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Mangiare o essere mangiati

In passato ostentare una bella pancia e tessuti sodi era segno di distinzione : mangiare molto e bene era lusso riservato a pochi. Se ciò vale ancora per i paesi del terzo mondo, l’opulento Occidente adesso rema contro. L’essere in sovrappeso può essere fonte di sensi di colpa. Eppure, gli echi di quella millenaria sottocultura non si sono spenti del tutto. I bambini li vogliamo ancora in carne, rosei come porcellini. La fame atavica è rimasta. Superata l’età delle merendine, il bisogno primordiale cambia pelle. L’imperativo categorico resta lo stesso (nutrirsi!), con la differenza che adesso dilaga nel globo una fame diversa, che accomuna tutti, che non contempla dissidenze : fame di successo, di potere, di ricchezza. Solo che non ce n’è per tutti. E allora amaro al perdente, a chi resta a bocca asciutta, a pancia vuota. La fame è brutta, oggi più di ieri. Morirne può essere particolarmente doloroso. Ne sa qualcosa la protagonista di ‘Mangia!’, uno spettacolo scritto e interpretato da Anna Piscopo – che viene diretta da Lamberto Carrozzi –  e col quale si è chiusa al Nuovo Abeliano la stagione di Teatri di Bari. Una ragazza senza nome e che per comodità chiameremo Anna vive una condizione frustrante, chiusa com’è tra due fuochi : il desiderio di libertà e le aspettative, le pressioni asfissianti di un ambiente famigliare retrivo e piccolo borghese. Mangia! – e senza lasciare un solo pezzetto di cibo nel piatto altrimenti è ‘peccato a Gesù’, a parte il fatto che prima o poi toccherà essere mangiati – si pone come Comandamento a carico di bimbi destinati, che lo vogliano o meno, a diventare grandi e forti. Come tale equivale a uno Sgomita-Competi-Vinci! che non ammette repliche. Mica uno scherzo, specie per chi nasce senza la pelle del guerriero. Povera Anna, il suo sarà un naufragio…. Benché talora si rida, tutto ciò viene ccontato con rancore, anzi, rigettato come cibo sgradito. Un flusso di coscienza – anche greve – che dà di spine e cocci taglienti, di livore e conti in sospeso. Avvolta in uno scenario allucinato (‘composizioni’ di buste di plastica colme di rifiuti), Anna Piscopo si muove con sicurezza ed energia. Pur monocorde (ma un buon disegno luci attenua quest’unico limite), ‘Mangia è nella direzione di Carrozzi spettacolo che tocca, che non si lascia ‘consumare’, che non si lascia… mangiare. Sembra invece abbandonare la scena per venire in platea a prendere lo spettatore per il bavero e sottoporgli una domanda brutale : Tu, da che parte stai?

 

Italo Interesse

 

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