wurstel, carni in scatola e comunque tutte le carni processate, anche affumicate, ma anche la carne rossa ‘fresca’, seppure a un livello più basso, anche se le carni rosse non lavorate vengono inserite fra le “probabilmente pericolose” e già questo la direbbe lunga sul grado di allarmismo che si vorrebbe diffondere per motivi molti dei quali ancora tutti da chiarire. Se da parte del Codacons addirittura si parlerebbe di valutare se sospendere le vendite facendo appello al quel principio di precauzione che invece non si decide di adottare, ad esempio, per le antenne, per le fonti di inquinamento elettromagnetico e per altre tantissime reali fattispecie di pericoli per la salute umana, da altre parti si prendono le difese dei commercianti affrontando con razionalità la questione. Al proposito è intervenuto il Presidente Unimpresa Bat, Savino Montaruli: <>. Anche a Bari i macellai sono tranquilli, anche perché si sta facendo parecchia mistificazione attorno alle specialità tipiche del nostro territorio, come ad esempio la carne e salsiccia affumicata, criminalizzate impropriamente e senza tenere conto che le quantità prodotte, messe in vendita e consumate sono minime. E comunque questo genere di consumo non rappresenta una consuetudine alimentare da queste parti, anche perché la procedura di preparazione è talmente complessa e minuziosa, talmente attenta ed artigianale che anche gli stessi macellai ne producono, chi la produce, in quantità molto modeste. Cosa si nasconde, allora, dietro quest’altro allarmismo diffuso che ricomprende le carni rosse? Di certo gli attacchi ai nostri prodotti tipici, come nel caso di quelli agricoli tipo l’olio proveniente da alberi che improvvisamente si sono ammalati di ‘Xylella fastidiosa’, sembra lasciar spazio a prodotti di importazione o industriali che non appartengono né alla nostra cultura né al nostro gusto. E allora, ‘garcon’, al tavolo una bella bistecca rosso sangue alla fiorentina, con un tocco d’olio, insalata e tante, ma tante patatine, come di quelle che chiedevano Tex Willer e Kit Carson…

 

Francesco De Martino


Pubblicato il 30 Ottobre 2015

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