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Maggiori controlli al Cara di Bari

Il Coronavirus non è razzista, non attua discriminazione in base alla nazionalità, alla religione o al colore della pelle, ma viene sospinto e favorito da condizioni di disagio, di precarietà, di vulnerabilità sociale ed igienico-sanitaria. Soprattutto, quando queste condizioni personali e collettive sono al limite della decenza, esse costituiscono un terreno favorevole alla diffusione del Covid e rendono impossibile il rispetto delle normative che impongono l’obiettivo di contenerlo. Ecco che sono parecchie le associazioni, i sindacati e i comitati pugliesi intenzionati a porre l’attenzione su quelle situazioni che, in mancanza di preventivi interventi, possono diventare bombe ad orologeria per la diffusione del contagio. L’affollamento dei ghetti di Borgo Mezzanone, di Rignano Garganico, dei Cara di Foggia, di Bari e di Brindisi, dei diversi centri di accoglienza e dei tanti dormitori e baraccopoli, più o meno grandi, aperti su tutto il territorio pugliese. Anche a Bari stanno passando inosservati i casi delle ‘occupazioni’, all’ex Villa Roth e all’ex Caserma Liberata, all’interno della Rossani sabato pomeriggio è stato rinvenuto il corpo senza vita di un assiduo frequentatore, un attore di strada settantenne calabrese – molto noto e operativo in Città anche con spettacoli sponsorizzati dall’Assessorato alla Cultura Mediterranea del Comune di Bari – ed anche se fino a ora non sono giunte notizie allarmanti, è assolutamente indispensabile e doveroso prendere in considerazione degli interventi di monitoraggio, di sorveglianza sanitaria e di comunicazione. Se necessario, come ha già fatto il Sindaco di Bari con altri parchi e giardini, arrivando a chiuderle a scopo precauzionale l’ex Caserma Rossani, ancora frequentata da almeno una dozzina di giovani. È comunque necessario offrire nei centri di accoglienza del capoluogo pugliese dauno conoscenza degli strumenti di prevenzione, affinché possano difendersi al meglio dal contagio. Inoltre, occorre intervenire per evitare il tracollo dell’economia pugliese, soprattutto in quell’agricoltura che si regge sull’apporto della manodopera immigrata. La normativa nazionale, purtroppo, non si sofferma in modo chiaro su queste specifiche situazioni. Pertanto, le associazioni e le organizzazioni sindacali facenti parte del Comitato “Io Accolgo” di Puglia hanno rivolto un appello al Presidente della Regione ed ai Prefetti affinché si intervenga per garantire il rispetto del Dcpm e quello della Salute dei residenti e lavoratori stranieri.

 

Antonio De Luigi

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