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Mario Segni, ovvero quella strana omissione

Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica segnò un periodo di svolta nella politica italiana. I partiti e, con loro, le ideologie che avevano fino ad allora governato e animato il paese cadevano inesorabili sotto le macerie del Muro di Berlino, prima, e le manette di Mani Pulite, dopo, lasciando le Istituzioni in balia delle onde. Nonostante i ripetuti appelli alle urne e le cocenti rivelazioni emerse nei processi contro il sistema partitocratico, un drappello di uomini guidato da Mario Segni, esponente DC, lanciò al paese una offensiva referendaria senza precedenti per rifondare le regole elettorali del gioco politico. Al di là delle diffidenze iniziali, l’iniziativa fu accolta con successo: il 9 giugno del 1991 e, successivamente, il 18 aprile 1993 segnarono il passaggio definitivo al sistema maggioritario con sistema uninominale “catalizzando – per dirla con Montanelli – l’ansia e la rabbia” che covavano nella Repubblica italiana. Su quella piccola, grande rivoluzione è intervenuto di recente Francesco Russo, all’epoca dei fatti membro del Patto Segni, con “Quella strana omissione” pubblicato dalla WIP Edizioni e tra i finalisti del premio “Mario Pannunzio – Sezione Giornalismo e Saggistica” 2011. Un memoriale denso di curiosità e aneddoti che ripercorre,  in maniera agile e appassionata, le tappe di un’avventura umana prima ancora che politica. “Il racconto di Francesco – così Mario Segni nella Prefazione al libro di Russo – è quello delle stesse battaglie, delle stesse passioni, delle stesse speranze che hanno dato all’Italia i pochi punti fermi che reggono nella difficilissima situazione attuale: grazie alle elezioni diretta dei sindaci e dei governatori, comuni e regioni hanno riacquistato una forza e una funzionalità sconosciute”. Battaglie, passioni e speranze, dunque, di una epopea ambiziosa le cui tracce si fanno via via sempre più labili nella memoria dei cittadini. “Ho scritto questo libro – spiega l’Autore ai nostri microfoni – spinto dall’impulso di colmare tale lacuna e fare giustizia di una colpevole omissione. Ritengo inaccettabile, infatti, che avvenimenti fondamentali della storia politica italiano vengano minimizzati e i loro protagonisti ignorati”. Molteplici, inoltre, i rimandi all’attualità che l’Autore, lungi dal considerarsi uno storico, prova ad illustrare e interpretare secondo i canoni e le chiavi di lettura derivatigli da quella esperienza. “Il mio lavoro – conclude Russo – è destinato ai lettori che conservano un’immagine ancora vivida di quel periodo, ai quali spero non dispiacerà il tentativo di dare ordini ai comuni ricordi, e a quelli più giovani che poco o nulla sanno di una fase eccezionale della recente storia del Paese che ha influenzato profondamente l’attuale corso politico”.

 

Luigi Bramato

 

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