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Minima moralia (Meditazioni sulla vita offesa. T. Adorno) (1)

Qualche giorno fa sullo storico quotidiano di milano appariva un preoccupato articoletto sul mese, appena,di scuola, che rimane agli insegnanti italiettini per completare i curricolari programmi scolastici, tolte le domeniche, i ponti tra feste religiose e civili, assemblee di classe e d’istituto del mese di aprile e di maggio, gli ammutinamenti ormai, canonici nei venerdì di ogni mese  dei non studenti italiettini “pro clima”.  I programmi scolastici? Nell’adocchiare lo scrittorucolo, non MI preoccupai di rilevare, in calce ad esso, il nome e il cognome dell’autore, ché gli avrei telefonato o scritto con i toni, che MI sono familiari quando qualcuno proferisce, proclama, diffonde baggianate sulla scuola italiettina. I programmi scolastici, dunque? Ma se è dal ’68 del secolo scorso che, dalla materna alla conclusione del quinquennio delle superiori, i programmi scolastici fanno solo bella figura, deposti in teche preziose, posizionate all’ingresso degli istituti scolastici, per rassicurare i mammini e le papine dei fanciulli, degli adolescenti, dei giovani italiettini: che nella scuola, da essi scelta che essi per i loro pargoli, si studia poco o affatto; che i mèntori didattici e pedagogici, resi visibili alla loro eventuale curiosità, funzionavano, quando la conquista della “sufficienza” e della conseguente “ammissione” alla classe successiva era, eticamente, necessario che costasse lacrime e sangue e rinunce e sacrifici e che dal ’68 in poi, quelle ineludibili indicazioni per Buoni Percorsi di Studio altro non sono che desuete testimonianze di un tempo che fu, di una Scuola che Fu. Ho, sopra, Accennato al clima, cioè al “trend”, al “tormentone”, al “mantra”, che fa da melenso  supporto, ipocrita giustificazione, motivazione, alle diserzioni di massa venerdiniane, legate ai sabati del predappiano, alle eucaristiche domeniche, organizzate dai non studenti italiettini, vilmente tollerate, ma IO, Direi, auspicate dalle autorità scolastiche centrali e periferiche, ché il progetto, non di chi governa, ma di chi ha il potere effettivo, è quello di trasformare la scuola in un contenitore dove devono perdersi, disperdersi le risorse umane, provenienti dalle classi popolari, alle quali non s’è più potuto, formalmente, negare l’accesso all’Istruzione, fino ai momenti, legalmente, apicali di Essa. Infatti, il progetto di chi ha il potere, delegato a chi governa, è  la scolarizzazione di massa, sì, ma pochissima Scuola, ché Essa E’ il Luogo Emerito, la Palestra Indiscutibile dove Si Forma il Cittadino Colto e Competente nelle Innumeri Ramificazioni del Delta del Sapere e della “Canoscenza”, per non essere bruti. E non ci sarebbe bisogno del “potere”, se non ci fossero i “bruti”! Diserzioni di massa auspicate, anche, dai genitori “post post” sessantottini che, nell’osservare le marinerie scolastiche dei loro figli, non studenti, rievocano, nostalgicamente, quelle loro e le loro occupazioni scolastiche quando, prendendo a prestito dai fatti e misfatti del mondo una qualsiasi scusa, implausibile  per la consapevolezza  degli onesti, ma, fortemente, plausibile per la irresponsabile ignoranza dei loro parenti, legavano  la rituale prima quindicina di dicembre alle vacanze di natale, trasformando gli edifici scolastici in autentici bordelli. Non a caso ho parlato di “quindicina” che era, “in illo tempore”, il tempo in cui una nidiata di prostitute “lavorava” in un bordello “ante legge merlin”(la legge che rendeva privata la pubblica tutela e la redditizia gestione della prostituzione), per essere sostituita da un’altra, trascorsi i quindici giorni. Una sorta di ”panta rei”nel peccaminoso per le beghine e i beghini, legale contesto, che iniziava al sesso le novelle legioni della maschile virilità,  operativo nell’italietta da  “man a r nannasc”(dall’antichità) ” fino alla fine degli anni’60 del secolo scorso, in seguito  dismesso per l’entrata in vigore della ricordata “legge merlin” e, soprattutto, per la tacita, ma inesorabile  Liberazione, anche, sessuale del genere femminile, già in tenera età, a dire il vero, di qualche femminuccia solo sessuale, pur avendo qualche femminuccia disponibili gli Strumenti Culturali per FarLa Arrivare alla Scatola Cranica “pro Bono eius atque  totae humanitatis”.  Diserzioni di massa, Ripeto, dai genitori auspicate, ché meno lezioni si sarebbero tenute, si terrebbero  in classe, meno argomenti si sarebbero trattati, si tratterebbero in classe; a minore fatica sarebbero stati, sarebbero sottoposti  i loro “liberi (in Latino: figli e figlie); molto più certa sarebbe stata, sarebbe la già non messa in discussione promozione o diploma e, ovviamente, con valutazioni, votazioni astrali. I “10” vengono donati, come fossero cioccolatini, per tenere buoni i bambini indisciplinati;  per non parlare del massimo dei voti con lode allegata, elargito/a da commissioni, nominate dal “miur”, che andrebbero indagate per lapalissiani falsi in atti pubblici. Quando ero in “Cattedra”, Incommensurabile era il mio Sgomento nell’incontrare genitori che non si curavano affatto del risicato numero di Lezioni, che IO Tenevo in classe, e dell’altrettanto risicato  numero di argomenti, che MI era stata data la possibilità di Svolgere in classe, per le continue, forsennate interruzioni del Fare Scuola, a causa dei filoni studenteschi e dei numerosi disimpegni dal Fare Scuola, per inseguire le boiate del parascolastico che, oggi, nella parascuola italiettina ha, quasi del tutto, quotidianamente, soppiantato  il Formativo Scolastico Curricolare in tutti gli ordini e gradi della scuoletta italiettina, cioè dalla materna alla maturità e diploma. Ma di gravissime responsabilità potrebbe, dovrebbe essere chiamato a rispondere gran parte del corpo docente, si fa per dire, per essersi chinato, per chinarsi ai “diktat” delle masse, che reclamavano, reclamano il ”todos caballeros” e di chi ha il potere che, attraverso la scuola, dalla scuola pretende futuri ignoranti ai quali, facilmente, si potrebbe strappare il formale, democratico consenso alla sue autocratiche decisioni. Dal momento che le classi popolari, da non cristianamente perdonare, ché non sanno ciò che fanno e si fanno, pretendono la carta straccia, con la quale il massimo che potranno sperare per i loro figli è un colpo di mortaio nei luoghi, dove l’esercito italiano posiziona i volontari, da esse germinati, per, vanamente, inutilmente, portare la pace, la democrazia con l’uso delle armi, chiudiamo tutte le scuole e destiniamo i pur pochi euro, che la canea dei chigiani inquilini ad esse destina, per passarli su altri capitoli dell’erario statale. Per Parafrasare  Giorgio Faggin, la Scuola non blandisce i suoi Discepoli, come il Poeta non blandisce i suoi Lettori; Compito della Scuola e del Poeta è Porre i suoi Discepoli la Prima, i suoi Lettori il Secondo “davanti a tutto ciò che mette in fuga la maggioranza”; una Buona Scuola, come una Buona Poesia, “deve, tra l’altro, irritare, mordere, come un acido, come un cane” il potere e i suoi schiavi, ché più non possa ciò che vuole il primo, per Dare la Sveglia ai secondi in uno stato di disperante imbecillità.

 

“ Lui con gli occhiali da sole sempre sul volto, per sembrare più figo; lei con mille passioni, che si esaurivano sempre in poche settimane, sempre pronta a farsi fotografare per essere “fashion blogger.” Insomma, Miei cari 25 Lettori, le parolette brevi che avete, testé, lette, composte dagli amici di due ventenni, deceduti in un uno dei tanti ineludibili incidenti stradali del sabato sera, dopo una serata, trascorsa, non  a bere acqua ”sangemini” e tra fumi, non certo utili per decongestionare i nasali antri, è un’”apologia”,, ,cioè, un elogio funebre di chi è, ormai, il “Nulla” dei Filosofi Materialisti  o è in qualche luogo del cielo, perché i, forse, sconsiderati autori di essa/o ritengono che l’altrettanta sconsiderata esistenza dei fu amicali soggetti elogiati sia stata, sia il migliore dei vissuti possibili nel tempo presente, da loro condiviso o è una “una palinodia”, cioè, una sorta di Ritrattazione, Smentita, Presa di Distanza dal quel vissuto, Espressa, Dettata  da Parole Originate da una Coscienza, finalmente, ad essi Comunicante il Vero? Impressionante,  in ciò che nell’ ”incipit” di questa  Mia Nota ho Trascritto, è la iteratività dell’avverbio ”sempre”, cioè i due giovani, prematuramente deceduti, non per una inesorabile malattia, non per un evento naturale (un fulmine, improvvisamente, scaricatosi sui loro passi), ma perché la loro vita e la loro morte, non poteva, non doveva non essere la vita e la morte di milioni di giovani morti del nostro tempo;  perché essi erano così, atrocemente, coinvolti nei  massificanti disvalori della “telecrazia, della socialcrazia”, sì da incarnarli, per sempre, senza possibilità di espellerli da sé, non avendo, tra l’altro, gli Strumenti Culturali per Risorgere dall’inferno dei quei disvalori e Rivedere le stelle e Contemplarne la Bellezza. Non a caso, pare fossero due dei tanti non studenti di un attuale liceo classico italiettino!

 

M’è capitata tra le mani una pagina di un quotidiano del 6-1-2019, in cui Leggo che il vicesindaco di trieste e l’assessore alla sicurezza di monfalcone avrebbero nei confronti di un barbone  prodotto un gesto, a dire poco antipatico, e intonato una filastrocca odiosa. A caldo, “statim”, ho Provato la struggente vergogna di essere il contemporaneo di siffatti due poveracci, poi,  non MI sono Consolato alla Constatazione sofferta che, purtroppo, il pianeta “Terra” è frequentato da milioni di ”poveracci in spirito e in cultura”, si fa per dire, Sperando, tanto per addolcire i deliberati della non gradita constatazione, che il nazareno o gli estensori dei vangeli non si riferissero ad essi, nell’eleggere i ”poveri in spirito” a destinatari privilegiati del paradiso. Pensino i miei 25 Lettori ai milioni di “poveracci”, che hanno eletto “trump” alla presidenza degli “states” e ai poveracci che in austria e in ungheria hanno votato tipacci ai vertici delle loro comunità(???), simil salvini e la le pen. Pensino ai ”poveracci” meridionali: campani, calabresi, pugliesi, siciliani che, ad onta degli insulti del primo salvini, si preparano ad incorniciarlo alle prossime elezioni europee, nonostante il sempre “nullafacente”, rimossi dalla linguaccia sua, non dal suo cranio vuoto, gli antichi insulti, stia progettando di riciclarli in un politicume ”pro domo sua” in prima battuta e  “pro” tutto il nord, in seconda battuta, dell’italietta, se, come egli, purtroppo,  è certo e i sondaggi asseverano, i poveri idioti meridionali gli permetteranno, con il loro voto, da inconsapevoli analfabeti, di digitare, da solo, nella nenniana”stanza dei bottoni” chigiana ”contra domum nostra”.

Pietro Aretino, già detto Avena Gaetano

 

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