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Micro carsismo di superficie

Il livello dell’offerta turistica da noi si muove su un doppio binario : C’è la Puglia ricercata dalla massa (interessata solo a buon cibo, mare pulito, monumenti, eventi e svago) e c’è la Puglia del turista dal palato fino. Quest’ultimo fugge le grandi mete e vaga in cerca dei tesori nascosti. E se ciò significa affrontare il sacrificio di salire in bicicletta e affrontare chilometri di strada sterrata oppure infilare gli scarponi e incamminarsi tra contrade aspre e desolate dove non trovi un bar, un chiosco o un’area picnic e dove il cellulare non prende, ebbene costui non si tira indietro. I suoi traguardi preferiti sono i miracoli operati dal carsismo. A tale proposito a fare da richiamo in passato erano le risorse del carsismo sotterraneo, come le Grotte di Castellana e i tanti ipogei evoluti in santuari. Oggi il turismo di qualità interessato alle bellezze del nostro territorio va in cerca delle forme del carsismo superficiale. Chi non conosce bellezze macroscopiche come doline, lame, valli carsiche, gravi, puli e inghiottitoi? Accanto ai segni vistosi impressi sul suolo dall’erosione delle acque si collocano forme più piccole dello stesso fenomeno, forme anche più numerose e ingiustamente snobbate. Il micro carsismo epigeo è particolarmente visibile sugli estesi affioramenti calcarei dell’entroterra garganico, dell’Alta Murgia e, più a sud, dal confine dell’asta fluviale dell’Ofanto fino allo Jonio, in quelle zone agricole dove l’erosione del suolo ha lasciato scoperti gli strati calcarei superficiali. Tra le microforme si annoverano le scannellature, le conchette, gli alveoli e i solchi. Quest’ultime, note anche come ‘campi solcati’ o ‘campi carreggiati’ (vedi immagine) sono le più spettacolari. Quando invece tali fratture nella roccia si presentano così spaziose da sollecitare l’idea di canali, non si parla di solchi ma di ‘docce’. A ben guardare questo insieme di raschi e incavi sembra  riproduzione in scala del macro carsismo epigeo. Gli amanti dei diorami potrebbero divertirsi a popolarli di miniaturizzate tracce umane. Anche gli alveoli, le vaschette, le impronte e i solchi dicono del lavoro paziente e inesorabile dell’acqua, raccontano la storia della natura, a margine della quale da alcune migliaia d’anni scorre, dannosa, quella dell’uomo. Non ci vuole molto, anche senza permesso, a procedere ad una colmata di cemento e costruire. Nel giro di un amen possono scomparire ventimila anni di lavoro della natura. Parliamo di tesori degni di tutela ma che al contrario, e per il fatto di non essere oggetto di alcuna rappresentazione cartografica, sfuggono a qualunque censimento, il che li esclude da ogni azione di salvaguardia.

Italo Interesse

 

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