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“Mi piacerebbe aprire una scuola di pugilato per giovani nel quartier Libertà”

“Forte non è colui che non va al tappeto, ma è colui che una volta andato al tappeto ha la forza di rialzarsi” una massima di Rocky, personaggio popolare amato da chi ha intrapreso la carriera di pugile e per tanti giovani che hanno scelto la boxe per rilanciarsi. E’ il caso di Francesco Lezzi, il ragazzino diventato uomo attraverso lo sport e la Boxe, quest’ultima vissuta come riscatto sociale. Francesco Lezzi ha fatto della sua passione il suo mestiere ovvero quello di pugile che ha combattuto più incontri fuori casa che nella sua Bari, non solo girando lo stivale ma andando in Europa e fuori dal nostro continente per confrontarsi in incontri internazionali e lottare per il titolo Intercontinentale, da meritarsi il soprannome di ‘pugile viaggiatore’. Ai nostri microfoni Francesco Lezzi ha raccontato dei sacrifici, della sua passione diventata un suo mestiere, e della grande volontà che lo contraddistingue. Oltre alla priorità di continuare a combattere, Lezzi vorrebbe aprire una scuola di pugilato per i piccoli e giovani atleti, nel cuore del quartiere Libertà dove è nato e cresciuto. Tuttavia si sta allenando con grande intensità e lo rivedremo sul ring per due match a stretto giro: uno a fine aprile e l’altro a maggio.

Come ti sei avvicinato al fantastico mondo della boxe, passando dal ‘dilettantismo’ a quello ancora più probante del ‘professionismo’?

“Ho iniziato quasi per gioco nel 2006, ero poco più che ragazzino e dopo la visione al cinema di ‘Rocky VI’, mi piacque talmente tanto che avevo le idee chiare sul da farsi. Mi iscrissi ad una palestra di boxe, nei pressi dello Stadio ‘Della Vittoria’ e lì mi seguì il maestro Antonio Portoghese. Dopo neanche un mese arrivò il mio primo incontro. Da dilettante ho realizzato quasi quarantacinque incontri, affrontando pugili di tutto rispetto, sino a scegliere di entrare nel professionismo. Da undici anni mi segue il maestro Pietro Sgaramella. Il mio esordio da professionista è avvenuto contro l’esperto Loriga che, diversamente dal sottoscritto, era al suo trentesimo incontro da professionista. Nonostante Tobia Loriga avesse sfidato per il titolo Internazionale IBF Chavez Jr., sono riuscito a terminare l’incontro perdendo soltanto ai punti”.

Con lo stesso pugile Loriga successivamente ti sei preso la rivincita, ma puoi vantare tante altre sfide importanti ed internazionali. Raccontaci. 

“Nella Boxe professionistica ho disputato 39 match: frutto di 16 vittorie di cui 3 per Ko in incontri molto probanti, ma anche 21 sconfitte e 2 pari. La mia perla è avvenuta il 21 febbraio del 2015 quando vincevo il titolo mondiale giovani, IBF (International Boxing Federation, ndr) nella mia Bari contro Ibrahim Makola. Sempre nel 2015, a luglio, ho incassato una sconfitta al titolo del ‘Mediterraneo’ e molti del circuito della Boxe mi davano oramai per spacciato. Al contrario, quella sconfitta invece ha segnato radicalmente il mio modo di approcciarmi agli incontri, ma in meglio. Dopo tre mesi sono sceso sul ring in trasferta a Roma, e vincevo per Ko tecnico al quinto round.  Successivamente ho combattuto quattro volte il campionato di Italiano, girato in tutta Italia, combattendo nelle categorie Pesi Medi e Super welter”.

Il tuo soprannome è quello di ‘il pugile viaggiatore’ illustraci il ‘perché’, anche se è facilmente immaginabile.

“Certamente è dovuto al fatto che sono un pugile sempre pronto a viaggiare e con la valigia in mano, ma io amo combattere e sono pronto a tutto. Ho girovagato in lungo e largo: quattro volte in Francia, due a Malta vincendo per Ko, una a Londra, una in Ungheria, una in Ucraina, una in Germania, una volta anche in Grecia ed in Africa, nella località di Abidjan, soprannominata la Parigi dell’Africa dove sono andato per giocarmi il titolo Intercontinentale IBA. Lì ho avuto il privilegio di confrontarmi per un titolo intercontinentale che ho perso ai punti nonostante fossi sicuro di aver vinto, ma mi è stata assegnata la sconfitta come è successo, in altre occasioni, quando sono stato fuori casa. Per fare questo sport devi avere gli occhi della Tigre, coraggio, determinazione e soprattutto testa, queste sono tutte mie caratteristiche e sono grato di quanto ho fatto e ricevuto da questo sport. Nella mia giovane ma lunga carriera sono stato anche primo in Italia e nei primi 100 al Mondo, ad oggi sono settimo in Italia nella mia categoria su 42 (Super welter, ndr) e 224esimo su 1568 iscritti nel Mondo”.

Una battuta sul tuo maestro Pietro Sgaramella.

“Pietro Sgaramella è un maestro vecchia guardia, molto abile a saper leggere i combattimenti e con il tempo siamo diventati grandi amici e compagni di tante avventure ed altre che verranno”

Quando rivedremo Lezzi sul ring e se intendi fare qualche ringraziamento.

“Mi piacerebbe come tutti i pugili legati al proprio territorio combattere nella mia città Bari, sarebbe un valore aggiunto e gratificazione immensa. Sono pronto a risalire sul ring per due match: il primo a fine aprile e l’altro a maggio. Sto lavorando per intensificare la potenza esplosiva dei colpi, con grande margine di miglioramento. Consentitemi di ringraziare il mio sponsor che ha creduto nel sottoscritto, ovvero la TermoK8 Group srl, un’importante azienda a livello nazionale.  Ringrazio, inoltre, la mia Maria da sempre con me da quando eravamo piccolini, lei ha vissuto la mia vita a pieno e ad oggi conviviamo, lavoriamo entrambi perché la vita è fatta di lavoro e sacrifici, ma anche emozioni”.

Sogni nel cassetto ed obiettivi per il 2022.

“La vita è fatta di sogni, ma da realizzare. In primis c’è mia voglia di continuare a boxare e confrontarmi con altri pugili sempre con grande voglia e motivazione che mi spinge quotidianamente. E poi, sono nato  e cresciuto nel quartiere Libertà, proprio lì vorrei aprire nel cuore del quartiere, una Scuola di vita e Pugilato per tutti i più piccoli al fine di poter offrire la possibilità di accostarsi al mondo della Boxe. Il pugilato non deve essere visto come uno sport violento, ma duro ‘si’ con delle regole da rispettare che ti aiutano a crescere e diventare uomo”.

Secondo una ricerca fatta per tale sport, al Meridione non ci sono tanti manager o comunque scarseggiano nella Boxe, e Francesco Lezzi da pugile ha preferito costruire la sua carriera da solo, combattendo nel Mondo confrontandosi contro campioni Olimpici, Internazionali e di spessore, e molti di questi incontri sono in rete o addirittura visibili su Rai Replay. Tuttavia, ora è giunto il momento di dare una possibilità e credere in questo ragazzo della nostra terra che ha tanta voglia di scendere sul ring nella sua Bari. Per un evento all’aperto in una grande Piazza, aperto a tutti baresi o dove comunque l’Assessorato allo Sport e Primo Cittadino possano accogliere questo appello sincero di un pugile barese, di cui bisogna andarne fieri. Una Città pronta ad accoglierlo come un figlio che merita la sua chance e che possa di essere un esempio e punto di riferimento per le nuove leve e piccoli che si avvicinano a tale sport che spesso finisce nel dimenticatoio.

Marco Iusco

 

 


Pubblicato il 1 Febbraio 2022

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