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“Madre che infliggi il dolore, guardami…”

a A maggio del 2017, a Masseria Carrara, con ‘Inumanimal’ – atto performativo studiato e messo in atto assieme a Savino Lasorsa – Teodora Mastrototaro affrontava il tema, desolante, dell’industria dell’allevamento e della macellazione e della ‘filosofia’ di vita che le sta a monte. A distanza di tre anni la poetessa di Trani torna sull’argomento. Edito da Marco Saya Edizioni a ottobre di quest’anno, ‘Legati i maiali’ distribuisce in una sessantina di scomodissime liriche un malessere primordiale. In principio fu l’Infallibile a sancire a beneficio dell’uomo il “dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Preso in parola il Celeste, l’uomo si applicò da subito, ma con modalità artigianali. Più avanti le progressioni tecnologiche lo avrebbero portato alla Scienza della selezione genetica, dell’allevamento intensivo, dell’abbattimento e della capillare distribuzione della ‘merce’. E’ contro quest’altra ipocrita forma di progresso che la parola della Mastrototaro si scaglia. Pure, la sua composta filippica non necessita di punti esclamativi. In ‘Legati i maiali’ l’orrore e l’indignazione sono tali da smussare la rabbia, lasciando spazio a un canto dolente che chiama l’Orrore per nome, variando la soggettiva, che ora è quella della vittima, ora quella del carnefice (questo travet della mattanza). Ma proprio perché l’Orrore trova esposizione da teatrino anatomico, la percezione dello stesso, qui,  avviene come sotto anestetico, sicché il lettore – il quale al 99%  è pure un consumatore di carne – stenta a farsi capace della personale correità nel massacro di oche ingozzate sino a far scoppiare il fegato, di polli nati in gabbia e mai destinati a vedere la luce del sole, di pesci gettati vivi nei congelatori a bordo dei pescherecci, di bovini ‘storditi’ serialmente in stanze della morte più efficienti di quelle in esercizio a Birkenau. Esiste l’Aldilà degli animali?… “Madre che infliggi il dolore, guardami…”, sembrano dire pecore, tacchini, orate, puledri, vitelli… Essi sono “gli ultimi stracci di carne” (frollata, “la carne è felice”), che “tramontano” involvendo in ragione di “necrologi senza storia”. Ma “l’imbroglio del male” vela lo sguardo dell’uomo. E in cielo (che “è una bugia”) le stelle restano a guardare. Fra acuti lirici rabbiosi e cupi, teneri e accorati, pregni d’un senso d’impotenza, si svolge una poesia d’accusa economicamente scorretta, affilata come un bisturi, greve, tragica e allucinata. La copertina di ‘Legati i maiali’ non reca immagini, decorazioni d’alcun tipo. Non poteva essere diversamente. Foto di bestie incolonnate e in movimento verso il boia, oppure di filari di quarti di carne appesi ad un uncino o ancora del banco macelleria di un ipermercato non sarebbero riuscite a gridare il dolore di una presa di coscienza da cui non si torna più indietro meglio di quanto riesca a fare la parola di questo libro. Dal canto nostro si sarebbe potuto corredare queste righe di un ‘bellissima’ immagine reperibile in Rete : il primo piano di un cavallo dall’occhio stralunato sulla cui fronte lo storditore ha posato la bocca della pistola… Meglio invece il soffio mite che spira dall’espressione di una poetessa non rassegnata al tramonto della speranza e del buon senso. Un fiore contro la morte. Una ‘Tea’, per esempio.

Italo Interesse

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