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Medea, sentore d’elettrochoc

Quale sorpresa a Giovinazzo il trasferimento della rassegna nazionale di teatro dalla  storica sede dell’ex Istituto Vittorio Emanuele II all’atrio della scuola elementare D. Bosco. Per fortuna nel cambio dettato da ragioni di forza maggiore  (ma fra qualche polemica) si è perso nulla, sicché questa quindicesima Rassegna ha potuto prendere il via col piede giusto. Ai torinesi di Teatro Degli Strilloni l’onore e l’onere di fare da apri strada ad altre cinque compagnie. ‘Medea – la passione e l’ira’, tratto con molta libertà da Seneca e affidato alla regia di Raffaele Montagnoli, è allestimento essenziale. Non c’è che lei in scena, a parte una breve introduzione coreutica in cui Medea e Giasone (Massimo Trono) disegnano in un felice avvilupparsi corporeo l’unico lato nobile di questa storia, la travolgente passione che spinge il condottiero degli Argonauti e la figlia del re della Colchide l’uno nelle braccia dell’altro. La sanguinaria maga, poi, non si avvale di alcun oggetto di scena, ad esclusione del coltellaccio con cui metterà fine alla vita dei due innocenti figlioli avuti da Giasone, di una coppa nella quale beve nei momenti topici del contorto processo mentale che la farà entrare nel Mito e infine di due mantelli dai colori accesi che nel corso della rappresentazione sovrappone alla candida tunica. Ad avvolgere Medea sono inquietanti pannelli bianchi assai simili alle soffici imbottiture delle celle in cui ai tempi dei manicomi venivano rinchiusi, previa camicia di forza, gli alienati in preda ad attacchi furiosi. Viene da pensare che così si voglia rappresentare una Medea da elettrochoc che, rinchiusa e resa inoffensiva, ripercorra in un delirante monologo i momenti salienti del dramma che la riguarda, dal primo tenero incontro con Giasone all’efferato gesto conclusivo. Dana Caresio è una Medea assai convincente. Ben diretta, agevolata anche dalla bellezza matura, ricca di sfumature nobili e fiere, è sempre convincente, che invochi giustizia, che rimembri con dolcezza o annunci vendetta con furia degna delle Erinni. Qualche perplessità circa la colonna sonora. Con coraggio temerario Montagnoli ‘investe’ sull’enfasi epica dei Pink Floyd di Wish you were here. Il richiamo ad un inquietante presente da cronaca nera funziona solo fino a un certo punto. – Oggi secondo appuntamento di rassegna con ‘C’etra una volta’, di Gianluca Ferrarese (in scena, la compagnia tarantina Colpo Di Scena). Lucia Bax, Gianluca ferrarese, Marcello e Maurizio Pulpito, accompagnati al piano da Alex Di Donna, presentati da Stefano Zizzi e diretti da Stefania Marangio, provano a rinverdire i fasti di quello che è stato uno dei maggiori fenomeni popolari della vecchia, gloriosa RAI.

Italo Interesse

 

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