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Migrarono da Bari per farsi mugnai

Roncobello è un piccolissimo comune del bergamasco. Nonostante i suoi 441 abitanti può tuttavia permettersi il lusso di avere una frazione (di 52 abitanti) : Mulino di Baresi. Posto a 728 metri di altezza, Mulino di Baresi presenta tutte le caratteristiche dell’abitato montano : case in pietra locale (verucano), tutte porticate, dai tetti spioventi in tegole d’ardesia e disposte lungo la serpeggiante strada maestra. A parte la piccola chiesa di San Giacomo, che possiede un quadro attribuito a Palma il Vecchio, l’unico motivo di attrazione è un mulino pluricentenario di recente restaurato e meta di visite guidate che sorge in località Oro di Baresi. Mulino di Baresi e Oro di Baresi… Due toponimi che intrigano. La prima cosa che viene in testa è che lì, in un passato piuttosto remoto si sia insediata una famiglia di Bari. Questi baresi dovettero fare fortuna al punto da dare nome alla contrada in cui si erano insediati e dove svolgevano la loro attività. Quale attività? Mugnai con ogni probabilità. Quando ciò sia avvenuto è difficile dire ma considerando che quel  mulino appartiene alla famiglia Gervasoni dal 1672 – come ancora si legge distintamente su una grande trave all’interno del mulino – non è azzardato retrocedere l’insediamento di quella fortunata e sconosciuta comunità barese tra la fine del medioevo e l’inizio del Rinascimento (i Gervasoni potrebbero aver costruito un mulino ex novo sulle rovine di una struttura analoga eretta secoli prima da quella famiglia di Bari). Il mulino dei Gervasoni, che dopo aver funzionato ininterrottamente per quasi quattro secoli aveva rischiato agli inizi del nuovo millennio di chiudere per obsolescenza e di finire abbattuto, è di recente tornato a splendere. Un miracolo cominciato nel 2003 quando, segnalato nel primo censimento nazionale dei Luoghi del Cuore promosso dal Fondo Ambiente Italiano, il mulino Gervasoni guadagnò 1250 preferenze. Ciò convinse Giovanna Locatelli, vedova dell’ultimo proprietario, Maurizio Gervasoni, a donare il mulino al FAI. La fondazione ha ottenuto da Banca Intesa il finanziamento necessario ed ora il mulino è tornato a funzionare. Si tratta però di un funzionamento a scopo didattico e non commerciale. Oggetto di visite guidate, con la bella stagione il Mulino Gervasoni si affolla di  turisti e studenti. Ospita una macina per le farine, un forno per il pane, una casera(c’è ancora il tavolo con gli scolatoi, dove veniva lavorato il latte) e i bracci della teleferica che veniva utilizzata per far arrivare al mulino la legna.  Il pezzo più importante dell’intero complesso è il torchio per le noci: un complicato sistema di ruote (quella grossa e verticale che dava il via al sistema veniva mossa da un uomo che vi camminava all’interno) che consentiva di ricavare olio di noce, utilizzato come alimento oppure per l’illuminazione.

Italo Interesse

 

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