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Manca una visione strategica per il comparto olivicolo ed oleario

In Puglia si produce oltre il 50% dell’olio extravergine di oliva nazionale e nell’ultimo decennio, nonostante il noto problema della Xylella fastidiosa che dal 2013 ha provocato la distruzione di un numero notevole di ulivi in Salento, la produzione media regionale è aumentata del 21% circa, rispetto ai precedenti periodi. Però, a fronte di tale significativo incremento produttivo del comparto la Regione Puglia, a differenza di quanto avvenuto in Spagna (che è il Paese della Ue che più di altri è diretto concorrente dell’Italia nella produzione di olio), non ha messo in atto contestualmente alcuna strategia di supporto allo sviluppo del settore olivicolo ed oliario locale in corso, tanto da aver trascurato sia la realizzazione di magazzini di ammasso e stoccaggio dell’olio che una promozione coordinata della filiera dal campo alla tavola. E questa è la denuncia che emerge da un’analisi di Coldiretti Puglia sull’andamento del settore olivicolo e oleario nella nostra regione ed effettuata in occasione del via libera alla ristrutturazione del settore oleario, con il provvedimento della scorsa settimana del Ministero delle Politiche Agricole che ha destinato 5 milioni di Euro per gli interessi maturati nel 2019 dalle aziende olivicole sui mutui bancari contratti entro il 31 dicembre del 2018. Un provvedimento, quest’ultimo, accolto favorevolmente dalle OO.SS. di categoria e, in particolare, da Coldiretti-Puglia che attraverso il suo presidente, Savino Muraglia, ha reso noto: “Bene il decreto firmato dal ministro delle Politiche Agricole Bellanova, in linea con la necessaria strategia coordinata di rigenerazione del settore olivicolo e oleario, a cui va associata una programmazione di lungo periodo, per fronteggiare le frequenti crisi di mercato di olive e olio”. Però, ha dichiarato inoltre Muraglia: “Resta l’urgenza di costruire finalmente il Piano olivicolo nazionale, quando in Spagna ne hanno già fatti 5 e di rivedere i rapporti all’interno della filiera, coinvolgendo in prima istanza proprio la grande distribuzione, perché il prezzo allo scaffale di olio extravergine di oliva a 3 euro a bottiglia è inaccettabile”. Il presidente pugliese di Coldiretti ha poi rilevato che “nonostante la sensibile flessione produttiva registrata nel 2020 che ha visto dimezzato il raccolto, con 101mila tonnellate di olive prodotte, il segmento ha guadagnato in valore rispetto all’anno precedente, superando i 650 milioni di euro”. Da ciò emerge – ha sottolineato Muraglia – che il settore oleario “è forse quello che ha resistito meglio all’emergenza sanitaria, con un lieve calo dello 0,5% delle esportazioni di olio extravergine pugliese all’estero nei primi 9 mesi del 2020”, a fronte di un incremento di “domanda estera di olio imbottigliato che è arrivata soprattutto dagli Usa (+28%) e dalla Francia (+42%)”. Da evidenziare che l’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. Per questo, ha sostenuto Muraglia, “a livello regionale e nazionale vanno programmate e realizzate campagne quinquennali di comunicazione, strutturali e adeguatamente finanziate, che promuovano in maniera strategica e coordinata il prodotto simbolo della Puglia che è l’olio extravergine di oliva”. Per poi affermare senza mezzi termini: “Il settore ha bisogno di liquidità e sostegno senza burocrazia”. A sostenere la domanda mondiale – ha sottolineato ancora una volta Coldiretti-Puglia – sono certamente gli effetti positivi sulla salute dovuti al consumo di olio di oliva e provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione. Perciò è necessario intensificare l’attività di controllo e vigilanza nel settore dell’olio d’oliva, onde evitare che vengano spacciati come nazionali olii di importazione. Ma – per Coldiretti – è anche necessario che l’Italia al più presto recepisca la direttiva 2019/633 della Ue in materia di pratiche commerciali sleali. L’associazione rappresentata in Puglia dal presidente Muraglia ritiene necessario approvare pure la proposta di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita Commissione presieduta dall’ex magistrato Gian Carlo Caselli, attualmente presidente del Comitato scientifico della Fondazione osservatorio agromafie promosso dalla Coldiretti, perché i contratti tra gli attori che operano lungo le filiere del cibo sono presupposto di valore per le produzioni locali, di remunerazione dignitosa per gli imprenditori agricoli e di qualità per i consumatori. Infatti, ha chiarito Coldiretti-Puglia, a favorire tuttora gli arrivi di olio straniero dall’estero è la mancanza di trasparenza, nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Difatti, sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati – ha denunciato Coldiretti – è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva, poiché  tali scritte sono quasi sempre riportate in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre, spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità e per questo fortemente ingannevoli ed oggetto di facile confusione per i consumatori, che dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente, senza essere tratti in inganno. Un olio extravergine di oliva di qualità – hanno evidenziato nuovamente da Coldiretti Puglia – deve essere profumato all’esame olfattivo e deve ricordare l’erba tagliata e sentori vegetali gradevoli. Mentre all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante. Invece gli oli di bassa qualità puzzano di aceto o di rancido e all’esame gustativo sono grassi e untuosi. Infatti, riconoscere gli olii extra vergine di qualità significa acquistare olii ricchi di sostanze polifenoliche, che sono dei potenti antiossidanti fondamentali per la salute umana, in quanto combattono i radicali liberi. E, quindi, ritardano il naturale invecchiamento delle cellule del corpo umano.

Giuseppe Palella

 

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