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Michele Andrisani: “La vittoria del campionato di B con il Bari e vincere le Universiadi le soddisfazioni più belle

Difficile parlare di calcio dopo che vedi quelle immagini strazianti dell’esercito che porta via le bare dalla città. Difficile pure solo commentarle. Il grande rimpianto è perché il nostro Governo non è intervenuto prima per arginarlo e prendere le misure restrittive? Abbiamo sottovalutato ed adesso stiamo pagando un prezzo troppo alto, è come se stessimo in guerra, con un ‘nemico invisibile’. L’unica cosa che possiamo fare è restare a casa ed uscire solo se strettamente necessario. Parlare di calcio? Si diventa dura, però se può aiutare a svagare un po’, lo faremo volentieri, vi racconterò della mia carriera, ma anche dell’amicizia fraterna che mi lega ad Emiliano Bigica, sentito due sera fa e con il quale ho giocato sia nella Primavera che in prima squadra. Giocare nel Bari per un barese è qualcosa di unico”, la primissima parte ma non per questo meno importante, di una lunga intervista sulla carriera dell’ex centrocampista biancorosso, oggi Responsabile Tecnico della Pro Calcio, scuola calcio che si appresta a compiere dieci anni, Michele Andrisani. Da calciatore, oltre a tre stagioni con il Bari dal 92-93’ sino al 95-96’ esordendo in ‘A’ con il Parma, ha vestito anche le maglie del Palazzolo nel 94/95, per poi proseguire dopo Bari, al Carpi e nella stessa stagione all’Alzano Virescit nel 1996, circa un mesetto nel Wigan prima di approdare al Palermo, alla Juvestabia a fine anni Novanta in C1. Dal Duemila in poi nelle esperienze con Giulianova, Taranto, arrivano anche i gol e ricordi indelebili. Per poi verso fine carriera, giocare nel Catanzaro, Pisa e Brindisi ed in una società della provincia barese. Per quattro anni è stato allenatore delle giovanili biancorosse, prima sotto la gestione del presidente Gianluca Paparesta e poi con l’imprenditore molfettese.

Messaggio sul covid 19 e su quanto di grave sta accadendo, come possiamo uscirne se ogni giorno il bollettino è in aumento. Molti lavoratori sono già in cassa integrazione, per non pensare ai lavoratori autonomi. La tua idea e consigli.

E’ stato sottovalutato il problema ed ora stiamo pagando un prezzo altissimo non destinato a fermarsi, almeno per il momento. Non sono state prese le misure tempestive e restrittive, bisogna prenderne atto ed essere sinceri nel dirlo. Questo virus non fa distinzione di età, il nord sta pagando un prezzo elevatissimo ma anche qui in Puglia non si scherza. Siamo in guerra, forse non ce ne siamo ancora resi conto. Ed il nostro nemico è ‘invisibile’, si affronta restando a casa ed essendo responsabili. Cosa che puntualmente viene disattesa. Le immagini viste in tv dei militari che portano via le bare dalle zone rosse, perché non ci sono più spazi, sono fortissime. Situazione drammatica. Restiamo a casa, non escludo possano arrivare provvedimenti ancora più restrittivi, se sarà necessario ben vengano! Di sicuro, aiutiamo a sconfiggere l’ignoranza, restare a casa e non facciamo assembramenti, non parlo solo di Bari ma di tutta l’Italia. Non si può più scherzare, non si è mai scherzato, anzi, l’unità si vede da queste piccole cose.

Alla tua prima stagione in biancorosso, ti sei trovato catapultato a giocare con Jarni, Tovalieri, Protti, Joao Paulo, tuttavia, non centraste la promozione, molti lo imputano al tecnico brasiliano, altri a vari episodi. La tua, e con chi legasti maggiormente con quella stagione e ricordaci anche il tuo debutto.

Avevo 18 anni quando ho esordito, venivo dal settore giovanile fatto con la Primavera allenata da Pasquale Loseto. Non penso le colpe della mancata promozione siano da imputare a Lazaroni che aveva allenato la Fiorentina ed il Brasile, anzi eravamo partiti molto bene dopo sette giornate avevamo dieci punti e realizzato quattro vittorie di fila e la vittoria valeva due punti. Il mio debutto avvenne alla sesta giornata di andata, l’11 ottobre 1992, contro la Ternana, Tovalieri fece doppietta e su rigore segnò il compianto Cucchi. Pino Taglialatela, decisivo come sempre in porta, anche di lui conservo un ottimo ricordo. Aveva soli 23 anni, ma era già un veterano, ci dava consigli e si vedeva che era destinato a fare grandi imprese e ad essere decisivo. Quel Bari pagò non la direzione tecnica, ma a causa della caterva di infortuni da trauma.  Avevamo una rosa di livello, verissimo, non dimentichiamo anche Onofrio Barone, Marcello Montanari, il grande ed immenso capitano Giovanni Loseto. Ma come accennato pagammo per tutti gli infortuni, da Joao Paulo in uno scontro con Progna ebbe la ricaduta dell’infortunio dell’anno prima, a seguire Tovalieri si procurò una distorsione al ginocchio. Igor Protti, Angelo Terracenere ad inizio stagione. Io mi ruppi il crociato ad otto giornate dal termine e fu un duro colpo per un ragazzo ad inizio carriera, avvenne a Bologna, il 18 aprile del 1993, una partita peraltro epica, dove passammo due volte in svantaggio ed Igor Protti mandò in visibilio i nostri tifosi, io però usci quasi in lacrime per l’infortunio, la partita terminò 2-3 con gol nostro a tempo scaduto”.

La seconda stagione con Emiliano Bigica capitano, arrivaste dietro la Fiorentina di Battisttuta, giocandovela per il primo posto nonostante ci fossero squadre più accreditate ad inizio stagione e coincidenza o fatalità, iniziaste in Coppa Italia perdendo con l’Avellino, esattamente come è successo al Bari in questa stagione. Il tuo ricordo e l’amicizia che ti lega ad Emiliano Bigica.

Fu un’annata che ricordo sicuramente con piacere anche se non vissuta da protagonista, perché saltai tutto il girone di andata. Si, ricordo dopo la partita di Coppa Italia, disputata ad Agosto, arrivarono un po’ di critiche, ma il tecnico Materazzi fu bravo a credere e cementare in un gruppo rafforzato dagli innesti della Primavera ed altri. Su tutti cito capitan Bigica, Tangorra, Lorenzo Amoruso, Angelo Alessio, i due portieri Jimmy Fontana ed Alberga. Un gruppo che alla fine della corsa arrivò secondo concluse a cinque punti dalla Fiorentina di Battisttuta, ma davanti a Brescia, Padova, Cesena, Ascoli. Io giocai nel girone di ritorno e diedi il mio contributo anche stando in panchina. Emiliano Bigica, per me è come un fratello, ci siamo sentiti qualche sera fa, lo seguo attentamente sta facendo benissimo alla Fiorentina e sono sicuro che presto arriverà l’occasione di poter allenare anche nei professionisti perché se lo merita. Con Emiliano siamo cresciuti e giocato anche assieme, io da mezz’ala e lui da centrocampista interno, anzi vi svelo che ha fatto anche il libero”.

Sulle tue caratteristiche da centrocampista, descriviti e quanto ti è stato di aiuto nella tua crescita il capitano Giovanni Loseto. Ed infine, nella tua ultima stagione a Bari, in serie A, raccontaci del tuo debutto.  

Sono stato un centrocampista metodista, mi piaceva impostare l’azione da dietro, recuperare palloni e passare per gli attaccanti. Quantità ma non disdegnavo gli inserimenti, Ho fatto pochi gol, ma una mia peculiarità era essere sempre al servizio della squadra, correvo tanto ed in occasioni delle Universiadi con la Nazionale giovanile, un ‘esperienza unica, ho giocato ed agito anche da regista.

Giovanni Loseto, se dovessi definirlo con una parola, direi, un vero condottiero, lui De Trizio rappresentano davvero la baresità, anche altri ovviamente ma loro hanno fatto qualcosa di unico. Giovanni Loseto vi svelo che in un’occasione in una partita speciale, il mio esordio con la Ternana, lui andò diretto dal tecnico Lazzaroni, mi fece togliere la giacca e disse ‘Mister mitt a Michele che sta carico’ ed io entrai. Loseto, e quel gruppo di cui ho fatto parte, ne vado davvero orgoglioso, vorrei ricordare uno ad uno. Nei ritiri pre – partita o in estate, c’era il momento di scherzare, ma poi quando c’era la partita era battaglia e dovevamo vender cara la pelle. Nella stagione in serie ‘A’ realizzai una presenza ed avvenne contro il Parma di Nevio Scala, con gente come Buffon e Fabio Cannavaro. Asprilla era infortunato, però c’era Zola, correva il 26 aprile del 1996, perdemmo 3-1, dopo che avevamo pareggiato al gol iniziale di Dino Baggio, capitolammo con i gol di Pippo Inzaghi giovanissimo e di Piro alla fine della partita, ma Buffon parò di tutto.  Ricordo con piacere di quella stagione anche Gege Gerson, colonna del centrocampo, Klas Ingesson, era una serie ‘A’ di un livello superiore. Noi incassammo tanti gol, ma solo con Protti e Andersson facemmo oltre quaranta gol. Un Bari che oggi nella serie A odierna sarebbe da prime sei”.

Dopo Carpi ed Alzano Virescit, è arrivata la prima tua esperienza da protagonista, a Palermo, ma prima c’è stata un’esperienza significativa perché hai conquistato la medaglia d’oro alle Universiadi, vetrina internazionali, che ti ha consentito anche di giocare in Inghilterra, seppur per un breve periodo?

Si, sia a Carpi, che con l’Alzano Virescit, furono esperienze significative, connotate da degli infortuni che ovviamente mi fecero giocare poco. A Carpi allenati da De Canio, c’era anche Marco Materazzi, con l’Alzano Virescit, ci andai anche su consiglio di Igor Protti, avendoci già giocato, ma essendo una piazza molto tranquillo, io ero abituato a piazze calde come poi mi è capitato anche a Palermo; Catanzaro, con la Juvestabia, Giulianova, Taranto e Pisa, nel corso della mia carriera. Prima di arrivare a Palermo fui convocato dal Commissario Tecnico, Paolo Berrettini, ricordo tutto ancora come se fosse ieri. Avemmo un girone terribile dove superammo il Brasile, l’Iran ed Inghilterra. Ai quarti battemmo l’Olanda con un perentorio 4-0, in semifinale in 9 contro gli Stati Uniti, ben organizzati vincemmo di misura, una partita coriacea e fino all’ultimo calcio, e poi la finale con la favorita Corea del Sud, la giocammo proprio a Palermo, allo stadio ‘La Favorita’ dove c’erano osservatori, inglesi, del Palermo ma da tutto il mondo. Noi vincemmo al Golden Gol e con noi c’era pure Massimo Oddo. Io ed un mio compagno, fummo presi per un provino nel Wigan, dove avendo avuto subito il transfer, disputai qualche partita del campionato inglese. Ma nel frattempo, mi arrivò la proposta del Palermo, la possibilità di rimanere in Italia e giocare in una piazza importante, e decisi di accettare la sfida con i rosanero, voluto fortemente dall’ex calciatore della Roma, che era diventato Ds del Palermo, Franco Peccenini che mi volle fortemente”.

Dopo Palermo, un’altra piazza focosa come Castellammare di Stabia e poi le esperienze con Giulianova e Taranto dove segnasti complessivamente quattro gol. Soprattutto, sull’esperienza con il Taranto, nella prima stagione che centraste un ottimo secondo posto, ti chiedo se puoi, di far luce su quanto accadde nella finale dei playoff contro il Catania di Gaucci.

A Castellamare di Stabia mi ritrovai con un altro barese, Michele Menolascina. Nella prima disputammo i playoff, la seconda non andò nella stessa stregua. Ma ricordo tanti derby campani. A Giulianova, mi sono trovato benissimo e segnai anche due gol, altra bella piazza. A Taranto, ho avuto la possibilità di tornare in Puglia dopo un inizio balbettante con Capuano, arrivò il tecnico Gianni Simoncelli che ci condusse al secondo posto, trascinati da Riganò che fece 28gol ma anche da duna difesa che incassò pochissimi gol. Una squadra sangue e sudore, che quando arrivava davanti alla porta, trasformava in oro le occasioni. La finale chi se la dimentica. L’andata la giocammo al vecchio ‘Cibali’ a fine primo tempo, successe qualcosa di incredibile, il presidente Gaucci scese negli spogliatoi a parlare animatamente con l’arbitro Brighi, reo a suo avviso di arbitrare con una condotta sfavorevole. Di fatto sta che a fine partita, perdemmo e a noi ci annullarono un gol regolarissimo ad Igor Marziano. A fine partita un nostro giocatore Ciccio Galeoto ricevette un ‘cazzotto’ da uno stuart e fummo costretti ad accompagnarli all’ospedale per accertamenti. Oggi come oggi, avrebbero perso a tavolino per condotta violenta. Allo stadio ‘Iacovone’ avvenne qualcosa di incredibile, il Catania dell’allora presidente Gaucci, si portò la scorta e forze dell’Ordine da Catania, ed il figlio del presidente dei siciliani, Riccardo Gaucci, che sedeva in panchina era attorniato da due guardie per scorta. Detto ciò finì 0-0, noi ci provammo ma perdemmo. Ricordo che si parlò di sospetta combine, ma non è stato mai accertato nulla, e nonostante ‘Calciopoli’ ha insegnato che tutto può succedere, non posso credere che una squadra come quella nostra che aveva dato tutto per arrivare lì, potesse arrivare falsare un risultato. Di fatto, sta però, che all’andata a fine primo tempo, ci fu quella discussione animata a porte chiuse tra Brighi e Gaucci, ed a noi venne annullato un gol regolare a detta anche dei cronisti sportivi dell’epoca

Al termine di una carriera trascorsa su tanti campi e piazze importanti, hai iniziato i tuo percorso di allenatore, con il Bari di Gianluca Paparesta e poi proseguito con il suo successore, togliendoti anche soddisfazioni con i giovani?

Nel 2014 2015 ho allenato i Pulcini del Bari poi successivamente gli Esordienti e Giovanissimi Nazionali – Under 15. Partendo dal presupposto che ho sempre cercato di trasmettere valori e di far divertire i miei ragazzi, o piccoli, associato alle idee e meccanismi di gioco e lo sviluppo della creatività, posso affermare che mi sono tolto soddisfazioni.  Con Giancaspro, proseguì il mio rapporto con la Fc Bari ed a livello giovanile sfiorammo le ‘final Eight’, ma andammo a vincere contro la Roma e disputammo anche i playoff nazionali. Nonostante poi sapete tutti come si è concluso, la gioia che molti di quei ragazzi sono approdati in grandi club per proseguire le loro carriere a livello professionistico”.

La tua Scuola Calcio che fa parte delle Accademy della Ssc Bari Generation, progetto che vede a capo Marcello Sansonetti, che ha rappresentato tanto anche per la ‘Pro Calcio Bari’?

Si, verissimo perché nel 2010 ci siamo incontrati con Antonio Di Gennaro che avevo conosciuto già da calciatore e con Marcello Sansonetti abbiamo dato vita alla scuola Calcio che si appresta da quest’anno a compiere dieci anni di vita. Da quando ho lasciato il settore giovanile del Bari mi dedico a tempo pieno come Responsabile Tecnico del settore giovanile e dell’attività di base. Siamo soddisfatti di tutti gli iscritti e del percorso che stanno facendo. Antonio Di Gennaro è il presidente e Marcello Sansonetti è sempre stato un grande punto di riferimento ed ha curato l’aspetto organizzativo. Non è un caso, se oggi è a capo con merito e per la sua esperienza, del progetto sui giovani e le Scuole calcio”.   

Una battuta finale sul Bari di Vivarini, secondo in classifica e con un finale di stagione da giocarsi direttamente ai playoff o finendo se sarà possibile, prima il campionato.

Il Bari ha disputato un campionato da protagonista sin qui. Forse ha pagato gli ultimi due pareggi in particolare contro la Cavese e la Ternana, se fossero arrivati sei punti lì, il gap si sarebbe assottigliato. Giocare contro il Catanzaro, invece, è stato surreale, e come ho già ampiamente detto, andava fermato tutto prima. Campionato però, se dovesse riprendere sono sicuro che i ragazzi di Vivarini, con un grande Mirco Antenucci che ha giocato anche a Giulianova, dove ho militato, possa raggiungere il traguardo prefissato.

Marco Iusco

 

 

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