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Maggioranza in stallo, altra “fumata nera” per il Consiglio comunale

Un’altra fumata nera per il consiglio comunale di Bari che lunedì scorso, ancora una volta, si è sciolto per mancanza del numero legale e, quindi, senza aver deciso alcunché. Infatti, è da tempo ormai che, nonostante l’ampia maggioranza di cui gode sulla carta il sindaco Antonio Decaro (24 consiglieri su 36, l’Assemblea cittadina barese produce ben poco o nulla rispetto a quelli che sono gli argomenti da discutere ed approvare, poiché è verosimilmente in atto una sorta di scollamento tra i gruppi politici che nell’aula “Dalfino” dovrebbero sostenere l’Amministrazione in carica e l’esecutivo che ne è alla guida. Una frattura che è diventata ancor più evidente da dopo le elezioni politiche del 4 marzo scorso, quando è emerso con tutta evidenza che in città il centrosinistra, nonostante sia alla guida del Comune da circa 14 anni consecutivamente, è in forte affanno e che a prevalere in tutti i seggi elettorali cittadini è stato il M5S, con una percentuali di voti che per poco non ha toccato il 45% dei consensi, seguito da circa un 32% della coalizione di centrodestra ed ancor più giù da quella di centrosinistra, attestatasi intorno al 19%. A denunciare con una nota quanto è successo nell’aula “Dalfino”, per quella che avrebbe dovuto essere la seduta del consiglio comunale barese di due giorni fa, sono stati i due rappresentanti di “Fratelli d’Italia”, Filippo Melchiorre e Michele Caradonna, che hanno dichiarato: “Quello che è accaduto  durante il Consiglio comunale evidenzia quanto la maggioranza in aula sia evanescente e non autonoma”. E, proseguendo, i due esponenti politici baresi del partito di Giorgia Meloni, hanno inoltre rilevato: “In un consiglio comunale in cui è richiesta la votazione di altri tre debiti fuori bilancio ed è presente un ordine del giorno di ben 100 punti da discutere, il numero legale non viene raggiunto”, precisando che “Fratelli di Italia, per senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, è rimasto in aula, affinché si potesse garantire il regolare svolgimento dei lavori. Ma, evidentemente, pari responsabilità non è stata avvertita da alcuni consiglieri di maggioranza non presenti in aula e di fatto il numero legale è caduto e i lavori nuovamente bloccati”.Fatti, questi, che per Melchiorre e Caradonna dovrebbero rappresentare un messaggio chiaro per Decaro (che però era anch’egli assente) e – sempre secondo i due rappresentanti baresi di Fdi – sintomatico del fatto che “la maggioranza, almeno in aula consiliare, non esiste più già da diverso tempo”, con la logica e necessaria conseguenza delle dimissioni da parte del Primo cittadino barese. Invito che, già nel titolo del comunicato, entrambi gli esponenti consiliari di Fdi non hanno esitato a rivolgere a Decaro sostenendo: “Decaro mediti, forse è arrivato il momento di fare un passo indietro per il bene della Città”. Ma le dimissioni del Primo cittadino, come hanno sostenuto in conclusione della loro nota gli stessi due esponenti dell’opposizione di centrodestra facenti capo al partito della Meloni, è “una scelta seria e coraggiosa contro i propri interessi e le proprie ambizioni, che significherebbe guardare finalmente (anche) la realtà e il futuro della città”. Però,  come hanno in fine pure rilevato Melchiorre e Caradonna, “questa è un’altra storia”. Una “storia” che probabilmente interessa poco o non affatto gran parte della classe politica che amministra la Città di Bari e che se avesse avuto davvero “a cuore” le sorti della città, e quindi degli amministrati, avrebbe avuto già da tempo ben altro atteggiamento nell’aula “Dalfino” sia dal fronte della maggioranza che ancora sostiene l’Amministrazione Decaro che da quello delle opposizioni alla stessa. Atteggiamento il cui fine principale avrebbe dovuto essere innanzitutto quello di rendere un servizio utile alla città e, quindi, rivolto a fare il “bene” dei baresi. Anziché, come confermano nella nota Melchiorre e Caradonna e che di fatto è da tempo sotto gli occhi di tutti, essere un “servizio” a se stessi ed alle eventuali e possibili carriere politiche (e non solo!) personali. Ma questo è sicuramente tutto un altro discorso. Infatti, il “teatrino” politico di quest’ultimo quinquennio amministrativo in scena a Palazzo di Città, salvo spiacevoli imprevisti o sgradite sorprese, è destinato a protrarsi fino alla cadenza naturale dl 2019, quando i baresi saranno chiamati a confermare i “teatranti” uscenti o ad eleggerne di nuovi. Sperando più coscienziosi o, quantomeno, più capaci.

 

Giuseppe Palella

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