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Minima moralia (Meditazioni sulla Vita Offesa. T. Adorno) (101)

Il silenzio è l’inesistenza di Dio, pregato e cantato dall’uomo, o il Rifiuto dell’Essere, dell’Esistenza, di Tutto Ciò che Vive, della Storia di farSi Verbo

 

Le classi in ascesa, che nella Storia hanno, tra l’altro, violentemente, sostituito le classi, Direi, per Semplificare, in discesa, decadenza politica, economica, culturale, hanno fatto peggio, criminalmente, peggio, nella Storia di quelle che hanno sostituito. Il mio indignato Pensiero non Può non RiferirSi alla borghesia francese e a quella europea che, con modalità, assolutamente, scellerate, spazzarono via l’aristocrazia e l’ “ancien regime” in tutta l’europa. L’avarizia di questa classe, che diede forma, istituzionalizzò il colonialismo e, poi, la variante del neocolonialismo; che, dopo aver lastricato con le sue rivoluzioni politiche, in francia e in russia, le zolle francesi,  russe, e non solo,  di cadaveri, s’inventò le rivoluzioni industriali, cioè, il razionale, disumano sfruttamento del mondo del lavoro, il cui compimento, nel tempo che è nostro, è stata  la globalizzazione, cioè, l’intensificazione degli scambi economico – commerciali, degli investimenti; quindi, la sempre più significativa interdipendenza economica e politica tra le nazioni. Ma se nel mondo vi sono nazioni centrali, militarmente, attrezzate, di conseguenza capaci di far valere con le armi, le più sofisticate, i loro interessi economici, poi, politici, sulle nazioni periferiche, da sempre, povere in canna, da tutti i punti di vista; da sempre, suddite, tragicamente, impegnate a fare i conti con la forza militare, con le arroganti pretese di potenti stranieri sul loro territorio, come l’italietta, è evidente, che esse o essa hanno subito, subiscono, subiranno la globalizzazione, ne saranno oggetti, non soggetti.  Così, la povertà nei secoli, se non nei millenni, dov’era, resta, e così la ricchezza dei pochi ladroni, sempre più diffusa, tali le metastasi delle/ nelle varie forme di cancro. “Tamen”, la ricchezza e la povertà non sono categorie, forme  storiche,”a priori”, come lo “spazio e il tempo” in Kant,  sono il risultato di irrazionali processi storici, messi in atto dagli uomini, sì che pochi di essi si sono trovati padroni di tutto e una sterminata massa di essi si sono trovati padroni, neanche, del loro corpo. In ogni caso, se l’essere padroni ha insegnato, a chi  nella Storia s’è trovato nella condizione di esserlo, a raffinare le tecniche, per rendere eterno il rapporto “servo – padrone”, non, invece, l’essere servi ha insegnato, a chi nella Storia s’è trovato nella condizione di esserlo, a Superare, Recuperando le Facoltà Razionali, Propedeutiche a Comportamenti Etici, Resi, finalmente, Esecutivi in tutti i Rapporti Interpersonali, la conflittualità tra il padrone avaro e il servo, succubo dell’avarizia del padrone e a lottare non per essere padrone, ma perché ciascun Uomo fosse, sia Padrone della sua Vita e, in solido con tutti gli Uomini, padrone della“Terra” e del suo cielo e del suo mare. Spartaco, ad esempio, con i suoi compagni, non lottava per l’abolizione della schiavitù, ma per rendere schiavi i suoi antichi padroni e, magari, comportarsi, irrazionalmente, immoralmente, peggio di loro. Non è l’essere di ciascun e di tutti che fa la Coscienza (Consapevolezza) di ciascun  e di tutti, ma è la cattiva, irrazionale incoscienza (inconsapevolezza) di ciascuno e di tutti che fa l’essere di ciascuno e di tutti, altrettanto invivibile, immorale,  irrazionale. Ahimè, noi italiettini, noi italiettini meridionali, specialmente, siamo stati un popolo di affamati migranti in tutto il mondo, ma, oggi, non c’è al mondo un popolo più, stoltamente, razzista, come lo siamo noi,  italettini meridionali, specialmente. Ci siamo dimenticati che, quando, dopo la seconda guerra mondiale, i nostri nonni, inaugurarono, si fa per dire, la transumanza interna, a milano, torino, insomma nel triangolo industriale, faticarono a trovare un alloggio, ché, ovunque, erano diffusi cartelli su cui era ben visibile: ”Non si affitta ai meridionali”. I meridionali di terza o quarta  generazione, dimenticando le umiliazioni sofferte dai  loro trisnonni, costituiscono, oggi, lo zoccolo duro della ”lega bossiana e salviniana”, sono loro e non altri, ché il torinese o il milanese purosangue, si fa per dire, bisognerebbe cercarlo con il lanternino, che si farebbero i carnefici di una umanità, costretta, profondamente, depauperata, ad abbandonare ogni cosa diletta, più caramente, in quanto, sulla terra, ove nacque, ricca di materie prime, si riversarono gli sconsiderati appetiti dei colonialisti. Il cerchio si chiude: il proletario, imborghesito, temendo, forse, che l’emigrante, con pregiudizio, da lui considerato brutto, sporco  cattivo, possa mettere in discussione la parvenza di benessere, che gli è stata concessa, si rifiuta di solidarizzare con coloro che sono nella medesima condizione sociale, economica, che appartenne ai suoi avi, diventando, per conto e in nome del grosso borghese, che gli offre le briciole del suo quotidiano pasto luculliano, più “homo lupus fratri” del suo padrone. Ecco l’ incoscienza dell’ inconsapevole, dell’ignorante che si fa guida al/del suo essere razzista, nazista, fascista. E’ l’uomo responsabile di tutto il male del mondo, di esso siamo tutti complici: carnefici e vittime che, non di rado, diventano, a loro volta, carnefici. Vorrei ricordare i misfatti degli ebrei di israele nei confronti dei palestinesi e, da remoto, i fatti di bronte nel 1860 in sicilia , Raccontati nella Novella” Libertà da Giovanni Verga, che videro i braccianti, gli schiavi dei “galantuomini”, degli agrari siciliani, avventarsi con ferocia sanguinaria inaudita contro i loro padroni, le loro case, le loro famiglie, alla fine, puniti con uguale implacabile ferocia, da garibaldi, che con la spedizione dei mille si trovava in sicilia, elevato alla dittatura in quella regione da quei braccianti, da quei picciotti, che aspettavano da lui un po’ di giustizia in quelle campagne dove dominava largo, impietoso lo sfruttamento di essi. Sicché i fatti di bronte dimostrano, senza fallo alcuno, che il risorgimento italiettino fu malaffare dei borghesi, senza alcun riscatto delle plebi, soprattutto meridionali, ampiamente, martoriate dalle mafie dei baroni e compagni.   Il mio non è qualunquismo, ma “meditazione”, appunto, sull’essere, sulla esistenza dell’uomo e degli altri viventi sulla “Terra”, che ciascuno di noi ha offeso e continua ad offendere. Diceva Pirandello che i fatti sarebbero vuoti contenitori, se noi non li riempissimo dei nostri sentimenti, della nostra Buona Coscienza, Consapevolezza o, purtroppo, della nostra  incoscienza, inconsapevolezza, ignoranza.

 

Un Adolescente, molto, Sentimentalmente, Spiritualmente, Culturalmente, Maturo alla madre, che Gli chiedeva, perché fosse così, Accoratamente, Assorto nella Contemplazione di una rosa, Rispose che Egli stava Pensando, Meditando sulla Possibilità di Raccogliere non il fiore, ma la sua vita, il suo profumo, la sua bellezza. “La rosa, Egli Aggiunse, è un essere vivente, non si può,  non si deve ucciderla, recidendola dalle sue radici; bisogna lasciarla vivere e, permetterle di morire, quando eventi esterni o a lei interni  decideranno della sua sorte, come, in astratto, è dato agli uomini”. Quanta cattiveria l’uomo ha usato nei confronti di Tutto Ciò che Vive in Natura: per dimidiare la furia, la rabbia di un dio o di dei, tra l’altro, fatti a sua somiglianza, ha sacrificato Bambini, in seguito, sostituiti da inermi, teneri agnellini; per abbellirne le are, ha usato, e, quindi, ucciso, infinite varietà di fiori e, così, ha fatto in tutte le occasioni fauste o nefaste dei suoi percorsi esistenziali e sociali. Quanti fili d’erba, al vento ondeggianti con vispa, ritmica eleganza, sono stati recisi dal bestiame ai pascoli? Il Ragazzino Si Chiedeva, perché a un filo d’erba debba essergli permesso di vivere, finché non lo bruchino pecore, capre, cavalli? Perché esistono esseri viventi, come leoni, tigri, squali, coccodrilli, etc., etc., etc. che, per sopravvivere, debbano essere costretti ad uccidere altri esseri viventi? Perché  l’equilibrio naturale si basa sulla sopraffazione del più forte, del più, fisicamente, attrezzato sul più debole o sul meno attrezzato a difendersi dalle mene del più attrezzato? Perché la Natura permette la nascita di esseri viventi, come le formiche, i ragni, le zanzare etc., etc. (di cui si cibano altri esseri viventi), che l’uomo non tollera, assolutamente, sì che organizza con  pesticidi la bonifica dei territori, da essi invasi? La risposta più facile, la più, politicamente, corretta, ma non sostenibile dal Punto di Vista Etico, è che tutto ciò che vive sulla ”Terra” risponde all’esigenza della Natura di organizzare un equilibrio, sì che tutti gli ”animalia” servono, sono utili, ma non devono svilupparsi oltre le necessità, i bisogni di Essa o di esso. Se l’oltre avviene, l’uomo s’incarica di fermarne lo sviluppo o, addirittura,  altri animali, cibandosi del ”surplus” di essi. A questo punto al Ragazzino Sovviene in Mente un’ Ulteriore Domanda: “Se alla Natura, per costituire l’equilibrio in tutto il pianeta e tra tutti gli esseri viventi,  urge la violenza dell’ ”animal” contro l’altro “animal”, spinto dall’istinto  di sopravvivenza, non avendo altra guida per conservarsi e per perpetuare la sua specie, come mai, l’uomo che, da millenni e millenni, ha Sviluppato la Razionalità, ha Raffinato la sua Sensibilità, sì da Trasformare un’alba nella Bellezza dell’Arte, della Poesia, della Musica, non ha, ancora, per avarizia, Realizzato la Giustizia in “Terra”, pur avendoNe Elaborato il Concetto, e uccide il suo Fratello, non per sopravvivere, come gli altri ”animalia”, sebbene per mera avarizia, cioè, per possedere con la rapina, sempre, di più?”. Ahimé, Mirabili Eccezioni gli Uomini, che dalla rivoluzione agricola (grazie alla quale, si fa per dire, essi decisero, da nomadi, di farsi stanziali su una determinata zolla, tanto che, permanendo, stabilmente, su di essa, per usucapione, diremmo oggi, trasformarono il possesso di essa nella proprietà di essa e dei frutti, che da essa traeva) fino ad oggi, hanno Fatto, Fanno Tesoro della Ragione e hanno Musicalizzato, Musicalizzano le Parole, Sì da RenderLe Canto o Verità Cantata e Resa Bellezza. “Tamen”, ad eccezione dei loro simili, pur avendo Intuito o, essendosi, avvicinati alla Verità, essendo Riusciti a ToccarNe il Lembo, erano, sono Consapevoli: di essere nati, cresciuti, nella caverna, facendo i conti con la  ”sociologia dei dannati”; che sarebbe stato, sarebbe Possibile Essere Accarezzati dalla Verità, ”Vivere secundum Veritatem” Fuori, Oltre dagli inganni della caverna. Ma non c’Era, non C’E’ un Fuori, un Oltre, se non nella Morte! Cosa dice l’adagio riguardo alle eccezioni? Che esse confermano la regola, cioè, anche gli uomini eccezionali erano, sono uomini disponibili a tutte le infamie, di cui furono capaci, sono capaci tutti i cavernicoli, da remoto ad oggi.  Gli Uomini Eccezionali Erano, Sono solo nelle Loro Esemplari Azioni, nelle Loro Opere Divine; Erano, Sono la Domenica dell’Essere Umano; nelle ferialità di Esso erano e sono deludenti, a dir poco,, assolutamente, come tutti i loro simili. Fuori dalle Loro Azioni Esemplari, dalle Loro Opere le Loro Voci di Veggenti morivano, muoiono, come la primavera. Ahimè,  la venerabilità della rosa, se riusciva a fare Navigare il Ragazzino tra Dubbi, a sussurrarNe in Lui il Desiderio, non  era, comunque, in grado di fornirgli  risposte ad essi, ché, per Parafrasare H.D. Thoreau, una delle cose affascinanti dei fiori è il loro meraviglioso riserbo.

Pietro Aretino

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