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“Macché verde, in via Pinto tornerà una casa a chi l’ha persa”

A scanso di equivoci e proposte balzane, parlano gli avvocati dei cittadini senza un tetto

Il crollo della palazzina in via Pinto di fine marzo a Bari ha aperto una gran brutta ferita in chi ci abitava e che da quel giorno, a scanso di equivoci, qualche articolo di giornale e brutti pensieri, nell’area bonificata dove otto mesi fa c’erano calcinacci e macerie vuole solo vederci ricostruita la sua magione. E basta. Invece oggi i legali rappresentanti in giudizio di quelle persone senza casa sono costretti a farsi sentire, giustificati dalla necessità di dar voce a chi ha perso tutto: non solo la casa, ma ciò che essa rappresenta e costituisce. E cioè affetti e ricordi più intimi, ma anche il sudore della fronte e la speranza nel futuro. Insomma, l’intervento degli avvocati che difendono quei cittadini defraudati d’ogni cosa è la risposta, immancabile, alla proposta rilanciata dai ‘social’ di sostituire il palazzo scomparso con una bella piazzetta arredata a verde. Tra l’altro, in una zona dove proprio il verde non manca, tra giardino della Chiesa Russa e parco di via Costituente, non lontano dal pezzo di strada teatro del crollo, a Carrassi. <<Chi non ha vissuto l’esperienza di perdere la propria casa non può comprendere fino in fondo il senso di smarrimento e di impotenza da cui si è pervasi quando si realizza che tutti i risparmi d’una vita insieme a gran parte degli stipendi dei prossimi 20/25 anni giacciono sotto un cumulo di macerie, tra vetri rotti e calcinacci sui quali, qualcuno, sta ancora corrispondendo la rata di mutuo>>, si legge nel comunicato redatto di pugno dai esperti del diritto, ma anche capaci di abbracciare le ragioni del cuore, dei propri assistiti. <<Quella proposta risuona come una provocazione, un’offesa all’unica speranza che alberga nei loro cuori: riavere una casa, laddove si è scelto che proprio lì, in quel quartiere, in quella via, avrebbe voluto abitarsi e laddove soltanto ha senso ritornare>>. Insomma, proprio non si riesce a comprendere che senso abbia raccogliere e rilanciare proposte strampalate, rimuginando su soluzioni, di fatto impraticabili, pur di evitare che un altro palazzo sia eretto esattamente dove c’era quello collassato: vanno bene libertà di espressione e amore per l’ambiente, ma c’è un limite a tutto. <<È facile promuovere iniziative a danno di altri, con la sicurezza di avere un tetto sopra la testa, riscuotendo un po’ di notorietà, cavalcando l’opinione pubblica sull’onda della “mancanza di spazi verdi”, laddove al contrario proprio in quella zona il verde non manca: i nostri clienti lotteranno con tutte le loro forze, perché quel cratere sia sostituito dalle fondamenta del palazzo che ospiterà le loro abitazioni>>, l’impegno di chi s’è impegnato a cercare – con tutte le proprie capacità professionali – di rimarginare una ferita…che non è semplicemente una ferita urbanistica, ma nelle coscienze e nei corpi di chi una casa non ce l’ha più.

Francesco De Martino

 


Pubblicato il 8 Novembre 2025

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