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Menzogna e verità: l’equilibrismo

A misura che il mondo s’incancrenisce lievita l’ansia di verità. Interessata e sollecita, l’industria della menzogna viene incontro alla domanda. Lo fa utilizzando lo spettacolo come materiale d’imballaggio del prodotto. Resta emblematico cosa accadde nella notte del 20 luglio 1969 quando mezzo mondo rimase incollato davanti agli schermi tv per assistere al primo allunaggio della Storia. Premesso che con ogni probabilità tale allunaggio avvenne davvero – e per il semplice motivo che cucire almeno quattrocentomila bocche sarebbe costato più di quanto la tecnologia dell’epoca richiedeva per spedire un uomo sulla luna – l’enfasi data all’evento fece da spartiacque fra un passato nel quale era ancora possibile attingere dalla realtà e un domani in cui la stessa realtà sarebbe stata sostituita dalla sua più plateale rappresentazione. Intorno a questo spunto Andrea Cosentino ha sviluppato ‘Primi passi sulla luna’, una performance pressoché imprendibile, che scappa da tutte le parti, scoppietta, deborda, che si frantuma in un arcipelago di improvvisazioni e digressioni, che scorre costantemente in bilico tra verità e non verità, anche là dove si scende nel personale e si parla di drammi famigliari. ‘Primi passi sulla luna’ è una pedata in viso a salotti televisivi, reality show, pubblica apoteosi del dolore e panni lerci sciorinati in piazza. Una pedata però inflitta senza acredine, con divertito stupore. Come tale,  innesca – e spesso – la risata (peccato che molte battute si perdano a causa del ritmo vertiginoso e di una velocità d’eloquio da capogiro). Il bravo, inesauribile Cosentino si muove ai limiti del cabaret e fa centro. Ma il suo teatro non sembra finalizzato al miglioramento dei costumi per mezzo di un sorriso. Striscia all’interno di questo lavoro un senso di sfiducia verso un’umanità incaponita a farsi male, per cui ‘Primi passi sulla luna’ dà di sberleffo, di giullarata. Tra le righe cela un senso contagioso d’amarezza e d’impotenza. Ben meritati consensi per Cosentino, il cui spettacolo, nell’ultimo fine settimana, è stato in cartellone a Masseria Carrara nell’ambito di ‘Il cuore secondo Giovanni’, rassegna di teatro inserita all’interno di ‘Lo sguardo bianco – luogo di cultura, arte e natura’, un progetto di Andrea Cramarossa (compagnia Teatro Delle Bambole). Prossimo appuntamento teatrale di rassegna, sabato 19 e domenica 20 maggio al teatro Duse con ‘Il fiore del mio Genet’, un testo di Andrea Cramarossa interpretato da Federico Gobbi e Domenico Piscopo ; regia di Andrea Cramarossa.

Italo Interesse

 

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