Cultura e Spettacoli

Malta idraulica, segreto romano

Quattro giorni prima del crollo del viadotto Polcevera, noto anche come Ponte delle Condotte o Ponte Morandi, dal nome dell’ingegnere che lo progettò, veniva annunciata la scoperta sui fondali di San Pietro in Bevagna (marina di Manduria) di un’imponente  opera composta da blocchi in pietra squadrati e ordinati in modo da far pensare ad un molo di età romana. Ciò che stupisce è il grado di conservazione dell’opera, che si presenta pressoché intatta. Duemila anni di esposizione prima alla furia dei marosi, poi allo sprofondare della linea di costa per effetto di un bradismo nulla hanno potuto contro la solidità di questa costruzione. Al contrario, il tronfio viadotto genovese è rimasto in vita per poco più cinquant’anni… Il segreto dei romani si chiamava malta idraulica. Nel suo celebre ‘De architectura’, Marco Vitruvio Pollione, vissuto nel primo secolo avanti Cristo, parla di un composto di calce, pietrisco e pozzolana (nella misura, rispettivamente, di una, due e tre parti). Pozzolana, dunque, ovvero polvere di roccia vulcanica e non semplice sabbia di fiume o di mare. A contatto con l’acqua salata, la calce, il pietrisco e la pozzolana davano vita ad una singolare reazione chimica ancora oggi inspiegabile e che conferiva all’impasto una solidità impensabile per i cementi del presente. Tra l’altro, l’impatto sull’ambiente della malta idraulica romana era pari a zero, mentre oggi per produrre cemento viene emessa una quantità impressionante di anidride carbonica, calcolata nella misura del 7% delle emissioni a livello planetario. Insomma, dall’antica Roma giunge l’eco di una lezione magistrale : costruire bene (rispettando l’ambiente) è possibile. E costruire bene vuol dire anche il non doversi porre il problema della manutenzione, che invece è alla base del disastro genovese. Il crollo del Morandi ha dell’inquietante in prospettiva. Ancora nell’ultimo dopoguerra  si adoperava cemento armato sulla cui longevità non sono mai stati avviati studi affidabili. Negli anni sessanta, per esempio, si pensava che il calcestruzzo fosse impermeabile. Poi si è scoperto che la pioggia può fare breccia nel calcestruzzo sino a intaccare, correndola, l’armatura in tondini di ferro. Anche l’inquinamento atmosferico e i cloruri presenti nell’aria salmastra (proprio il caso di Genova) sono capaci di ridurre la durata di vita del cemento armato. Sarebbe il caso, a Bari, di cominciare  a controllare lo stato di salute delle infrastrutture più vecchie come i due sottovia di Sant’Antonio e di via Quintino Sella e il ponte pedonale che collega corso Cavour con Viale Unità d’Italia.

 

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 28 Agosto 2018

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